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La storia del museo naturalistico del Giotto Ulivi

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Il professor Luigi Cenerelli nel museo naturalistico del Giotto Ulivi

BORGO SAN LORENZO – Nuove proposte e laboratori, destinati alle scuole del territorio, da parte del museo naturalistico dell’Istituto “Giotto Ulivi” di Borgo San Lorenzo, intitolato ad “Adriana Castrignanò Bich”. Da Dicembre, infatti, il museo riaprirà alle classi, offrendo lezioni di etologia, zoologia, botanica ed ecologia.

Panoramica del museo

Quest’anno, anche questa è una novità, le classi saranno accompagnate dagli specialisti di Scienze naturali dell’associazione “Amici dei Musei Fiorentini Didattica”. Le visite spazieranno su varie tematiche: dai boschi del Mugello, con cenni di etologia e biologia del lupo, al riconoscimento e classificazione degli uccelli, al confronto tra gli ecosistemi che si trovano vicino a noi. Mentre i laboratori permetteranno di svolgere varie attività: costruire una mangiatoia per piccoli uccelli, studiare tracce e fare calchi di impronte di mammiferi, installare una fototrappola in giardino, fare birdwatching lungo la Sieve.

Una delle vetrine

Quella del museo del Giotto Ulivi è comunque una storia appassionante, che vale la pena raccontare. La ricostruisce il professor Luigi Cenerelli, responsabile del museo da diversi anni. Quando è nato il museo e come si è sviluppato negli anni? “E’ stato costituito il 25 ottobre 1985 e porta il nome della preside Adriana Castrignanò Bich, a ricordo del suo fondamentale intervento. La sua storia è legata a doppio filo anche al professor Paolo Bassani, ora in pensione, che ha insegnato Scienze naturali nella nostra scuola per tanti anni”.

Ls teca dedicata ai volatili

Qual’è stato il contributo del professor Bassani? “E’ per sua iniziativa che è stato realizzato l’allestimento inaugurato nel 2009, a cura delle colleghe Carlà Campa e Turco. Il nucleo iniziale del museo proviene dalle raccolte che il professor Bassani faceva di persona o con i suoi alunni. Come nel caso delle borre, che sono lo scarto della digestione dei rapaci, contenenti pelo e ossa delle prede. Il professor Bassani raccoglieva le borre e ne esaminava il contenuto, in questo modo riusciva a studiare la dieta di questi uccelli e a sapere quali specie, soprattutto topi, fossero presenti nell’area di studio. Poi la collezione si è ampliata, con animali di taglia maggiore, la cui preparazione era curata, come ancora adesso, da Giorgio Bani, grande esperto di tassidermia, attivo a Vicchio. E’ lui che, negli anni, ha preparato tutti gli animali del museo, provenienti da sequestri per bracconaggio o deceduti per cause naturali o incidenti. Nessuno degli animali esposti nel nostro museo è stato ucciso per essere messo in vetrina”.

Ancora volatili

Quali novità sono in vista per il museo? “Si aggiungeranno nei prossimi mesi alla collezione esposta tre vetrine, l’anno scorso la Città metropolitana di Firenze ci ha donato oltre 70 esemplari, tra mammiferi e uccelli. Si tratta di animali che potranno anche essere manipolati dagli studenti. Trattandosi per lo più di specie che già abbiamo, li potremo tirare fuori dalle vetrine e far toccare agli studenti con la dovuta attenzione: questa attività è pensata in particolare per i bambini della primaria”.

Una panoramica

Ci saranno nuove visite guidate? “Il professor Bassani per tantissimi anni e fino ad un paio di anni fa ha tenuto gli incontri con le classi al museo. Lo scorso anno ci ha aiutato con le classi una nostra ex studentessa, Sara Parigi, che sta proseguendo gli studi di Biologia fuori Firenze. Nei mesi scorsi abbiamo preso contatto con l’associazione “Amici dei Musei Fiorentini Didattica”. I loro esperti, biologi e naturalisti, inizieranno dai primi di dicembre, a tenere le lezioni e i laboratori al museo. La nostra scuola ha fatto una convenzione con l’associazione, gli esperti verranno il mercoledì e il venerdì. Per partecipare basterà prenotarsi e versare un piccolo contributo, pochi euro per alunno. Abbiamo preparato una locandina che sarà inviata in questi giorni a tutte le scuole della zona”.

Sulla destra in secondo piano, la lupa trovata a Vicchio

Il museo sta preparando anche un’altra sorpresa, giusto? “Sì, circa tre anni fa è arrivata qui al museo una lupa investita a Vicchio. Giorgio Bani ha preparato l’animale in pelle, ora esposto nel diorama, ed ha assemblato lo scheletro su un supporto di legno. Potremo quindi far vedere alle classi la lupa ed il suo scheletro”.

Lo scheletro della lupa trovata a Vicchio

Questa della lupa sembra proprio essere una bella storia. Ce ne può parlare? “Il 28 ottobre 2020, il dottor Duccio Berzi, noto studioso di lupi, ci ha segnalato il rinvenimento di una lupa, di circa un anno e mezzo, investita da un’auto nei pressi di Vicchio. Vista l’importanza del ritrovamento e l’ottimo stato di conservazione dell’esemplare, il Dipartimento di Scienze naturali ha chiesto alla dirigenza della scuola l’acquisizione della lupa per il nostro museo naturalistico. Il signor Giorgio Bani, ha provveduto a preparare la lupa, consegnando il tutto alla scuola il giorno 18 dicembre 2020. L’acquisizione di questo esemplare ha indubbiamente un notevole valore scientifico, in quanto permette di aumentare le conoscenze relative alla biologia del lupo. Si tratta di un animale che proviene dai dintorni della scuola e che ha permesso di formare una coppia di lupi all’interno del diorama del museo, rendendo inoltre possibile l’osservazione diretta dell’intero scheletro nel laboratorio di Biologia”. 
Per informazioni scrivere a [email protected]

Nicola Di Renzone
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 dicembre 2023

IIS Giotto Ulivi Luigi Cenerelli paolo bassani
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1 commento

  1. Silente on Dicembre 3, 2023 8:15 am

    Già.. Il professor Bassani.
    Avendo frequentato il liceo scientifico di Borgo ai tempi in cui lui “insegnava”, ricordo benissimo le spedizioni, sempre dalle parti di Villore e con il fido Marino Bambi a raccogliere la “borre” ma anche le cacche degli animali selvatici nel bosco.
    E ricordo anche le mattinate passate sul banco dell’aula di scienze a studiare il prezioso bottino contando semi, piccole ossa e quant’altro.
    Tutto molto bello, a parte un po’ di schifo a mettere le mani in quella roba.
    Il problema era che non si faceva altro.
    E infatti quando la mia classe arrivò all’esame di stato non avendo mai fatto altro (svolgere il programma per carità), facemmo tutti una prova penosa.
    E quindi ancora adesso, dopo tanti anni, quando vedo i preziosi “diorama” o diorami, non saprei, mi tornano in mente la inettitudine, la ignoranza e la impreparazione che sono costati.
    Per quel che riguarda la mia classe cinque anni buttati via.
    Già.. Altra utilissima attività era contare le foglie cadute in una certa superficie del bosco.
    Mah.. Poveri noi.

    Reply
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