
MUGELLO – In seguito al successo riscontrato dal filmato “Le voci di ieri … che a volte ritornano” di Felice Bifulco, già proiettato a Borgo San Lorenzo e a Luco, abbiamo voluto saperne di più dall’autore e vi proponiamo perciò un’intervista che ha curato Andrea Banchi, anche in previsione di altre proiezioni mugellane. Come quella che si tiene sabato 25 aprile, alle ore 21, al teatro Corsini di Barberino di Mugello.
Vuoi presentarti brevemente ai lettori del Filo?
“Ho fatto il sindacalista per quasi tutta la vita, anche se da diversi anni sono in pensione, continuo a farlo. Non mi sento di dire che sono un ex, sono un sindacalista. Ora lo sono in una maniera diversa. Cerco di far riflettere le persone, per esempio sul passato per migliorare il presente”
Come mai hai prodotto questo bel filmato, e di cosa parla?
“Ho iniziato molti anni fa a cercare voci del passato, le ho “resuscitate” perché parlassero ancora, ho capito che avevano ancora qualcosa da dirci. Ho trovato centinaia di cassette e bobine che ho digitalizzato per poterle ascoltare. Per quelle che riguardano l’ultimo filmato che ho fatto, devo ringraziare soprattutto alcune donne, Maria Verni, Maria Teresa Pieri, Elisabetta Banchi, Anna Guidarelli, che hanno avuto la forza e la tenacia di conservare il materiale per diversi decenni. Altrimenti, come spesso accade, destinato ad essere distrutto. Ora quelle voci possono vivere di nuovo per chissà quanti anni ancora”


Perché hai scelto di porre al centro della tua attenzione due donne, Anna e Amabile?
“Anna e Amabile, due donne profondamente diverse, una di origine borghese, l’altra contadina che all’improvviso devono fare i conti con la guerra. Due persone normali che raccontano come hanno affrontato e vissuto quei momenti terribili. Mi hanno colpito soprattutto il tormento di Anna di fronte all’improvvisa perdita di quasi tutta la sua famiglia, la difficile rielaborazione del lutto e la forza poi di ritornare a vivere. Mi vengono in mente le parole di Natalia Ginzburg: ‘Le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per poi tornare a galla. Credo che questi pozzi siano la forza delle donne. Ogni volta che cadiamo nel pozzo noi scendiamo alle più profonde radici del nostro essere umano’.
Amabile invece ricordando la guerra ne evidenzia anche aspetti in parte buffi, senza dimenticare però i rischi vissuti insieme ai suoi familiari. Le parole di Anna e Amabile sono semplici, non banali, che però mordono l’anima. Parole intime che esprimono stati d’animo, sentimenti, cioè cultura”
Per combinazione mi sono trovato con mamma e suocera che tu metti al centro del ricordo relativo agli anni terribili della guerra. Ho sentito di nuovo le loro voci anziane, le inflessioni, le pause che punteggiano i discorsi con cui raccontano momenti forti .. per me è stata una bella emozione!
Dei partigiani di cui hai parlato hai messo in luce caratteristiche personali e sentimenti, piuttosto che le azioni di guerriglia contro i nazifascisti …
“Le voci dei tre partigiani raccontano le loro esperienze, nello stesso tempo svelano la loro umanità. Penso ad Alessandro Pieri che a sette anni dovette abbandonare il suo paese che definisce il suo ‘paradiso’; a Lazio Cosseri che al convegno sulla Resistenza del 1985 a Borgo San Lorenzo interviene, perde la calma, appare poco chiaro e stronca la mania della celebrazione fine a sé stessa. Penso a Beppe Maggi che descrive con precisione gli aspetti umani dei diversi partigiani con cui ha vissuto i momenti più importanti della lotta partigiana”

Hai scelto di ricordare il passaggio della guerra in Mugello, avvenuto più di 80 anni fa, riferendoti non a storici ma a persone comuni, a chi vuoi comunicare questo racconto, e perché?
“Il video per me è anche un modo per donare alla comunità di Borgo San Lorenzo e del Mugello, un sogno. Un sogno che ho anch’io di rincontrare attraverso la voce i propri cari. Spero che per qualcuno questo sogno si sia avverato. Questo lavoro ha dato voce a persone non famose, che non hanno portato a casa nessuna medaglia. Sono persone normali che nella vita hanno fatto tanto per sé e per il prossimo, ma nessuno lo sa. Solo quando ascolti un’intervista o arranchi dentro a un faldone di documenti, ti accorgi che quelle persone sono state dei “costruttori”. Hanno contribuito a creare un mondo nuovo, una società diversa e più giusta. Lazio e Alessandro sono morti come sono nati, senza niente, uno facendo il muratore, l’altro il falegname. Uomini di cui solo ora conosciamo anche le capacità poetiche e letterarie che però non sono mai state divulgate, fatte conoscere. Speriamo che in futuro Lazio e Alessandro possano essere considerati anche poeti e scrittori”.
intervista di Andrea Banchi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 aprile 2026

