MUGELLO – In questa quinta parte sull’argomento “Che cosa è un fungo” si parlerà delle endomicorrize instaurate tra alcune specie fungine e le Orchidee selvatiche. Simbiosi curiose e particolari ma soprattutto assolutamente indispensabili per permetterci di ammirare queste affascinanti piante.

Nel primo caso si tratta soprattutto delle cosiddette endomicorrize arbuscolari che coinvolgono la quasi totalità delle piante erbacee; la loro funzione biologica è sostanzialmente identica a quella delle ectomicorrize viste precedentemente: instaurare una simbiosi mutualistica che reca vantaggio reciproco ad entrambi i simbionti (piante erbacee e funghi); così come ha la stessa enorme importanza dal punto di vista ecologico. Fossili di particolari endomicorrize arbuscolari permettono di datare la loro comparsa almeno a 400 milioni di anni fa.
Qui però si darà spazio a quelle endomicorrize che riguardano le Orchidaceae nostrali (si tratterà solo delle Orchidee selvatiche, non di quelle da appartamento che si possono acquistare dal fioraio). Perché è solo grazie alla presenza di diverse specie di funghi che possiamo contemplare e ammirare queste veri e propri capolavori, meraviglia della Botanica.
Questi interrogativi, irrisolti fino agli albori del XX secolo, si riassumono come segue.
#) Perché, pur seminando con tutte le attenzioni possibili una gran quantità di semi di Orchidee, era rarissimo o impossibile vederle nascere nel tipico “giardino davanti a casa”?
Riserva di nutrienti che, invece, abbonda nei semi “normali” di altri vegetali e che è indispensabile (e sufficiente) per sostenere le prime fasi della germinazione; a tal proposito basta ricordare i tipici esperimenti che più o meno tutti abbiamo fatto da bambini mettendo un singolo fagiolo in un bicchiere con un po’ di cotone idrofilo inumidito con della semplice acqua: nella maggior parte dei casi dopo alcuni giorni si vedeva spuntare un abbozzo di piccole radici con tanto di piantina. Ecco: con le Orchidee un esperimento del genere è sempre destinato al più totale fallimento. Ma allora, in Natura, come fanno a nascere le nuove piante di Orchidea? Tanto più che le Orchidaceae rappresentano una delle famiglie botaniche più ricche di specie (tra le 20000 e le 25000 specie diverse) e quindi, evolutivamente parlando, ben presenti e rappresentative della vita vegetale sulla Terra. Vero è che con semi tanto minuscoli (quasi a livello di particelle polverose) e numerosi, la loro dispersione in ambiente grazie al vento è senz’altro favorita ed efficiente, ma così, senza nutrienti, come possono germinare?
Anche il celebre Charles Darwin (1809 – 1882) che tra l’altro era un grande appassionato di Orchidee, aveva più volte riflettuto su come queste piante potessero riprodursi con semi così piccoli; in una sua lettera del 1863 (destinata a Joseph Dalton Hooker, direttore dei giardini inglesi del Kew Gardens) scriveva che, pur senza qualche fatto certo su cui basarsi, era convinto che durante la germinazione i semi delle Orchidee sfruttassero le piante crittogame parassitandole.
Ottima intuizione perché assai vicina alla risposta definitiva che sarebbe arrivata una quarantina di anni dopo: i semi di Orchidea possono germinare esclusivamente grazie ad una particolare simbiosi con qualche micelio fungino presente nel terreno! Un seme di Orchidea caduto a terra (fosse pure la terra più incontaminata possibile), se non riesce a “mettersi in contatto” con opportune specie di funghi è destinato a seccare e a morire.
Questa sorta di micotrofia obbligata si realizza grazie alla “strana collaborazione” con il micelio di particolari basidiomiceti appartenenti alle famiglie Ceratobasidiaceae e Tulasnellaceae o di particolari ascomiceti dell’ordine Sebacinales. Si tratta di specie fungine che, indipendentemente dalla presenza delle Orchidaceae, rientrano nella categoria dei saprofiti (quelli che vivono degradando la materia organica del terreno o della lettiera per poi assimilarne i necessari nutrienti) oppure tra i blandamente parassiti che attecchiscono sulle radici di altre piante da cui “rubare” i nutrienti. (Vedere le puntate precedenti dedicate ai funghi saprofiti e ai funghi parassiti)
Il protocormo rappresenta una fase dello sviluppo che, nel Regno vegetale, è tipica delle Orchidee: all’inizio non è più embrione ma non è ancora piantina, non ha radici né tantomeno foglie e, a seconda della specie, ha una vita che può durare da qualche mese a qualche anno. Ad esempio Anacamptis morio fiorisce dopo 4-5 anni dalla germinazione; Neotinea ustulata ne impiega addirittura 13-14.
Nel frattempo nuove ife colonizzano altre cellule corticali del protocormo, al cui interno vengono a costituirsi altri grumi di ife, altri gomitoli, in un flusso ininterrotto di “nascite e disfacimenti di gomitoli” con cui il fungo continua letteralmente a nutrire il protocormo in crescita. E cresce finché si cominciano a intravedere i primi abbozzi di foglie verdi che poi, timidamente, emergeranno dal terreno.
[Vedremo più avanti le eccezioni a quanto scritto nell’ultimo discorso]
Da questo momento il micelio continuerà ad endomicorrizare le brevi radichette o rizine (solitamente ai bulbo-tuberi non gli sarà concesso di avvicinarsi perché l’Orchidea da ora in poi li proteggerà con l’emissione di efficaci enzimi anti-parassitari) e da lì potrà “reclamare” una buona parte di nutrienti che ora l’Orchidea, con la fotosintesi, può produrre autonomamente.
Infatti l’Orchidea, a maturazione avvenuta, avrà rivolto gran parte delle sue energie alla creazione degli apparati ipogei (i suddetti bulbo-tuberi o dei grossi rizomi) in cui immagazzinare le sostanze nutritive che stagionalmente produrrà grazie alla fotosintesi, senza “preoccuparsi” di creare un impianto radicale diffuso ed efficiente. E questo impianto molte specie di Orchidee lo “chiederanno in prestito” al micelio. Il quale metterà a disposizione il proprio esteso reticolo ramificato di ife, grazie al quale e alla propria “innata” propensione ad esplorare sempre più vaste zone nel terreno circostante, esso assorbirà sali minerali, fosforo, azoto che poi, in parte, cederà all’Orchidea. L’organismo fungino, come già detto, riceverà in cambio una buona dose di carbonio di origine fotosintetica.
Insomma una sorta di lieto fine che, dopo questa serie di “avventure sotterranee”, permette di affermare che: “e vissero tutti felici e contenti”.
No! Troppo bello, troppo romantico e troppo… cerebrale.
Qui non si tratta di un cervello di tipo umano (o comunque animale) che è in grado di “memorizzare” un favore ricevuto e perciò restituirlo in qualche modo, a posteriori, in segno di riconoscenza. Qui il concetto di intelligenza (qualunque significato si voglia dare a tale termine) poggia su altri percorsi (qua e là, nelle precedenti due puntate ne abbiamo già accennato) e che dovrebbero essere indagati e interpretati da un punto di vista non antropomorfico: cosa complicata non potendosi immedesimare, per evidenti motivi contingenti, né in un fungo né in una Orchidea.
Partire, per esempio, da un punto di vista oggettivamente chimico permette di comprendere meglio come si concatenano le varie fasi di questa particolare simbiosi, anche se non può spiegare fino in fondo le “motivazioni” che sono alla base dei singoli comportamenti dei due simbionti, né capire il perché la Selezione Naturale abbia favorito questo tipo di strategia che tuttavia, evidentemente, è stata strategia vincente. Infatti, secondo gli studiosi la comparsa delle Orchidee è avvenuta tra i 70 e i 110 milioni di anni fa, durante il Cretaceo, prima ancora che i dinosauri si estinguessero; e da quel momento si sono propagate felicemente e ampiamente, non a caso differenziandosi in tantissime specie. Unico periodo di crisi individuabile nella loro diffusione è quello attuale a causa di molte attività umane incompatibili con le loro particolari ed esclusive esigenze vegetative e riproduttive.
Seme e ife emettono quindi delle molecole-segnale di origine chimica che funzionano da parole d’ordine per un possibile riconoscimento. Quando ciò che si avvicina al seme è un “fungo incompatibile” (e quindi “pericoloso”) allora il seme, pur nelle sue ridottissime dimensioni, riesce ad ispessire le proprie pareti esterne e ad emettere composti anti-parassitari in modo da inibire il contatto con le ife; se questa difesa funziona il seme è salvo ma dovrà comunque “sbrigarsi” a reperire un fungo compatibile altrimenti è destinato a morire. Se, viceversa, il riconoscimento reciproco ha successo allora il seme permette alle ife di penetrare nel proprio tegumento protettivo; penetrazione che avviene anche grazie a particolari enzimi rilasciati dalle ife e che degradano quanto basta le pareti cellulari del tegumento ma senza andare a intaccare l’embrione.
Poi si assisterà alla progressiva formazione del protocormo e alla invasione cellulare da parte dei gomitoli di ife; gomitoli che saranno assorbiti/digeriti dalla pianta. E sarà proprio nella fase protocormica che quel “dialogo chimico” di cui sopra si farà così complesso e serrato da rappresentare uno degli aspetti più affascinanti tra le simbiosi micorriziche. Una sorta di raffinata “orchestrazione” di messaggi e stimoli chimici che i due partner mettono in gioco per instaurare un delicato equilibrio tra le forze in gioco ma che, in definitiva, stabilisce che sarà soprattutto la pianta a “dirigere questa orchestra”. Lo fa grazie al preciso dosaggio con cui impiega le proprie difese anti-parassitarie: diminuendole per permettere alle ife di letteralmente invadere le proprie cellule (cioè continuando ad “invitare” il micelio a farsi avanti) ma senza abbassarle troppo per non andare incontro ad una colonizzazione patologica, incontrollata e distruttiva da parte del micelio.
Continuando in sede di metafora, tutto ciò si potrebbe paragonare non proprio a una pacifica convivenza (inizialmente ciascuno dei simbionti cercherebbe di nutrirsi dell’altro) ma alle vicende economiche riguardanti il mondo dell’imprenditoria. Il fungo (da imprenditore) fornisce il “capitale iniziale” (nutrienti e carbonio) al giovanissimo socio (seme e protocormo) che momentaneamente è “indigente” (in quanto privo di un proprio capitale di riserva); è un investimento assai rischioso ma il fungo “ci crede” perché “conosce le capacità” del giovane socio e “ha ferma fiducia che si farà strada”. E l’imprenditore “ha visto giusto” perché il giovane socio alla fine ha fatto davvero molta strada e, diventato Orchidea autotrofa, permetterà di costituire una vera società funzionante a pieno regime; società in cui ognuno si prenderà le proprie responsabilità dividendosi il successivo lavoro e facendo ciascuno ciò che meglio può fare (fungo: assimilare sali minerali, azoto, fosforo, ecc.; Orchidea: produrre composti del carbonio tramite fotosintesi); in modo da prosperare in benessere e ricchezza…
Ecco: queste ultime due specie appartengono alla categoria “prendi ora, continua a prendere dopo e senza restituire niente” perché, non potendo svolgere la fotosintesi (o potendolo fare in modo insufficiente), permangono in regime di micoeterotrofia dovendo assimilare dal fungo i nutrienti, soprattutto i soliti composti del carbonio; rimanendo pertanto dipendenti dal fungo per tutta la vita. Orchidee parassite di funghi seppure in modo discreto, altrimenti rischierebbero di uccidere la loro principale fonte di sostentamento.
E il fungo che si era così prodigamente operato per far germinare il seme? Stavolta rimane parassitato e “con un palmo di naso”? Mah… difficile dirlo. Alcuni studiosi vi individuano una nuova e strana simbiosi mutualistica di tipo “protettivo o di rifugio” quanto meno per i funghi saprofiti: in queste Orchidee aclorofilliche l’apparato vegetativo ipogeo è più sviluppato rispetto alle specie clorofilliche, non con 2 bulbo-tuberi ma con rizoidi abbondantemente muniti di radichette o rizine più lunghe e frastagliate (anche a forma di nido come suggerisce il nome specifico della Neottia nidus-avis) che costituiscono una sorta di zona protetta e circoscritta in cui il micelio simbionte può rimanere al sicuro se attaccato da qualche micelio di specie antagonista. Interpretazioni comunque non facilmente verificabili.
Ancor più interessante dal punto di vista ecologico è il caso, che non raramente si presenta, in cui il fungo simbionte di queste Orchidee aclorofilliche non è saprofita di materia organica del terreno ma è a sua volta un blando parassita di qualche albero: ecco che si viene a costituire un collegamento di tre stadi e mondi diversi. Albero – Fungo – Orchidea, con quest’ultima che, in definitiva, attraverso il fungo che fa da intermediario, riesce a “rubare” i nutrienti all’Albero!
Cambiando prospettiva, si è verificato (senza riuscire a capirne le motivazioni o i meccanismi biologici che ne sono alla base) che pure le Orchidee manifestano tutta una variegata gamma di “specificità”: da quelle specie che riescono a germinare solo in presenza di particolari funghi fino a quelle più generaliste e “democratiche”.
(5.8) Si conclude questa puntata (che dai funghi ha più che altro deviato in un altro mondo) ricordando che le Orchidee selvatiche sono piante protette da precise leggi nazionali e locali; la loro raccolta è pertanto vietata. In Mugello se ne possono trovare più o meno 45 specie diverse, oltre a particolari e bellissimi ibridi. Assolutamente da non estirpare per portarsele a casa! Inutile provare a trapiantarle in terra (anche potendo disporre dei loro bulbo-tuberi, deperiranno in poco tempo); assurdo e squallido pensare di farne un mazzettino ornamentale (destinate a marcire in pochi giorni pure se messe nel solito triste vasettino con acqua). Semplicemente belle da cercare, da vedere e, volendo, da fotografare.
Pensando poi alle straordinarie e variegate strategie “intelligenti” con cui le tante specie di Orchidee ingannano i necessari e spesso esclusivi insetti impollinatori (i cosiddetti insetti pronubi; dal latino pronubus = persona del cerimoniale delle nozze; a sua volta dal latino pro = a favore di; e dal verbo nubere = sposarsi) si arriva subito a comprendere come queste meraviglie botaniche dipendano in modo così complesso e immanente da una moltitudine di fattori.
Inquinamento del suolo e pratiche agricole inopportune possono far sparire quei particolari funghi “compatibili” e assolutamente indispensabili per le nuove germinazioni; uso indiscriminato e incontrollato di pesticidi può ridurre la popolazione di insetti pronubi; raccolta ingiustificata per (malinconici) “mazzolin di fiori”; aggiungiamoci la presenza di animali ghiotti di tuberi tra cui i tanti cinghiali introdotti molti decenni fa per scopi venatori e prolificantesi oltre misura (ben vengano i lupi a ripristinare al meglio la situazione!)…
Insomma: molte specie di Orchidee sono minacciate o a rischio di estinzione e non solo sul nostro territorio. La loro conservazione non dipende certo dal gran numero dei loro minuscoli semi ma, guarda caso, dal comportamento dell’uomo.
Bibliografia dei testi consultati
(1) A.M.I.N.T., a cura di_ Tutto Funghi – Cercarli, riconoscerli, raccoglierli_ Giunti Editore, Firenze, 2015
(2) AUTORI VARI_ Parliamo di funghi (vol. 1) ecologia, morfologia, sistematica_ Giunta della Provincia Autonoma di Trento_ 2007
(3) PAPETTI, Carlo, CONSIGLIO, Giovanni, SIMONINI, Giampaolo_ Atlante fotografico dei Funghi d’Italia (Volume 1) _ Associazione Micologica Bresadola, Trento, 2008
(4) SHELDRAKE, Merlin_ L’ordine nascosto. La vita segreta dei funghi_ Marsilio Editori, Venezia, 2020
(5) SQUARCINI, Massimo_ Orchidee del Mugello_ Studio Stampa, Firenze, 2005
(6) G.I.R.O.S., a cura di_ Orchidee d’Italia – Guida alle Orchidee spontanee, 2a ed._ Il Castello Editore, Milano, 2016
(7) SQUARCINI, Massimo, TORTOLI Fulvio, CLAUSER, Marina, DI FAZIO, Luciano, LANDI, Mario_ Fiori del Mugello – Una guida per riconoscere le specie più frequenti_ Conti Tipocolor Editore, Firenze, 2016
Per recuperare le puntate precedenti
“Pillole di funghi”: la nuova rubrica curata da Alessandro Francolini
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Il Genere Amanita
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Qualche Amanita mugellana – prima parte
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Qualche Amanita mugellana – seconda parte
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Porcini mugellani
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Funghi commestibili in Mugello – Prima parte
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Funghi commestibili in Mugello – Seconda parte
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Funghi commestibili in Mugello – Terza parte
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Funghi commestibili in Mugello – Quarta parte
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Funghi commestibili in Mugello – Quinta parte
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Che cos’è veramente l’organismo fungo? – Prima parte
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Che cos’è veramente l’organismo fungo? – Seconda parte
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Che cos’è veramente l’organismo fungo? – Terza parte
PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Che cos’è veramente l’organismo fungo? – Quarta parte
Alessandro Francolini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 Gennaio 2026
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