
BORGO SAN LORENZO – In attesa che riapra, completamente ristrutturata, villa Pecori Giraldi, pubblichiamo sullo storico edificio un ricordo-relazione scritto dall’ingegner Fausto Giovannardi, sulla prima ristrutturazione della villa, dopo il passaggio di proprietà al Comune di Borgo San Lorenzo. Un ricordo tecnico e non solo:
La villa di Rimorelli, così originariamente, perché posta vicino al fosso di Rimorelli, era la casa dei Giraldi, discendenti da un ramo degli Ubaldini, uno dei quali Giraldo di Dante Giraldi, sopraintendeva per il Comune di Firenze, nel 1351-52, all’opera di fortificazione del Borgo, per comprendere nel nuovo circuito murario, oltre Castelvecchio, la pieve e i borghi nati intorno e lungo le direttrici viarie, un’ampia zona inedificata ad est su cui, ben presto, si sarebbero elevate case e costruzioni.
La famiglia Giraldi che si era trasferita a Firenze si estinse nel 1753 con la morte di Giovanbattista di Alessandro Giraldi, la cui moglie Maria Caterina di Francesco Maria Pecori legò poi la successione alla sua famiglia, che da allora si chiamò Pecori Giraldi (dalla sua morte nel 1785).
I Pecori Giraldi furono una casata di Militari di carriera, a partire da Guglielmo Pecori Giraldi, che fu Capitano dei Cacciatori di Napoleone Bonaparte, durante la campagna di Russia (1812), il figlio Francesco che fu comandante del Battaglione degli studenti fiorentini a Curtatone e Montanara (1848), il figlio Guglielmo, Generale comandante della I° Armata durante la grande guerra (1918), nato a Borgo San Lorenzo il 18 maggio 1856 ed insignito dall’altissima carica di Maresciallo d’Italia (1926). Morì a Firenze il 15 febbraio 1941. Nel 1900 aveva sposato la contessa Camilla Sebregondi, morta giovane e si era in seguito unito in seconde nozze (1917) alla contessa Lavinia Ester Maria Morosini e da entrambe non ebbe figli. Con la scomparsa la vedova, gli eredi, sparsi in tutta Italia ed all’estero, fecero dono della Villa al comune di Borgo San Lorenzo.

L’edificio deve il proprio aspetto nel 1979 agli interventi di restauro voluti dal Maresciallo Guglielmo, fra la fine dell’800 e i primi del ‘900, come si nota nelle due immagini fotografiche scattate dall’Avv. Giuseppe Ungania, riprese dal prezioso libro di Aldo Giovannini, L’ultimo Mugello 1900-1920. (Tipografia Toccafondi, Borgo San Lorenzo, 1994)
La grande villa, che si sviluppa su due piani, presenta una bella facciata di gusto rinascimentale sormontata da una robusta torre merlata. Il vasto interno, si sviluppa intorno a due cortili quadrangolari, vede il proprio centro nella grande sala d’ingresso al piano terreno, caratterizzata dalla presenza di importanti decorazioni pittoriche costituite prevalentemente da numerosi stemmi e imprese araldiche relativi alla famiglia Pecori Giraldi ed alle altre con essa imparentate: gran parte della decorazione pittorica si deve ai vari componenti della famiglia Chini, ed iniziarono intorno alla metà dell’800 con Pietro Alessio (1800-1876), ed il giovane figlio Pio (1839-910), insieme ad Angiolino Romagnoli (1836-1890). Intorno al 1902 a Leto (1843-1910), si devono probabilmente gli stemmi di gusto neo-medievale, mentre di Galileo Chini (1873-1956) negli anni immediatamente successivi tra il 1906 e 1911, alcuni splendidi stemmi caratterizzati dall’eleganza liberty e soprattutto il grande pannello murale con San Giorgio che uccide il drago. Infine, l’intervento di Tito Chini (1898-1947), che risale agli anni successivi al terremoto del 1919, con lo zio Pietro e al cui impegno spicca a fianco alla porta che si apre sulla grande sala del camino, il dipinto che reca le date 1921-1922 e la duplice firma di Tito Chini con la grande impresa araldica di Lavinia Morosini, moglie del Maresciallo Guglielmo Pecori Giraldi.
Ma al momento della donazione al Comune di Borgo San Lorenzo, di tutto questo si conosceva molto poco.
L’edificio ed il parco con provvedimento del 17 gennaio 1951 sono stati inseriti nell’elenco dei beni tutelati dalla Legge 1 Giugno 1939, N.1089 “Tutela delle cose d’interesse Artistico o Storico”.
Lunedì 28 ottobre 1978, giovanissimo ingegnere, sono entrato a ricoprire il ruolo di Dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Borgo San Lorenzo. Ricordo ancora con piacere i volti di Andrea Boni, del Bonini, dei geom. Cerreti e Nembi, che lavoravano in quell’ufficio, sorpresi dal nuovo arrivato … un ragazzino catapultato nel mezzo di grosse iniziative: in campo urbanistico con il Piano Regolatore, i PEEP, il PIP di Sagginale e soprattutto il PPA e tanti lavori pubblici avviati e da finire: Scuola di Ronta, Pretura di Borgo, Viale della Resistenza e allargamento del Ponte delle Cale, solo per dirne alcuni.
In Comune conobbi due giovani laureandi in Architettura Mauro Rontini e Rodolfo Albisani, che frequentavano gli uffici per la loro tesi e Beppe Margheri che invece allora ci lavorava e tanti altri ( tra cui Riccardo Benvenuti) di cui sono diventato amico.
Avendo vissuto la mia giovinezza a Firenzuola ed il tempo degli studi a Firenze, Borgo per me fu una scoperta. Una scoperta che è durata più di quarant’anni.
Allora sindaco di Borgo era Bruno Panchetti e per rimanere nel tema che mi sono proposto di trattare, sotto la sua amministrazione si concretizzò la cessione al Comune di Borgo San Lorenzo della Villa di Rimorelli.

Delib CC n. 123 del 26 aprile 1979, oggetto “ Accettazione donazione della Villa Rimorelli con annesso parco di proprietà eredi Pecori Giraldi”. La famiglia si riserva la proprietà della cappellina all’interno dell’edificio e che sia posta una lapide sulla facciata principale, recante la scritta:
Questa casa che da sette secoli è sempre appartenuta alla famiglia Pecori Giraldi, è stata da questa donata al Comune di Borgo San Lorenzo a testimonianza dei legami della famiglia stessa con il paese.
Questa donazione, conseguente alla lottizzazione di tutta l’area di Riomorelli, fu al centro dell’attenzione cittadina per lungo tempo ed alla discussione pubblica, alla quale insieme a Mauro Rontini e Rodolfo Albisani, presentai una proposta dal titolo “Villa di Rimorelli – contributo ad un dibattito” che a quanto pare ebbe successo.
Uno degli ultimi atti del sindaco Bruno Panchetti fu la delibera CC n.144 del 21 aprile 1980 cui la quale si affida all’ing. Fausto Giovannardi “L’incarico professionale per la ristrutturazione della Villa Pecori Giraldi.”
La convenzione d’incarico rep. 108 del 9 sett.1980 vedeva la firma del nuovo sindaco Luciano Baggiani, che lo rimarrà per 15 anni.
La riscoperta della Villa Pecori con le opere dei Chini aprì con l’assessore Cristina Tagliaferri dell’itinerario Liberty
Tra le carte di questo primo periodo c’è questo ricordo che mi piace condividere: il 25 settembre 1981 il Prof. Mario Bini (1909-1987), scultore, insegnante di storia dell’arte, falegname, Ispettore onorario della Sovraintendenza, scrive una lettera al Sovrintendente a Palazzo Pitti, dove premesso che lui, l’assessore Cristina Tagliaferri ed il progettista ing. Fausto Giovannardi con i suoi collaboratori, hanno aspettato per un sopralluogo il 18 u.s. senza che nessuno si sia presentato, avvisa che telefonerà per concordare un incontro. Incontro che ci sarà il 15 novembre e che risulta proficuo giungendo alla conclusione di operare un primo intervento sul tetto con finanziamento o della Sovrintendenza o della Regione Toscana.

La Villa aveva infatti il bisogno urgente di una manutenzione del tetto e dei controsoffitti, per le abbondati infiltrazioni della pioggia. Da tempo abbandonata, era inoltre passata attraverso la guerra e probabilmente occupata dai tedeschi e poi dagli alleati, come testimoniato da numerose scritte sui muri delle stanze della parte sul retro.
Nel corso degli anni che hanno preceduto la stesura del progetto definitivo, furono eseguiti alcuni interventi di manutenzione straordinaria alle facciate esterne e sulla copertura per fermare o limitare (visto i pochi soldi) la presenza di numerose e consistenti infiltrazioni d’acqua piovana.
Numerosi furono i progetti preliminari fatti ed approvati al fine di ottenere finanziamenti.
Delib. 321 del 5 ottobre 1984
“Approvazione progetto di massima per il restauro ed il riuso della Villa Pecori Giraldi e richiesta finanziamento” (1.000.000.000£)
Delib. 657 del 14 ottobre 1987
LR n.13/84 – P.R.P. 1987/88 Approvazione preliminare di progetto “Turismo congressuale a Villa Pecori Giraldi”
Il “Progetto esecutivo dei lavori per il restauro e la riutilizzazione funzionale della Villa Pecori Giraldi” fu approvato con deliberazione consiliare n. 471 del 09.11.1988.
Da qui si può ricostruire la storia, senza correre i rischi legati ai ricordi, riportando il contenuto delle relazioni progettuali.
L’edificio di circa 1500 mq di superficie coperta (compreso le corti), si sviluppa su due piani oltre ad un interrato, ed è articolato attorno a due corti interne di diverse dimensioni. La facciata principale, cinquecentesca, è sormontata da una tozza torre merlata, frutto della ricostruzione ottocentesca sui resti di un’antica torre medioevale.
La parte anteriore, che costituisce il corpo più antico della Villa, mostra le caratteristiche di funzioni signorili e vi si trovano affreschi e decorazioni floreali realizzate dal famoso artista borghigiano del periodo liberty Galileo Chini, all’inizio del secolo, come pure due caminetti in ceramica policroma; interessante è la scala elicoidale per l’accesso al piano superiore.
La parte retrostante, settecentesca che si sviluppa attorno all’ampia corte su cui si apre un pregevole porticato a colonne con i caratteristici archi ribassati, era utilizzata per la servitù ed i servizi: cucina, tinaia, legnaia e magazzino al piano terreno ed alloggi al piano primo.
Il piano interrato, a cui si può accedere anche dall’esterno, occupa circa metà della superficie coperta ed era utilizzata come cantina.
Sul lato ad Est, in posizione mediana al fronte trovasi la cappellina sepolcrale dei Pecori Giraldi rimasta di proprietà della famiglia.

La villa è circondata da un ampio parco di piante secolari
La discussione che da tempo si era aperta sull’utilizzo pubblico della Villa ha portato alla stesura del progetto complessivo, approvato nel 1988, che prevede l’utilizzo comunale della parte anteriore per attività culturali varie (esposizioni, museo, archivio storico comunale, scuola di musica, attività corsuali e di laboratorio, etc.), mentre il retro sarà utilizzato per la realizzazione di un centro di servizi congressuali e paracongressuali di ambito provinciale e regionale.
In breve, la proposta progettuale complessiva prevede i seguenti due settori funzionali:
– un Centro Culturale Comunale, con alcune funzioni di carattere comprensoriale;
– un Centro di turismo congressuale, cioè funzioni di uso pubblico di prestigio per servizi concessi ai congressi ed iniziative simili.
La proposta progettuale integra perfettamente queste due funzioni all’interno dell’edificio da restaurare senza creare alcun elemento di contrasto. Nella individuazione degli spazi
da assegnare alle due forme di utilizzo si è rispettata quella che è la natura architettonica dell’edificio, assegnando tutta la parte anteriore (quella nobile), fino al limite della corte grande, alle attività del Centro Culturale Comunale, destinando quindi al Centro di Turismo Congressuale tutta la parte retrostante dell’immobile.
Gli interventi edilizi previsti all’interno della Villa consistono nella creazione di cinque nuclei di servizi igienici, di due vani ascensore e di due rampe scale interne sul retro, garantendo pertanto il superamento delle barriere architettoniche.
L’accesso ad entrambe le zone è comune ed è stato previsto sul lato Ovest, attraverso l’ampliamento di un vano d’ingresso esistente.
L’ingresso sul fronte principale a sud avrà solo funzioni di rappresentanza.
Con lungimiranza, l’intervento complessivo, di dimensioni ed impegno economico elevato, era stato suddiviso in 6 stralci funzionali per consentire di intervenire organicamente sull’immobile, in un lasso di tempo che in relazione ai finanziamenti ottenibili poteva non essere breve. La suddivisione in stralci era studiata in modo da permettere l’utilizzo anche parziale della Villa senza attendere il suo completo restauro.
I lavori del progetto (1 stralcio) iniziarono il 28 aprile 1992 e si ebbe subito una sorpresa: I lavori nei locali interrati allo scopo di eliminare l’umidità e la presenza di infiltrazioni dal sottosuolo, si scontrarono con il fatto che il livello della falda acquifera risultò molto più alto di quanto previsto, inoltre si constatò che durante i piovaschi di una certa intensità, che si verificarono numerose volte durante i lavori), la rete drenante non era sempre in grado di garantire il completo deflusso delle acque di risalita. Questa situazione condizionerà inevitabilmente in modo negativo la scelta originale di destinare i locali interrati ad uso archivio storico e magazzino-laboratorio museale. Ma a parte questo tanti furono i lavori eseguiti: la nuova centrale termica, e relativa rampa di discesa verso il livello interrato, ubicato sul lato est della Villa, con l’installazione della prima delle due caldaie previste nel progetto complessivo; buona parte delle reti tecnologiche esterne – fognatura, acquedotto, antincendio, Sip, Enel, Metano; il restauro completo (opere edili, finiture ed impianti) della parte anteriore del piano terra (locali 1-28), ad esclusione del vano ascensore realizzato al rustico, da completare in stralcio successivo con i lavori del piano superiore. Vennero inoltre eseguiti alcuni lavori urgenti e necessari per l’uso dei locali restaurati, non rientranti nell’appalto del primo stralcio:
– restauro pittorico delle pareti interne decorate;
– restauro dei due caminetti rivestiti con ceramica colorata;
– restauro del vano scala elicoidale;
I lavori di questo primo stralcio si conclusero nel settembre 1993.




Seguirono in continuità temporale altri tre stralci, fino al 1999, che hanno portato al completo restauro dell’edificio.
Dal maggio 1995 sindaco era diventato Antonio Margheri.
Nel tempo alla Sovrintendenza sono stati presentati questi progetti, ottenendo le relative autorizzazioni
- Progetto n. 72/1984 del 02 ottobre 1984 “Progetto per il restauro e la riutilizzazione funzionale della Villa Pecori Giraldi” con N.O. n. 9991 del 06 novembre 1984;
- Progetto n. 346/1988 del 7 novembre 1988 “Progetto per il restauro e la riutilizzazione funzionale della Villa Pecori Giraldi – Progetto di Variante” con N.O. n. 2431 del 21 febbraio 1989;
- Progetto n. 400/1989 del 20 dicembre 1989 “Progetto di restauro del parco circostante la Villa Pecori Giraldi” con N.O. n. 2968 del 20 febbraio 1990;
- Progetto n. 953/1995 del 30 agosto 1995 “Progetto per il restauro e la riutilizzazione funzionale della Villa Pecori Giraldi – Ripristino Facciate” con N.O. n. 13023 del 03 giugno 1996;
- Progetto n. 1250/1996 del 20 novembre 1996 “Progetto del Restauro della Decorazione Pittorica”) con N.O. n. 2919 del 17 febbraio 1997.
Rimaneva solo da sistemare il parco della villa. Le somme disponibili portarono a dover inizialmente suddividere la progettazione in due lotti, che prima dell’appalto divennero uno solo, avendo ottenuto il finanziamento completo. Il progetto è stato approvato con delibera G.C. n° 105 del Comune di Borgo San Lorenzo in data 19.06.2002, ed aveva già ottenuto il nulla osta della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Firenze, Pistoia e Prato con i provvedimenti prot. n° 09388 del 25.06.2001 per il 1° Lotto e prot. n° 13686 del 29.09.2001 per il 2° Lotto.
Hanno fatto parte del team progettuale anche l’arch. Paesaggista Adele Caucci e il Dott. Forestale Giuseppe Ronconi.

Il parco, la cui realizzazione è avvenuta intorno ai primi anni del 20° secolo e di cui non restano testimonianze significative, deve comunque aver avuto il significato, tipico per i tempi, di testimonianza della ricercatezza e del rango dei proprietari, i Pecori-Giraldi, che doveva manifestarsi sia nella cura architettonica della costruzione sia nella ricercatezza ed originalità, soprattutto botanica, delle specie presenti. Questa ipotesi è avvalorata dall’elenco di specie esotiche, sicuramente importate, che ancor oggi lo caratterizzano, di cui si poteva dar sfoggio… Sono presenti circa 200 piante con altezza maggiore di 2 m rappresentate da circa 41 specie presenti. … tra cui alcuni esemplari notevoli di Taxodium disticum, Juniperus virginiana, Picea pungens, Abies pinsapo, Ginko biloba e Cedrus libani.
Si è cercato, quindi, di utilizzare questa ricca eredità del passato per guidare il processo di lenta ed inevitabile trasformazione che il parco, nel corso dei prossimi decenni, dovrà inevitabilmente subire.
Le strutture vegetali presenti all’atto della realizzazione risultano oggi ancora parzialmente leggibili: è presente una cerchia esterna di piante d’alto fusto che bordano il perimetro rettangolare del confine, al cui interno è presente un vasto prato aperto che lascia ben visibile la villa (decentrata verso nord) dall’accesso principale posto in direzione sud, in corrispondenza dell’asse visuale principale. Questa impostazione, anche se funzionalmente ha perso significato per la difficoltà di utilizzo del cancello principale, va comunque mantenuta.
Con la ristrutturazione della villa Pecori Giraldi e la sua nuova destinazione d’uso il parco della villa assume i seguenti significati:
- mantiene il suo scopo attuale, quello cioè di parco cittadino, aperto al pubblico, per un uso puramente ricreativo purché controllato e razionato
- svolge inoltre una funzione didattico didascalica, tipica degli arboreti e dei giardini botanici per la ricchezza e la particolarità delle specie presenti
- il parco potrà essere utilizzato come spazio all’aperto, in diretta connessione con la villa sia strutturalmente (l’asse principale del parco coincide perfettamente con quello dell’edificio) sia funzionalmente.
I lavori sono terminati il 30 marzo 2005, dopo 12 anni ed undici mesi da quando si apri il primo cantiere. Da metà giugno 2004 era sindaco Giovanni Bettarini, il quarto succedutosi in questa lunga storia, che ha visto trasformarsi la Villa Romanelli in Villa Pecori Giraldi, e dove dal 1999, a cantieri ancora aperti, ha trovato sede il Museo della Manifattura Chini, che dal 2019 ha cambiato nome in Chini Museo.

L’incarico della Villa Pecori Giraldi, è stato uno dei primi lavori dello Studio Giovannardi e Rontini. La pratica 27 delle quasi 4.000 a cui abbiamo lavorato ed è stato presente per 25 anni sui 42 in cui lo studio è stato attivo. In questo tempo ha attraversato la rivoluzione digitale degli studi tecnici. Autocad è comparso nel 1992 ed in breve tempo abbiamo dovuto sostituire 14 tecnigrafi Heron Parigi con altrettanti PC muniti di monitor giganteschi, nelle dimensioni e nel prezzo… ma questa è un’altra storia.
All’inizio fu eseguito tutto il rilievo a mano, con rotelle e metro a stecca e canna per i livelli, non c’erano le tecnologie/diavolerie di oggi. Ci voleva più tempo ma il rilievo era anche conoscenza diretta che si è persa … mi piace ricordare che si sentiva l’odore della storia che l’edificio aveva vissuto, lo si conosceva e la progettazione ne teneva conto.
Nell’archivio dello Studio Giovannardi e Rontini, la villa Pecori Giraldi occupa tanto spazio; decine e decine di scatole piene di tutto quello che veniva fatto e pensato e centinaia di disegni, i cui lucidi sono ancora li a testimoniare il lavoro ed il tempo che passa.

Ingegner Fausto Giovannardi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 Ottobre 2026

