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Home»News»In evidenza»Il campanile della chiesa di Cornacchiaia
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Il campanile della chiesa di Cornacchiaia

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Questo disegno rappresenta una rara veduta della chiesa prima dei restauri di don Stefano Casini. Fu eseguito nel 1861 da Tito Chini, omonimo del più noto nipote. Si noti la torre campanaria con il piccolo campanile a vela, la chiesa, più corta rispetto ad oggi ( il presbiterio attuale fu aggiunto ai primi del novecento ), e la canonica già rialzata di un piano dal pievano Ubaldini a metà ottocento, ma notevolmente più piccola dell’attuale.

FIRENZUOLA – Fino alla seconda metà dell’ottocento era formato da una robusta torre che, secondo Stefano Casini, risaliva addirittura all’epoca longobarda, sulla quale era posto un campaniletto a vela o a ventola contenente due campane.

Le corde che le azionavano scorrevano lungo il fianco esterno del campanile ed entravano, nel tetto della chiesa, attraverso due fori; questo sistema faceva sì che, quando pioveva l’acqua entrasse abbondantemente, all’interno dell’edificio, allagando la sacrestia, che all’epoca si trovava dietro l’altare. Delle due campane, una, presente tuttora, è datata 1333 e reca l’iscrizione : Mentem santam spontaneam onorem Deo et patrie liberationem – Silvester Iacobi de Prato me fecit. Queste parole, frequenti su numerose campane antiche, appaiono sul busto reliquiario di Sant’Agata, protettrice dei fonditori di campane ed era utilizzata, oltre che per le funzioni religiose, per le adunanze del comunello di Cornacchiaia, finché mantenne la sua autonomia; molto probabilmente, la campana, fu donata dal Comune di Firenze alla Lega del Contado istituita quando il Piviere di Cornacchiaia si ribellò agli Ubaldini e passò sotto l’influenza fiorentina. L’altra campana era datata 1317 ed era chiamata Maria Maddalena; portava l’iscrizione : Ugulinis (sic) me fecit, ed era una delle più antiche di Firenzuola. Il pievano Teodoro Cavini, che resse la Pieve dal 1875 al 1885 anno in cui rinunziò, a causa delle cattive condizioni della chiesa e per la scomodità della canonica, e si trasferì alla Prioria di Tirli, fece demolire la vela per costruire sulla sommità della torre una cella campanaria nuova, durante i lavori la campana rimase danneggiata e non potendo più essere utilizzata venne poi venduta come bronzo da fondere.L’opera non fu progettata molto bene poiché gli archi della nuova cella risultarono troppo piccoli, tanto che non si sentiva bene il suono delle campane.

Sotto la pievania di don Stefano Casini furono portati a termine questi lavori: fu fatta fondere una nuova campana, per sostituire quella danneggiata, e venne chiamata Stefanina Diomira, reca l’immagine del Crocifisso, della Madonna del Carmine, di San Giovanni Battista e di Santo Stefano e le seguenti iscrizioni:
Pleb(anus) Stephanus Casini et Popolus A.D. 1890
( Sotto il Crocifisso ) Nostris sonantibus vocibus, populo tuo Domine benignus adecto
( Sotto la Madonna del Carmine ) Montes in circuitu et colles te, collandent decor Carmeli Maria
( Sotto San Giovanni Battista ) In praelis nostris Ecclesiam istam defende, esto vigilans et confirma
( Sotto Santo Stefano ) Et me pastorem pii gregis tecum ad ertam perducita.
Prima della sistemazione sulla sommità del campanile, don Stefano, provvide a far allargare gli archi della cella campanaria, che come già detto erano stati costruiti troppo piccoli e fece anche costruire un adeguato castello che potesse sostenere con maggior sicurezza il peso delle campane.
La Stefanina Diomira venne benedetta il 15 maggio 1890 da don Medolaghi proposto di Firenzuola, con grande partecipazione di popolo; fu messa nel centro della chiesa tutta coperta da ghirlande di fiori, successivamente venne issata sul campanile. Il costo totale dell’operazione fu di 1027 lire più 301 per i lavori d’adeguamento della torre campanaria. Le spese furono coperte dalla vendita a 3 lire al chilo della vecchia campana danneggiata, che fruttò in totale 454 lire, e da 435 lire che furono raccolte fra la popolazione. I soldi mancanti li dovette tirare fuori il buon pievano o, ma poco probabile, il Capitolo Fiorentino che aveva il patronato sulla chiesa.Dell’andamento di questi lavori don Stefano Casini non rimase particolarmente soddisfatto, tanto che nel suo diario scrisse: “ Di accordi col popolo per lavori in comune, ho intenzione di non farne più, perché molti son quelli che restano scontenti”.
Si auspicò, all’ epoca l’acquisto di una terza campana, ma bisognerà aspettare gli anni settanta quando ne sarà posta una proveniente dalla chiesa dei SS. Giovanni e Paolo di Castiglioncello.
In realtà sul campanile è presente anche una quarta campana, posta in tempi più recenti, ma di questa non ha trovato nessuna notizia.

Sergio Moncelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 Settembre 2020

Cornacchiaia FIrenzuola Sergio Moncelli
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