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Home»Interviste»A PORTE CHIUSE – Edy Angelillo: “Ben vengano gli attori scomodi”
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A PORTE CHIUSE – Edy Angelillo: “Ben vengano gli attori scomodi”

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BORGO SAN LORENZO – L’attrice Edy Angelillo, che ha lavorato in teatro con commedie, drammi e musical e nel cinema e in televisione con opere come “La baraonda”, “Madonna che silenzio c’è stasera”, “Un medico in famiglia” e molte altre, racconta quanto sia importante che l’arte diventi scomoda in modo da permettere lo sviluppo dello spirito critico. Venuta diverse volte in Mugello, l’attrice definisce il genere della commedia come un veicolo per la trasmissione di valori importanti. In un tempo in cui le porte dei teatri sono chiuse, potremmo partire da questi spunti per pensare ad una riapertura che contempli la diffusione di una mentalità più elastica verso il mondo dello spettacolo.

Lei è un’attrice che sperimenta diversi generi, anche all’interno dell’ambito teatrale. Uno di questi è il musical, ha infatti preso parte ad opere come “Cantando sotto la pioggia” e “La piccola bottega degli orrori”. Il dover alternare il canto alla prosa è più difficoltoso o permette una maggiore immedesimazione nella storia? Sicuramente è più complicato perché nel canto si nota ogni minimo errore. Anche un lieve abbassamento di voce può dare fastidio e poi ci sono tempi da rispettare in maniera scrupolosa. Il lato positivo è che cerco di credere in ogni personaggio che interpreto, soprattutto nei musical. Purtroppo in Italia non abbiamo una cultura di questo tipo e nei musical italiani i personaggi sono macchiette, questo non si riscontra in quelli che vengono rappresentati all’estero, dove c’è una grande attenzione alla psicologia e alla resa dei rapporti.

Lei ha lavorato anche con il maestro Gigi Proietti. Quale ricordo ha di questo autore che metteva sempre una grande attenzione al significato? Ho un ricordo bellissimo, abbiamo fatto insieme la fiction “Il veterinario”, in cui io interpretavo sua moglie. Gigi Proietti era una persona di una simpatia enorme. Sarà sempre un grande attore e maestro, la sua morte non lo cancellerà mai, poiché abbiamo tutto quello che ci ha lasciato. Era una di quelle persone che riuscivano a mettere gli altri a proprio agio in ogni momento: le sue battute sono indimenticabili, durante i tempi morti ci faceva divertire tutti.

Qualche anno fa è venuta nel Mugello con “Paolino e Carmela”, ispirato alla storia di due attori di varietà che vengono fatti prigionieri durante la Guerra Civile Spagnola… Sì, era ispirato a “I, Carmela”, ambientato in Spagna al tempo di Franco ma è stato adattato dal Teatro di Rifredi e lo abbiamo ambientato in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Lo abbiamo portato in tantissimi posti: in Francia, Belgio, Turchia, Portogallo, solo per dirne alcuni. Sono molto legata a quest’opera, perché si tratta di uno spettacolo che tocca temi importanti. Si ride ma, al contempo, si riflette su una situazione particolare. Spero tanto di riprenderlo e portarlo ancora in giro per il mondo.

Quindi, come ci insegna quest’opera, ci sono casi in cui l’arte può diventare scomoda? Certo e ben vengano gli attori scomodi. L’arte deve far riflettere. Non si può andare a teatro e uscire con un sentimento di indifferenza, questo significa che qualcosa nello spettacolo non ha funzionato. Le rappresentazioni devono avere il potere di raccontare storie in cui ciascuno può vedersi specchiato, può ritrovare i suoi vissuti e condividerli con gli altri spettatori. Ovviamente, tutto dipende da come un tema viene trattato, non si può solamente pensare a cosa viene messo in scena, ma bisogna stare attenti anche alla modalità con cui si comunica.

Secondo lei, si può partire dalle commedie per educare all’arte, soprattutto pensando ai più piccoli? Può essere un modo per avvicinarli al teatro? Io penso che la commedia abbia una forza in più rispetto al dramma poiché i messaggi diventano più forti se tramandati attraverso la leggerezza, che non ha niente a che vedere con la superficialità. Nelle commedie si ride della fragilità umana che alberga in ciascuno di noi. Si trasmettono dunque dei valori senza che si punti troppo l’accento su di essi. Per quanto riguarda i bambini, sarebbe importante che i genitori insegnassero loro ad andare a teatro, ma purtroppo in Italia questa mentalità è poco diffusa, dal momento che siamo prigionieri delle televisioni che, però, non trasmettono contenuti molto intelligenti. C’è poca cultura teatrale da noi, il che non si riscontra in altri Paesi. A Londra, ad esempio, è frequente che persone di ogni età si rechino a teatro. Da noi, purtroppo, vediamo spesso che ci sono sempre le stesse categorie di persone fra gli spettatori, si dovrebbe sviluppare l’idea secondo la quale il teatro è per tutti.

Ha anche recitato in “L’amore migliora la vita” in cui due coppie di genitori restano stupefatte dalla scoperta dell’omosessualità dei figli. Questo è ancora un tema molto discusso poiché, purtroppo, non sempre sono riconosciuti tutti i diritti. Cosa ne pensa? Anche in questa commedia, diretta da Angelo Longoni, attraverso le risate, passano una serie di messaggi importanti. Si vede quanto siano radicati in noi certi pregiudizi e come l’amore sia una forza che può vincere su tutto. Per Amore non intendo solamente quello all’interno di una coppia, ma ne parlo in senso universale, riferendomi al sentimento che si può provare per il compagno o la compagna, ma anche per i figli, i genitori, gli amici o anche per gli animali. L’Omofobia purtroppo è ancora presente, penso che sia una cosa barbara e primitiva, soprattutto nei Paesi poco sviluppati è ancora molto forte. Siamo lontani dalla parità di genere. Le donne sono sottomesse ad un maschilismo trionfante, soprattutto nell’ambito lavorativo. È incredibile che in alcuni posti le donne siano pagate meno degli uomini. C’è ancora molto da lavorare.

Caterina Tortoli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 gennaio 2021

 

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