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Home»Interviste»A PORTE CHIUSE – Giorgio Pasotti “Pensare al bene comune prima che ai propri interessi”
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A PORTE CHIUSE – Giorgio Pasotti “Pensare al bene comune prima che ai propri interessi”

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BORGO SAN LORENZO – L’artista poliedrico Giorgio Pasotti, vincitore di numerosi premi, conosciuto per il suo lavoro di attore in vari ambiti e di regista dei film “Io, Arlecchino” (2015) e “Abbi fede” (2020), venuto anche al Teatro Giotto di Borgo San Lorenzo con lo spettacolo “Forza, il meglio è passato”, confronta alcuni suoi ruoli con la situazione attuale. La fragilità umana, resa protagonista assoluta della commedia italiana ma non solo, mai come in questo momento di crisi affiora in maniera determinante, dandoci l’opportunità di cogliere quanto intellettuali e artisti avevano già teorizzato, lasciandoci un enorme patrimonio culturale. In un periodo come questo, che ci spinge a cercare risposte negli angoli più remoti, dare uno sguardo alle risorse teatrali e cinematografiche può essere un primo passo per comprendere il modo di agire degli uomini.

Uno dei suoi lavori più importanti è il film “I piccoli maestri”, storia di alcuni studenti che vogliono opporsi all’invasione nazista ma che sono completamente impreparati al loro compito. Si può riscontrare un simile atteggiamento anche nel momento che stiamo vivendo, per cui si vuole combattere quanto accade ma non abbiamo strumenti per farlo? Quello che sta accadendo oggi è una vera guerra alla quale non siamo assolutamente preparati: per questo si è sempre in ritardo, un passo indietro, non si riesce ad anticipare nulla, anzi. Si è tutti impreparati davanti a questo virus e  il teatro, come la cultura in generale, deve provvedere a dare risposte, offrire spunti di riflessione. Prendo a prestito le parole di Ermanno Olmi, che viveva ad Asiago dove abbiamo girato “i piccoli maestri” : l’arte deve servire a stimolare un pensiero.

Lei ha interpretato David Copperfield nell’omonima fiction tratta dal romanzo di Dickens. In quell’occasione ha detto che avrebbe desiderato che fra i suoi spettatori ci fossero dei bambini, poiché spesso sono dimenticati dalle televisioni, mentre film basati su opere classiche possono essere un modo per avvicinarli all’arte. Ha in mente altri libri che potrebbero essere rappresentati al cinema o in teatro al fine di avvicinare i più piccoli alla letteratura? Sì, i bambini sono esclusi dalle programmazioni. Iniziare un film alle 22.00 per finire dopo mezzanotte è di fatto togliere la possibilità ai più piccoli di guardare film in prima serata. Le piattaforme compensano con programmi a loro indirizzati, causando però tanta dispersione di pubblico. Credo fermamente che il recupero di un pubblico di più giovani non possa che passare, soprattutto per il teatro, attraverso i grandi classici rivisitati, attualizzati. Se le parole di Shakespeare hanno attraversato più di cinquecento anni un motivo ci sarà. Sono parole eterne, vanno solo offerte in maniera diversa.

Qualche anno fa è venuto al Teatro Giotto di Borgo San Lorenzo con lo spettacolo “Forza, il meglio è passato”, il cui titolo è tratto dalla frase di Ennio Flaiano che tuttora viene tirata in causa per parlare della situazione attuale. In questo momento, quale potrebbe essere un segnale forte dal mondo della cultura per far capire che questo è un settore sempre in fermento? Lo spettacolo “Forza il meglio è passato” è stato replicato in più di 300 città, tra scuole e teatri. Quanto alle possibili soluzioni, le strade sono solo due. La prima ci conduce a continuare a lavorare, forzandoci tutti, nonostante il periodo, a portare la cultura anche negli angoli più remoti del Paese, facendoci carico di questa responsabilità, sostenendoci gli uni gli altri, creando una vera e propria filiera, diventando un comparto riconosciuto e forte. Dobbiamo pensare tutti al bene comune prima che ai propri interessi. Oppure fermarci tutti e far sentire il vuoto di una società senza cultura, ma chiaramente non è auspicabile né la scelta migliore.

A proposito di questo spettacolo, durante la rappresentazione ha parlato di Arlecchino che è messo in disparte dal “Ronaldo del teatro”, ovverosia Amleto, intendendo che anche la Commedia dell’Arte avrebbe molto da dire. Quali aspetti della Commedia dell’Arte dovrebbero essere messi in maggior risalto? La Commedia dell’Arte è la base della comicità e i suoi interpreti sono i padri di tutti i grandi comici. La Comicità permette di capire cose che altrimenti non verrebbero accolte. Gli attori di oggi dovrebbero recuperare quello spirito anticonformista che hanno abbandonato a favore di una comoda e più redditizia comicità rassicurante.

Un altro suo lavoro in teatro è “L’ora di legalità” indirizzato principalmente agli studenti della scuola media. Un esempio di teatro che si fa insegnamento. Lo psicanalista Massimo Recalcati dice che un’ora di lezione può cambiare la vita. Ormai è chiaro che una lezione può avvenire in diverse modalità, per cui non è detto che si tratti della classica lezione frontale col maestro alla lavagna. Può essere interattiva o telematica, può svolgersi in classe come in giardino, al cinema o appunto anche in teatro. Il suo esperimento può essere una di quelle lezioni memorabili nella vita di questi ragazzi? Questa domanda mi fa pensare a “L’attimo fuggente”. Il dovere di chi forma le menti future è difficilissimo e queste persone non sono, per altro, molto aiutate. Si tende a condannare prematuramente ogni iniziativa che non sia conforme alle regole. Io imparai ad amare la Letteratura grazie ad una professoressa che andava contro ogni schema e dettame, eppure con me ha funzionato. Ovviamente, se non si prova a dare libertà e fiducia a queste figure, passi avanti non si faranno mai.

Caterina Tortoli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 12 febbraio 2021

giorgio pasotti Interviste teatro Giotto borgo san lorenzo
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