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Home»Copertina»Bosco ai Frati, il dipinto di Mariotto di Nardo
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Bosco ai Frati, il dipinto di Mariotto di Nardo

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MUGELLO – Dal 31 Maggio al 3 Novembre, presso il convento di San Bonaventura al Bosco ai Frati, l’esposizione del dipinto “Madonna con Bambino in trono e la colomba dello Spirito Santo”, opera di Mariotto di Nardo di Cione. Una tavola di grande valore, pressoché sconosciuta al grande pubblico. Apertura sabato, domenica e festivi dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:00. Dopo l’evento Uffizi Diffusi, realizzato con i contributi della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e della Unione Montana dei Comuni del Mugello, poi lo scorso anno, per la mostra sugli “800 anni della Regola Bollata”, adesso questa nuova esposizione, con il dipinto di Mariotto di Nardo di Cione. Un grande impegno che, però, evidentemente non attrae l’attenzione di sponsors dell’imprenditoria locale, o di benefattori più in generale, dato che è stato organizzato, e per ora gestito, con le sole risorse che il convento e la comunità possono offrire. Nonostante ciò, l’ingresso per le visite resta comunque gratuito.

(immagini, Francesco Noferini, 2024)

L’artista. L’opera, “Madonna con Bambino in trono e la colomba dello Spirito Santo” – tempera e doratura su tavola – 88,5 cm. x 169 cm. – primo quarto del 1400 è un’opera di Mariotto di Nardo di Cione – notizie dal 1389 ca. al 1424 ca.. Probabilmente nato fra il 1360 e il 1370, Mariotto è individuato da Giorgio Vasari (“Le vite”, prima e seconda edizione) come nipote di Andrea di Cione – detto l’Orcagna – che aveva, insieme ai fratelli Nardo e Jacopo, una delle più note botteghe di pittura a Firenze. Autore di diverse tavole raffiguranti la “Madonna con Bambino in trono” nelle varianti con profeti, evangelisti, santi e angeli, nonché di pale d’altare, polittici, affreschi e decorazioni. Una produzione notevole, valorizzata a partire dal primo decennio del XX secolo, annoverata nella tradizione figurativa fiorentina, aperta alla maniera tardogotica in auge all’inizio del XV secolo. Come per la data di nascita anche per quella della morte non si hanno notizie certe. Quest’ultima, da molti studiosi è fatta coincidere con quella del suo testamento, il 14 Aprile 1424, per poi attestare che a partire dal 1427 il suo nome non compare più negli elenchi del catasto.

(immagini, Francesco Noferini, 2024)

Il dipinto. Pittura a tempera e doratura su tavola con cuspide, cornice e due colonnine tortili, a forma di piccolo tabernacolo, forse pannello centrale di un trittico. Sono rappresentati la Madonna in trono con in braccio il Gesù Bambino ed altre figure: angeli, cherubini (nero), serafini (rosso). Nella cuspide due angeli sorreggono un tondo con la colomba dello Spirito Santo. Trattasi di uno dei due dipinti ascrivibili all’attività di Mariotto e citati nella collezione della chiesa del convento francescano di Giaccherino (PT). La struttura lignea sembra trarre spunto da un’opera del padre di Mariotto, il “Cristo crocifisso con i dolenti e santi” di Nardo di Cione – 1350 ca. – Gallerie degli Uffizi – Firenze, con cuspide e colonnine tortili. La prima menzione di questo dipinto, nelle cronache conventuali, risale al 1664, desumendo che possa trattarsi di un dono della famiglia Cellesi, in occasione della costruzione dell’altare dedicato alla Madonna, sulla parete di mezzogiorno della chiesa. In seguito alla legge sulle soppressioni degli ordini religiosi, nel 1868 venne trasferito nel Museo Civico di Pistoia per poi essere restituito alla Provincia Toscana di San Francesco Stimmatizzato dei Frati Minori (OFM Toscana) e conservato presso la sede provinciale dell’Ordine, a Firenze.

(immagini, Francesco Noferini, 2024)

Il dipinto pressoché sconosciuto al grande pubblico, rubricato solo in una stretta cerchia di specialisti del settore, è stato restaurato da Debora Minotti con la supervisione della “Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato” (funzionarie Lia Brunori e Anna Floridia), per un intervento che ha restituito l’originalità della parte pittorica oltre alla ricostruzione di alcune parti lignee deteriorate o mancanti.

Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 giugno 2024

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