FIRENZUOLA – Anche l’attrice Daniela Morozzi interviene sulla questione delle dimissioni dell’assessore alla Cultura del Comune di Firenzuola Elena Sozzi, presentate in seguito alla nota del sindaco Buti che esprimeva sostegno alla decisione tedesca di interrompere gli spettacoli teatrali nel “Cimitero militare germanico della Futa (qui). Una lunga e appassionata riflessione quella della nota attrice:
Ho conosciuto l’assessora Elena Sozzi un anno fa, in occasione della prima edizione di Libri sotto le stelle, il festival del libro che, insieme a Compagnia Catalyst e a Lo Stanzone Delle Apparizioni, abbiamo ideato e stiamo portando avanti in tutto il Mugello. Abbiamo ottenuto il prezioso sostegno dell’Unione dei Comuni del Mugello e del Comune di Vaglia: nove Comuni che hanno creduto in un’idea e che hanno scelto di mettersi insieme per realizzarla. Un fatto di politica culturale che, lo dico sinceramente, mi riconcilia con questo lavoro.
Firenzuola, tra tutti questi Comuni, è l’unica amministrazione governata da una lista civica di centrodestra. Io, notoriamente, sono molto spostata a sinistra, anche se non mi sono mai iscritta a un partito specifico. Capita, non è un problema di per se, lo sottolineo solo come dato positivo perché questo non mi ha impedito di lavorare con l’assessora Sozzi in totale armonia, affrontando insieme i tanti problemi che si presentano durante una rassegna estiva, senza mai alcuna ingerenza sulla mia direzione artistica, ma con ascolto, competenza e un rispetto davvero degno di nota.
Era lei la mia/nostra referente per i due eventi che si sono svolti al Giardino Bob Kennedy: nel 2025 con il libro dell’amico e collega Paolo Hendel e quest’anno con Francesca Manuelli, autrice del libro sulla storia della Comunità delle Piagge, che instancabilmente continua il suo lavoro in uno dei quartieri più complessi di Firenze e che ha fatto della marginalità una possibilità nuova, proponendo un’idea di comunità solidale e creativa.
Elena Sozzi è una donna e un’amministratrice che ha svolto il suo compito di assessora con delega alla cultura con competenza e grande responsabilità. Organizza con cura e passione e sposta anche le sedie se serve. Non lo fanno tutti. Lei si. Lo ha fatto con me e con il mio gruppo, per rendere ogni serata la migliore possibile per la sua comunità. E lo ha fatto con la stessa identica professionalità con cui, con noi, ha preso le decisioni che il suo ruolo richiedeva, peraltro sempre con il sorriso che, credetemi, non guasta mai: anzi, spesso fa la differenza.
Accolgo le sue dimissioni con grande dispiacere e immagino che non siano state una scelta semplice. Mi pare inaccettabile, per principio democratico, escludere un’assessora dalle decisioni politiche di una giunta. Lo è sempre, ma lo è ancora di più quando si tratta dell’assessora con delega alla cultura e quando la vicenda riguarda un fatto grave, pubblico e molto discusso, come la chiusura del Cimitero della Futa al lavoro straordinario che archiviozeta porta avanti da anni: una decisione che questa estate ha aperto il dibattito pubblico e ha chiamato in causa il senso stesso della politica culturale di un territorio. Mi pare necessario dire due parole anche su Archivio Zeta, perché le due storie si intrecciano. Trovo profondamente inaccettabile anche chiudere quello spazio a una delle migliori compagnie teatrali che abbiamo in Italia.
Archivio Zeta, fondata e diretta da Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti, è un’esperienza artistica di rara qualità. Dal 2003 ha trasformato il Cimitero militare germanico della Futa non in un semplice palcoscenico, ma in un luogo vivo di memoria, ricerca e responsabilità.
I due artisti fondatori e la loro compagnia non hanno realizzato soltanto spettacoli bellissimi, spesso coinvolgendo gli abitanti del territorio: hanno saputo rispettare profondamente la memoria di quel luogo, facendo anche del silenzio e dell’aria che si respira su quella collina una poesia civile, capace di toccare profondamente il numeroso pubblico che negli anni riempie i loro spettacoli. Una poesia civile capace di rigenerare lo sguardo e di rispettare la morte e i corpi di chi, certo, non era dalla nostra parte, ma lì è sepolto degnamente e giustamente, perché così si fa tra esseri umani.
Attraverso la rilettura dei grandi testi della tragedia antica e moderna, da Eschilo a Sofocle, da Pasolini a Dostoevskij, fino a Kafka, progetto 2026, il teatro di Archivio Zeta interroga la guerra, i morti, i vinti, la colpa e il dolore collettivo. Interroga ognuno di noi. Il teatro è anche un servizio pubblico e loro lo assolvono nel migliore dei modi. In quel luogo difficile, dove riposano migliaia di soldati tedeschi morti durante la Seconda guerra mondiale, molti dei quali caduti nei combattimenti della Linea Gotica, Archivio Zeta non celebra nulla: accoglie quella memoria per non dimenticare. Trasforma il cimitero in un modello di elaborazione del lutto e in uno spazio di pensiero sulla Liberazione dal nazifascismo, facendo di un cimitero di guerra un presidio culturale contro l’idea stessa della guerra.
Proprio per questo, la chiusura di quello spazio ha coinvolto tutti. Tante e tanti si stanno muovendo, hanno preso parola e si sono espressi in difesa di un’esperienza che appartiene non solo a una compagnia, ma a una comunità più ampia di memoria e coscienza civile.
Togliere ad Archivio Zeta quello spazio significa interrompere un progetto sempre più necessario, soprattutto nei tempi bui che stiamo vivendo: un lavoro nato per impedire che la memoria diventi annullamento e negazione della vita umana, quale è sempre la guerra. Strano farlo ora? Io non credo.
La domanda allora è semplice: il sindaco, la giunta e il consiglio comunale di Firenzuola possono escludere l’assessora alla cultura da comunicati, decisioni e prese di posizione su una vicenda così importante per il territorio e per la cultura tutta? Io credo di no. E sento, per quello che vale, di mostrarle tutta la mia solidarietà, ribadendo un principio fondamentale e costituzionale: le istituzioni non possono fare tutto, né con i propri collaboratori né con i cittadini. Devono rispondere ai principi di trasparenza, rispetto, responsabilità e partecipazione democratica. Sorvolo sulla questione di genere, perché non ho elementi per dire che abbia inciso direttamente. Ma sappiamo bene che, ovunque, e molto anche nelle dinamiche politiche e istituzionali, essere una donna non è mai del tutto irrilevante. Lo lascio come spunto di riflessione, senza forzature e senza certezze. Perché la cultura non è proprietà di chi governa: è uno spazio pubblico, fragile e necessario, che va custodito insieme. E quando quello spazio viene ristretto, quando una voce viene esclusa e un’esperienza culturale viene interrotta, mi pare un segno grave dei tempi neri che corrono. Tra le poche certezze che ho, una la rivendico con grande convinzione: tacere non è mai una buona risposta. Continuiamo a parlarne. Intanto per chi vorrà ci vediamo venerdì 21 agosto a Palazzuolo sul Senio, per la serata finale di Libri sotto le stelle: sarete i benvenuti, anche solo per brindare insieme. W la Costituzione, sempre.
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