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Home»Copertina»Francesco Paoli, borghigiano, docente universitario di logica matematica, si racconta
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Francesco Paoli, borghigiano, docente universitario di logica matematica, si racconta

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MUGELLO – Francesco Paoli, borghigiano, è docente universitario. A Cagliari, dove insegna logica matematica. Figlio d’arte, per certi aspetti, visto che anche il padre, Roberto Paoli, ispanista di livello internazionale (scheda qui), era professore all’Università di Firenze. Abbiamo incontrato il prof. Paoli, che ogni tanto non manca di tornare nel suo Mugello, per farci raccontare e raccontare ai tanti che lo conoscono e lo ricordano, la sua carriera.

Com’è nato questo amore per la matematica, e ancor più per la logica matematica? Fin dai tempi dell’Università la mia curiosità e i miei interessi si sono divisi in egual misura tra la filosofia e la matematica, due discipline meno distanti di quanto si pensi: del resto, molti grandi filosofi del passato (Pitagora, Cartesio, Leibniz, giusto per fare tre nomi…) erano anche matematici. Così, quando ho dovuto scegliere un argomento per la mia tesi in Filosofia all’Università di Firenze, la scelta è caduta naturalmente sulla logica matematica, anche perché ho avuto la fortuna di incontrare un vero maestro come il mio relatore di tesi Ettore Casari.

E dopo la laurea? Dopo la laurea ho perfezionato i miei studi in Germania e lavorato nel campo dell’insegnamento e dell’editoria; poi le vicende universitarie mi hanno portato a Milano, a Pisa e, dal 2001, a Cagliari, dove ho vinto un concorso presso la Facoltà di Scienze della Formazione e dove la famiglia mi ha raggiunto nel 2005. Lì insegnava già la stessa materia Roberto Giuntini, anche lui mugellano di Barberino, con cui ho collaborato da allora in moltissime pubblicazioni. In quegli anni ho affiancato al mio ambito principale di ricerca un po’ astruso ed esoterico, la cosiddetta “logica algebrica astratta”, un interesse per la didattica della matematica nella scuola elementare. Assieme ad un gruppo di collaboratori, ricercatori ed insegnanti, mi capita ogni tanto di tenere corsi di formazione nelle scuole su questo tema, su e giù per la Sardegna, dalle città ai paesini più sperduti. Si tratta di esperienze bellissime anche sul piano umano, senza peraltro sottacere l’aspetto enogastronomico che non delude mai. Recentemente, con altri colleghi, stiamo cercando anche di valorizzare il ruolo della logica e dell’argomentazione nella comunicazione aziendale. Questo ci ha portati ad organizzare, insieme a Confindustria Giovani, un corso di formazione rivolto alle imprese e tenuto per metà da docenti universitari, per metà da formatori aziendali. L’iniziativa ha avuto un discreto successo: abbiamo portato in università professionisti, artigiani, commercianti, impiegati e dirigenti di aziende private, tutti entusiasti ed emozionati come al primo giorno di scuola! Spesso, infine, le mie collaborazioni di ricerca mi portano all’estero, in particolare negli Stati Uniti: ho insegnato per un semestre alla Vanderbilt University di Nashville, dove torno regolarmente ogni anno. Una meta ideale, tra l’altro, per un amante della musica country come me…

Hai nostalgia per il Mugello? Quando ritorni cosa trovi di cambiato? In Mugello ho passato la maggior parte della mia vita; lì ho mia madre, quasi tutti i parenti e moltissimi amici. La nostalgia è naturale. La bellezza del paese e della campagna circostante, la vicinanza a Firenze, l’avere tutto il resto d’Italia a portata di mano sono pregi che non si apprezzano pienamente se non quando vengono a mancare. Purtroppo, per vari motivi, non mi capita molto spesso di tornarci. La cosa che mi colpisce maggiormente è che, quando cammino per strada, saluto ormai solo le persone dai quarantacinque in su… Per il resto, ogni volta che passo trovo sì delle piccole differenze, ma anche molte cose che sono piacevolmente uguali a se stesse. E’ curioso che molti miei amici hanno una percezione diversa: “Borgo non è più quello di una volta”, “Non credere che ritroveresti il paese che hai lasciato…”

Ai miei occhi, invece, risaltano di più i segni di continuità. Certo, si ha l’impressione che la crisi del 2008 abbia colpito duro, ma chi viene da una zona economicamente in difficoltà come la Sardegna avverte più il benessere residuo di quello perduto. Quando vedo un certo negozio ancora aperto, oppure una certa persona camminare in Malacoda come faceva vent’anni fa, è come se me ne fossi andato ieri.

Si vive bene dove ora sei? Cos’è che più ti soddisfa, e cosa non ti piace granché? La Sardegna è un posto straordinario, sia per le bellezze naturali, sia per il fascino della gente che la abita. Cagliari è una città di media grandezza con una qualità della vita piuttosto alta, ovviamente per chi ha la fortuna di avere un lavoro. Ci sono delle differenze culturali che, soprattutto all’inizio, è bene non sottovalutare. In genere, le persone sono molto più attente alle formalità. Mentre per noi toscani è abbastanza normale entrare in un bar e chiedere “un caffè”, per un sardo omettere il “buongiorno” e il “per favore” viene visto come una mancanza di rispetto. La stessa cosa succede se si dà del tu a sconosciuti; non vengono granché apprezzati neanche l’umorismo caustico e l’uso bonario delle offese, che fanno invece parte del Dna toscano. Però, una volta imparato come evitare gaffe del genere, personalmente ho trovato molto facile fare delle amicizie. Forse abbiamo avuto fortuna, ma appena trasferiti abbiamo subito conosciuto cinque o sei famiglie con cui abbiamo stretto un legame e con alcune delle quali ci vediamo ancora oggi: cosa non scontata per chi si sposta in una regione diversa non da giovanissimo. Anche il cibo è squisito, benché qualche volta mi trovi a rimpiangere alcuni prodotti della nostra terra. E’ vero che oggi nei negozi e nei supermercati si trova tutto, ma non la schiacciata mugellana e il pane toscano… Insomma, amici e parenti sanno cosa portare quando vengono in visita a Cagliari.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 11 settembre 2018

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