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Home»Copertina»Il genio non ha confini. Da Giotto a Brunelleschi
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Il genio non ha confini. Da Giotto a Brunelleschi

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Un genio è un genio. Eclettico, eretico, lo aspetti di qua e arriva di là. Il suo talento non ha ritegno. Ti spiazza. Spesso ti sorprende, addirittura. Immaginati Brunelleschi, fiorentino sì, ma lavorò anche quassù, a Scarperia. L’orologio che batteva le ore dalla torre del Palazzo dei Vicari è di sua mano. L’orologio, non la torre. Già, perché il talento fabbricava anche ‘orioli’. A guardar bene, si tratta di meccanismi in tutto simili alle combinazioni che inventò per la costruzione della cupola del duomo. Un sistema di carrucole, ruote, ganci necessari a tirar su, in alto, legname e pietre, a mettere in sicurezza le centinaia di persone che vi lavoravano (e infatti vi fu un solo morto, tale Nencino di Chello). L’una invenzione aiutò l’altra. L’orologio ha funzionato a lungo, per secoli, poi finì nelle segrete del palazzo. Fu rinvenuto anni fa e attribuito a ser Filippo dopo attento esame. Siccome l’artefice morì prima di riscuotere l’intero avere, un erede intentò causa contro Scarperia e il podestà pagò.

Secondo caso, un po’ meno eroico. Giotto, nientemeno. Il più grande, non c’è dubbio. Ancora in vita considerato insuperabile, di una sconvolgente modernità. È lui che porterà nell’arte della pittura il reale. Basta coi bizantinismi, con le Madonne finte, con l’arcaico. La modernità fa finalmente la sua apparizione sulle pareti di un convento, il Cristo in croce è un uomo che soffre. Giotto ebbe molteplici commissioni, dalla Chiesa, da re e da ricchi privati. Investì i ricavi, sontuosi, quasi sempre in Mugello, tra Vespignano e il Colle, comprò di tutto: vigne, case, poderi. Si narra che fosse molto attento al denaro benché dipingesse San Francesco e i santi. Così attento che di recente sono saltati fuori documenti che attestano pure prestiti a interesse, a un forte tasso di interesse, perfino da usuraio. Dal noleggio di un telaio a un tessitore ricavò ben oltre il lecito. Aveva una famiglia numerosa da campare, questo sì, troppe figlie da maritare, dunque con dote, e però avarizia e usura non erano virtù da ostentare. La verità? Il genio non ti mette al riparo dal vizio. 

Riccardo Nencini

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 febbraio 2019

Brunelleschi Giotto riccardo nencini
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