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Home»Copertina»Giotto e Dante: fu il Visconte di Ampinana a farli incontrare?
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Giotto e Dante: fu il Visconte di Ampinana a farli incontrare?

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Giotto, Dante e Giovanni di Buto

MUGELLO – Molti si sono cimentati in passato a discutere quest’affascinante argomento, forse uno dei più simpatici misteri della Storia. Dante e Giotto si conoscevano di persona e, in quel caso, qual era il rapporto tra i due: amicizia sincera, complicità o semplice rispetto reciproco? Certo, i due grandi s’influenzarono a vicenda celebrando l’altro nei propri scritti o dipinti, forse s’incontrarono a Padova o in una qualche altra trasferta, ma tutto è parecchio nebuloso, aleatorio. Scarsi gli indizi, assenti le prove documentarie, molte le supposizioni. Mi spiace deludervi, ma nemmeno io in questa sede posso mostrarmi a voi nei panni di Veritas, mitologica dea romana della verità sacrosanta; però proverò almeno a condividere con voi una mia idea ragionata. E questa idea conduce a un personaggio per svariati motivi ingiustamente trascurato fino ad oggi ma non certo secondario per il Mugello e la sua Storia; parlo di Giovanni di Buto, celebrato come merita in un mio libro, “Il visconte di Ampinana”. Giovanni detto Vanni dagli amici potrebbe essere davvero l’anello mancante, il personaggio legato a entrambi i Grandi della Storia che li fece incontrare. Premesso che i tre uomini furono tutti saltuariamente in Firenze tra il 1298 e il 1305, partiamo da un semplice antefatto. Dopo aver completato gli studi notarili, Vanni negli ultimi anni del Duecento è in città dove suo padre Buto esercita il commercio di legname in via Tornabuoni.

Lavorazione del legname nel XIV secolo

Non va dimenticato che allora Firenze era una realtà “provinciale” dove si conoscevano tutti! Giovanni e il padre fanno parte di quella borghesia cittadina di condizione agiata e il giovane si è inserito alla perfezione negli ambienti culturali cittadini; frequenta, sia pure come figura minore, il circolo dei poeti del dolce Stil Novo ed è lui stesso un fine prosatore. Conosce sicuramente Dante, punto di riferimento del gruppo poetico e che già fa parte degli organismi di potere cittadino. Immagino che il poeta abbia avuto simpatia per quel giovane talentuoso e istruito con il quale condivideva la fervida intelligenza e la passione per la rima; tra l’altro, alcuni passaggi poetici usati dal mugellano nei suoi scritti ricordano molto la metrica stilnoviana dell’Alighieri.

San Godenzo-interno dell’Abbazia

Questo primo incontro tra Dante e Giovanni di Buto ha diversi “seguiti” ben documentati; nel giugno 1302 nell’Abbazia di San Godenzo avviene il Convegno dei fuoriusciti ghibellini e guelfi bianchi. L’Atto conclusivo è redatto e sottoscritto, non a caso, proprio dal nostro amico notaio Giovanni di Buto da Ampinana.

l’Atto del convegno di San Godenzo

Davanti al mugellano si presenta Dante per firmarlo, forse addirittura dopo un primo incontro preliminare con il notaio. Si può ipotizzare che la presenza di Vanni, che Dante conosceva e di cui si fidava, abbia avuto il suo peso nella decisione del poeta di sottoscrivere le decisioni del Convegno. Dopo questa firma entrambi, quasi si fossero messi d’accordo, si defilano dalla “prima linea guerresca” e ipotesi contrarie restano solo fantasie.

Il castello di Poppi

Altro giro, altra corsa. Un ulteriore probabile incontro tra i due avviene verso il 1311 a Poppi, castrum dei Guidi che, come dimostrano gli atti notarili, in quel periodo ospitava il Visconte di Ampinana alias Giovanni di Buto,  tutore e amministratore dei beni di Guido Novello il giovane e fidato consigliere di sua moglie Parta. Quando si dice il caso, in quell’anno anche Dante arriva in Casentino e sosta proprio nel castello di Poppi dove, secondo diversi storici, scrive delle epistole per la contessa Gherardesca. A questo punto, ecco l’atteso colpo di scena che unisce ancora una volta i due personaggi; questa Gherardesca è la madre di Parta, la stimata protettrice del notaio. Insomma, Vanni e Dante riscuotono la fiducia incondizionata di madre e figlia, una condivisa strage di cuori familiare! Più difficile anche per me stabilire un legame tra Vanni e Giotto, ma provare non costa nulla. Gli indizi ci sono eccome. Coetanei, nati nella campagna mugellana a pochissimi chilometri di distanza, facevano parte entrambi della borghesia rurale e si ritrovarono a Firenze in “rampa di lancio” nello stesso momento, oggi si direbbe che erano i “vip” del tempo; impossibile che non si conoscessero. Tra l’altro voglio sottolineare che il mestiere di Giotto richiedeva sovente contatti con i rari commercianti di legname in Firenze; Vanni, conterraneo del poeta, era uno di questi e le due botteghe dei mugellani erano lì, a due passi l’una dall’altra. Ancora, è certa la presenza di entrambi e nello stesso periodo nel castello di Vespignano, all’epoca in parte guidesco.

Castello di Vespignano

Il pittore lo frequenta sicuramente dal 1318 in poi, il “visconte” ci stipula atti notarili fino al 1320 quando sistema alcune questioni ereditarie del defunto Guido Novello. Inoltre, Giovanni di Buto e Giotto, Visconte e Maestro, hanno nel castello una comune conoscenza, quella del notaio Francesco di Pagno, scelto da entrambi per la compravendita di terre in Mugello. Quando erano assenti i “titolari” il tutto avveniva tramite i rispettivi figli delegati, Francesco (prete in loco) e Lorenzo di Giovanni. Più avanti (siamo nel 1376) Vanni e Giotto, ormai nonni defunti, in qualche modo finalmente s’incontrano “post mortem”, quando il notaio Giovanni di Lorenzo, nipote di Vanni, stipula un contratto alla presenza e per conto di Paola, nipote di Giotto. Insomma, meglio che nulla, almeno i nipoti si sono sicuramente conosciuti!

Dante e Beatrice

Certo, quelli che ho elencato sono solo indizi, analogie, flebili tracce e, ribadisco, niente documenti. Posso comunque affermare che il Maestro e il Visconte si stimavano un casino e, conoscendo personalmente quest’ultimo, sono certo che quel furbastro non si sarebbe fatta scappare l’occasione di presentare Giotto a Dante. Ma poi a pensarci bene… entrambi mugellani, borghesi, con un profondo senso della famiglia, con tanti figli e alcuni continuano il mestiere del padre, veri geni poliedrici, abili mercanti, investono in terra e casolari nei luoghi d’origine, nascono e muoiono nello stesso lasso di tempo. Giotto di Bondone e Giovanni di Buto.. strano, guardando i loro nomi abbreviati diventano entrambi e incredibilmente GDB. Stai a vedere che ora salta fuori qualche oscuro segreto medievale? Scommetti che frugando tra vecchie formule esoteriche ed alchemiche magari scopro che erano… la stessa persona? Hai visto mai?

Fabrizio Scheggi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 aprile 2023

dante alighieri Fabrizio Scheggi Giotto Il visconte di Ampinana Mugello
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