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Home»News»In evidenza»I Canti Orfici di Dino Campana tradotti anche in russo
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I Canti Orfici di Dino Campana tradotti anche in russo

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MARRADI – Al Centro Studi Campaniani di Marradi esultammo quando Sergej Durasov scrisse di aver finalmente trovato un editore disposto a pubblicare la sua traduzione in lingua russa dei Canti Orfici di Dino Campana. Da tempo ne aveva completata la traduzione integrale, realizzata in gran parte durante un suo soggiorno a Marradi, ma aveva dovuto porla in un cassetto, aspettando di trovare un finanziamento. Ora “quel gran libro” di Campana a cui lo lega “una profonda compassione sia poetica sia umana”, è davanti a noi. Possiamo dare informazioni, non conoscendo il russo, solo sul suo aspetto esteriore: la copertina è consistente e con un’ accattivante immagine piena di colore, buone la rilegatura e la grammatura delle pagine; insomma una bella edizione!
Sappiamo che Sergej non ha dimenticato di ringraziare il Centro Studi Campaniani che gli mise a disposizione tutto il materiale biobibliografico in suo possesso, quando venne a visitarlo nel 2010.
Fu quella l’occasione in cui ci svelò che la citazione, unica fra le tante presenti nei Canti Orfici ad essere tra virgolette, era di Jurgis Kazimiroviĉ Baltrušajtis, poeta lituano che scriveva in russo. Il riferimento spicca al centro della sezione 14 de La Notte : Tutto era mistero per la mia fede , la mia vita era tutta “un’ansia del segreto delle stelle, tutta un chinarsi sull’abisso”.
Possiamo fare delle supposizioni su come e quando Campana conobbe Baltrusaitis di cui non parla quando lo psichiatra Pariani gli chiede spiegazioni, limitandosi a rispondere che si trattava di “ un poeta del tempo dei Romanoff”.
Sappiamo che Baltrusaitis fu amico di Papini, che frequentò il caffè delle Giubbe Rosse e che alcuni suoi versi, nella traduzione di Eva Amendola Kühn, furono pubblicati nel marzo 1912. Dato che Campana affermava di conoscere “le lingue meno il russo”, senz’altro lesse quella raccolta dal titolo La scala terrestre prima dell’inverno del 1913 quando consegnò Il più lungo giorno a Soffici e Papini , in quanto la citazione virgolettata compare anche nel manoscritto.

Quei versi sono fuor di dubbio di grande importanza, perché in essi sta la più chiara e completa definizione della vita del poeta: tutta tesa nell’ “ansia del segreto delle stelle”, nell’ “ansia” della poesia. Di questo ed altro ci parlerà Sergej Durasov, che abbiamo invitato ad uno dei numerosi eventi in programma quest’anno per celebrare il trentennale del Centro Studi, dedicato al poeta di Marradi.

Mirna Gentilini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 gennaio 2019

Canti Orfici Centro studi Campaniani Dino Campana Marradi
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