Close Menu
  • Home
  • News
  • Le Arti
  • Storia e storie
  • Personaggi
  • Palazzi e chiese
  • Opere
  • Scienza e tecnica
  • Teatro in Mugello
  • Libri
    • Gli Autori
    • Lo Scaffale mugellano
  • I collaboratori
Facebook Instagram
Ultime notizie
  • A Borgo un libro sulla resistenza dimenticata degli italiani in Montenegro
  • Alla scoperta del liberty dei Chini. Un’iniziativa dell’Unione dei Comuni del Mugello
  • Moving Vision: danza, cinema e talento in scena all Museo Spazio Brizzolari
  • San Piero a Sieve si prepara per la diciannovesima edizione di “Estemporanea”
  • A Vicchio la presentazione del libro “Il Mugello in camicia nera”
  • La seconda edizione del Marradi Art Festival
  • Di nuovo un gran successo al Verdi di Firenze per la Compagnia delle Formiche
  • Teatro e cinema, il programma della settimana al Corsini di Barberino di Mugello
Facebook X (Twitter) Pinterest Instagram YouTube
  • Italiano
    • English (Inglese)
Il Filo – Il portale della Cultura del Mugello
  • Home
  • News
  • Le Arti
  • Storia e storie
  • Personaggi
  • Palazzi e chiese
  • Opere
  • Scienza e tecnica
  • Teatro in Mugello
  • Libri
    • Gli Autori
    • Lo Scaffale mugellano
  • I collaboratori
Il Filo – Il portale della Cultura del Mugello
  • Italiano
    • English (Inglese)
Home»Palazzi e chiese»Barberino di Mugello»La Maestà di Moriano
7 Mins Read Barberino di Mugello

La Maestà di Moriano

1 commento7 Mins Read
Share Facebook Twitter Pinterest Copy Link LinkedIn Tumblr Email VKontakte Telegram
Condividi
Facebook Twitter Pinterest Email Copy Link
La Maestà di Moriano

BARBERINO DI MUGELLO – Con la loro presenza discreta punteggiano ogni angolo del paesaggio, compaiono d’incanto quasi ovunque, lungo le viottole di campagna, sui muri nelle vecchie case del borgo, ai crocevia delle strade più antiche.
I tabernacoli sembrano essere lì da sempre o comunque presenti dalle epoche più remote, qualcosa che appartiene alla nostra identità, al nostro costume, non solo riferimento di eterno pellegrinaggio terreno ma simbolo interiore di ricerca e di incontro con il soprannaturale, anche in luoghi lontani da quelli di culto. Una presenza semplice ma determinante nella composizione di un paesaggio unico che ha reso la nostra terra fra le più belle della Toscana.

Difficile immaginare il nostro territorio privo di queste particolari icone di fede. Ve ne sono di molto antichi, semplici e bellissimi, rari nella forma e nella struttura. Altri più recenti, fatica e devozione delle generazioni passate, saccheggiati, dimenticati, abbandonati. Tracce delle loro origini si perdono nella notte dei tempi fino alla cultura etrusca, adottati come simboli omaggianti le divinità del tempo protettrici delle case, delle strade, della campagna.

L’avvento del Cristianesimo li avrebbe mutati secondo i nuovi riti e un “moderno” pensiero di fede. Dai primi secoli dopo il Mille la loro diffusione ebbe un incremento costante che colse il proprio apice tra XV e XVI secolo, quando accanto alle strutture minori iniziarono a sorgere anche Cappelle e Maestà, piccoli ma veri e propri luoghi di preghiera spesso dedicati al culto mariano, secondo l’indole devozionale del tempo. Eretti lungo le più importanti vie di comunicazione per volere di enti monastici e signorie locali, erano spesso arricchiti da splendide pitture a fresco commissionate ai maggiori artisti del tempo, divenendo in breve veri e propri riferimenti strategici per la lettura geografica e la percorrenza del territorio. Vi fu un tempo, verso la metà del Cinquecento, durante il quale le Maestà, “prevaricando” il loro concetto di sacralità, avevano assunto un ruolo insostituibile nell’organizzazione territoriale di ogni comunità. La loro collocazione non era mai casuale, in molti casi indicava confini e limiti di proprietà, segnava ponti e luoghi favorevoli al guado dei fiumi, i crocevia delle strade più frequentate.

Questo valore basilare ed estremamente funzionale per la viabilità dell’epoca, resta ancora percepibile con la lettura della cartografia più antica riferibile alle Piante di Popoli e Strade, realizzata sul finire del Cinquecento dalla Magistratura dei Capitani di Parte Guelfa, lo stesso organismo cittadino che rilasciava il permesso per la costruzione di tabernacoli e Maestà. Su quelle carte, le piccole costruzioni sacre compaiono minuziosamente disegnate ai bordi delle strade, secondo tappe e distanze stabilite, indicandoci quali fossero al tempo le vie più importanti e i luoghi più frequentati del Mugello.

Anche la maestà di Moriano può ascriversi naturalmente in questo contesto paesistico-strutturale che caratterizzava il Mugello dopo il Cinquecento, inserendosi in un vastissimo reticolo di analoghe testimonianze devozionali ancora presenti in tutta la valle. Gli esempi più rappresentativi restano visibili in varie unità nella comunità di Scarperia, a San Piero a Sieve con il tabernacolo di Croce di Via presso la villa delle Mozzete, a Rupecanina e Campestri nel territorio di Vicchio e nella stessa area barberinese in prossimità della Badia di Vigesimo, non lontano dall’antica strada romana che vi transitava verso l’Appennino dello Stale.

ASF-Piante di Popoli e Strade-Tomo 121 c.644 – S.M. Collebarucci e S.Jacopo a Villanova, 1585 – particolare

Il tabernacolo di Moriano compare già riprodotto negli schizzi preparatori e nella carta ufficiale c644 delle Piante di Popoli e Strade redatta dai Capitani di Parte nel 1585, indicato al tempo come Cappella de’ Corsini, nel Piviere di San Giovanni in Petrojo, popolo di San Jacopo a Villanova. Il piccolo edificio è rappresentato lungo una delle strade principali che attraversava un’ampia zona agreste, divisa in appezzamenti appartenenti a proprietari diversi, dove insieme a quello dei Corsini si leggono i nomi di altre casate illustri come quella dei Medici, dei Gerini e degli Albizzi. La sua posizione geografica segnava un quadrivio importante, dove si intersecavano la via proveniente da Latera per Villanova con quella che da Barberino superato il Turlaccio, scendeva a Bilancino per scavalcare la Sieve al ponte di Campiano.

ASBM – Campione di Strade – Anton Giuseppe Rossi, 1778 – particolare

Una rappresentazione analoga ci è offerta dal Campione di Strade della Comunità di Barberino realizzato da Anton Giuseppe Rossi perito agrimensore, deputato all’opera dalla Magistratura Comunitativa barberinese nel luglio 1778. Nella sua grafica scarna e sintetica, l’opera mette in evidenza l’impianto stradale dell’epoca, dove la maestà di Moriano figura ancora come principale riferimento sulla Strada Maestra di Barberino, posta sull’unico crocevia in prossimità del Turlaccio, non lontano dall’antica chiesetta di San Miniato, della quale però non resta oggi alcuna traccia.

Di qualche decennio precedente (1747) è una breve descrizione dello storico Giuseppe Maria Brocchi che indica la cappella dedicata alla Santissima Concezione, affidata alle cure dei Marchesi Guadagni ma di patronato della Commenda Corsini di Santo Stefano martire. Un angolo della comunità ambito dalle maggiori signorie del tempo, già frequentato da personaggi illustri come Bartolomeo Corsini, autore degli “Annali di Barberino” e del “Torracchione Desolato” che oltre un secolo prima aveva avuto dimora, proprio in una casa del Turlaccio.

Maestà di Moriano

Sfuggita all’opera di sbancamento per la realizzazione dell’invaso di Bilancino solo grazie alla sua posizione altimetrica di pochi metri superiore al livello delle acque, la Maestà di Moriano mostra ancora la sua graziosa architettura, sofferente ma tenace alle ingiurie del tempo, collocata sul lungolago a fianco della SP131 e all’inizio del viadotto Calecchia per chi giunge da Barberino. Avvolta e quasi coccolata da un boschetto di cipressi, conserva intatti i propri caratteri originali ed il fascino degli edifici di culto più antichi.

 

Il piccolo loggiato che precede l’ingresso
Capitello dorico del loggiato d’ingresso
Lunetta laterale con inferriata a losanga

La struttura ha pianta rettangolare con copertura a capanna di tegole e coppi, sormontata da una piccola croce metallica. Una terza falda, aggettante sul piccolo loggiato d’ingresso, conclude un padiglione di copertura complesso ma esteticamente interessante. Di particolare eleganza il disegno prospettico, caratterizzato da due colonnette di pietra che sostengono la cancellata di ferro battuto e dividono le aperture laterali da quella principale, conferendo alla facciata un armonico movimento di spazi e volumi.

Maestà di Moriano – Interno

L’interno è semplice, con pavimento di cotto posato in diagonale e prende luce da due finestre laterali a lunetta inferriate a losanga. Tutte le pareti erano rivestite in origine, decorate con balze a motivi geometrici che il tempo e la caduta dell’intonaco hanno quasi completamente cancellato. Il presbiterio è rialzato di un gradino e conserva il piccolo altare dal quale è stata rimossa la pietra sacra. Sopra la mensa, semplici paraste con capitelli ionici, sostengono un elegante timpano arcuato, interrotto dal simbolo eucaristico dipinto sulla parete di fondo. Al centro della struttura è una bella edicola con cornice modanata di pietra che accoglie sporadici segni di una pittura a fresco ormai completamente rovinata. Fino a qualche tempo fa vi si leggeva la rappresentazione di una Crocifissione con alcuni santi in adorazione fra i quali erano riconoscibili la figura della Maddalena e quella di San Giovanni.

Il dipinto sopra l’altare

Ai lati dell’altare, nella parte inferiore, restano visibili due stemmi gentilizi di foggia e disegno speculare. I fregi, pur mostrando un normale decadimento dei colori dovuto al tempo e alle condizioni climatiche della cappella, conservano ancora perfettamente leggibile la propria fisionomia araldica, “d’azzurro ai tre gigli d’argento, alla banda di blu”.

Stemma a lato dell’altare

Una composizione che genera non poche perplessità di attribuzione in quanto assente nel repertorio araldico delle casate più illustri della Toscana e da adito a molteplici supposizioni; non ultima la concessione del patronato temporale a una casata forestiera o l’affidamento della cura a qualche canonico cadetto delle più note famiglie della zona.

Massimo Certini
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 aprile 2025

Barberino di Mugello Massimo Certini moriano tabernacoli
Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email Telegram Copy Link
Previous ArticleI Chini a Palazzuolo: la Cappella dei Caduti
Next Article Ed ecco l’istrice! Con i cambiamenti climatici non solo sparizioni ma anche nuovi arrivi

Related Posts

Copertina

A Borgo un libro sulla resistenza dimenticata degli italiani in Montenegro

Aprile 21, 2026
Copertina

Alla scoperta del liberty dei Chini. Un’iniziativa dell’Unione dei Comuni del Mugello

Aprile 20, 2026
Copertina

Moving Vision: danza, cinema e talento in scena all Museo Spazio Brizzolari

Aprile 20, 2026
Copertina

San Piero a Sieve si prepara per la diciannovesima edizione di “Estemporanea”

Aprile 20, 2026
Copertina

A Vicchio la presentazione del libro “Il Mugello in camicia nera”

Aprile 20, 2026
Copertina

La seconda edizione del Marradi Art Festival

Aprile 18, 2026
View 1 Comment

1 commento

  1. PAOLA POLI on Aprile 19, 2021 9:59 am

    Molto interessante! Chissà se prima o poi qualcuno potrà restaurarla…

    Reply
Reply To PAOLA POLI Cancel Reply

Facebook X (Twitter) Pinterest Instagram YouTube
© 2013 – 2026 Il Filo CF/P.IVA 05160370481 – Informazioni sul copyright
Web project by Polimedia – Siti che funzionano
  • Privacy Policy
  • Chi siamo
  • Redazione

Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

Blocco annunci abilitato!
Blocco annunci abilitato!
Il nostro sito web è reso possibile dalla visualizzazione di annunci pubblicitari online ai nostri visitatori. Sostienici disabilitando il tuo blocco degli annunci.