
BARBERINO DI MUGELLO – Domenica 30 Agosto, davanti ad una notevole cornice di pubblico, si è tenuto a Galliano il convegno “L’Ospedalino ritrovato”, organizzato dal gruppo degli “Amici di Galliano”. Il convegno ha avuto la doppia funzione di festeggiare l’avvenuto passaggio al patrimonio pubblico del piccolo oratorio e di presentare i risultati della tesi triennale svolta sugli affreschi da parte di Ginevra Cellai, che ha permesso di gettare una luce sui possibili autori degli affreschi gallianesi.
L’importanza dello stretto legame tra l’Ospedalino ed il paese di Galliano è stata al centro dell’intervento di Anna Nuti, assessore alla cultura del Comune di Barberino di Mugello, che ha sottolineato l’importanza di questa acquisizione da parte dell’amministrazione proprio in virtù dello stretto legame identitario che lega gli abitanti del paese con questo piccolo locale. Soddisfazione è stata espressa anche da Fulvio Giovannelli che, in qualità di predecessore dello stesso assessorato, ha avuto modo di seguire l’intero iter. In particolare ha sottolineato l’importanza dell’essersi affidati alla cura dell’avvocato Tommaso Tossani, la cui competenza e disponibilità ha permesso di trovare il modo per superare lo stato di impasse che sembrava ancora una volta bloccare ogni tentativo di passaggio di proprietà.

Il clou della serata è stato costituito dalla relazione di Ginevra Cellai. Ripercorrendo gli argomenti della propria tesi, dopo aver dato notizia del più antico documento su questo locale (costituito da un atto del 1226 nel quale viene indicato come “Spedale di S.Spirito di Galiano”), ha illustrato a tutti i convenuti l’iter metodologico utilizzato per arrivare all’attribuzione sugli autori degli affreschi, identificati in Paolo Schiavo e il figlio Marco il Rosso. L’attento uditorio è stato condotto così per mano nell’affascinante modo degli studiosi dell’arte dove, procedendo per confronti con opere della stessa epoca aventi lo stesso soggetto ed attraverso l’analisi di singoli particolari, si arriva a restringere sempre più il cerchio dei possibili autori, fino ad arrivare ad individuare l’artista che, anche in virtù della propria biografia, può essere considerato come il più probabile autore delle nostre opere, oltre a proporre una loro possibile datazione, identificabile negli anni sessanta del millequattrocento.
La professoressa Stella Sonia Chiodo, titolare del corso di Storia dell’Arte medievale all’Università di Firenze e correlatrice della tesi, ha espresso il proprio amore per il Mugello, da lei ritenuta una zona in cui ancora i luoghi ed il tessuto sociale non sono stati alterati dal turismo aggressivo presente invece in altre zone della nostra provincia. Grazie a ciò si possono trovare nel nostro territorio dei veri e propri “scrigni” che periodicamente ha piacere di visitare e studiare, tra i quali figura anche l’Ospedalino di Galliano. Ha quindi fatto un invito agli abitanti a considerare quella serata non come un punto di arrivo, ma come una tappa di un percorso che non si limiti alla sola salvaguardare dei dipinti e le mura, ma che permetta anche di individuare una sua rinnovata funzione, permettendogli così di conservare quel ruolo importante per la comunità che ha conservato fino ai giorni nostri.
Andrea De Marchi professore ordinario di Storia dell’arte medioevale all’Università di Firenze e relatore della tesi, dopo aver auspicato la realizzazione delle operazioni di restauro alle opere superstiti, che permetterebbero di chiarire tutti gli ultimi dubbi ancora presenti sia sugli autori che sull’identificazione dei santi raffigurati, e dopo aver dato alcune possibili indicazioni operative, si è soffermato sulla pluralità di funzioni che questo locale ha avuto nel corso della sua storia. In particolare si è soffermato sull’analisi del misterioso stemma presente nell’architrave della porta interna dove, sopra l’immagine del castello, sembra essere raffigurata l’immagine di una botte. Cosa dunque che sottolinea ancora di più l’aspetto di accoglienza e convivialità che questo luogo aveva nei confronti delle persone, che non va perduto, come dimostra la mobilitazione e l’attaccamento che ancora il paese nutre per questo luogo.
A conclusione è stato proiettato un breve video ricavato da un’intervista audio registrata qualche decennio fa dai nipoti alla celebre “nonna Paolina” nella quale ricorda degli episodi vissuti assieme al proprio padre Raffaello Tegli detto “Cecconi”. Entrambi sono state le ultime persone che hanno svolto, per conto della comunità, il compito di assistenza e cura dei “gettatelli” lasciati all’Ospedalino. Attraverso questa testimonianza il pubblico è stato proiettato in un’altra epoca, caratterizzata sicuramente da condizioni di vita difficili e dure, ma in cui era ancora presente un forte sentimento di solidarietà nella quale l’Ospedalino giocava un ruolo importantissimo.
La speranza di tutti al termine della serata è stata dunque quella di poter vedere quanto prima l’inizio dei lavori di restauro in modo tale che, come preannunciava il prof. De Marchi, ognuno possa farsi nuovamente sorprendere da questo edificio, che ha ancora tanto da dire anche alle nuove generazioni.

Leonardo Cerbai
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 Settembre 2025

