MUGELLO – Fosse un santo, sarebbe il patrono… dei bibliotecari mugellani! Santo non è ma Francesco Baccini fu un importante uomo di cultura e grande appassionato di storia locale. Ce ne ricorda la figura, i meriti e le curiosità Fabrizio Scheggi, che con questo articolo avvia sulle pagine della sezione cultura del Filo la pubblicazione di ritratti di personaggi famosi del Mugello.
Nel paese di Barberino di Mugello nacque il 7 aprile 1851 Giuseppe Baccini. Di famiglia povera, rimase presto orfano di entrambi i genitori e fu costretto ad arrangiarsi come poteva; non per questo si perse d’animo e affrontò una formazione scolastica da autodidatta fino al conseguimento, con costanza e sacrifici, della laurea in Farmacia. Da quel momento alternò studio e amore per la letteratura al lavoro nella farmacia di Barberino dove acquisì l’esperienza necessaria per andare poi a Firenze nella storica bottega del Canto alle Rondini di cui diventò in seguito titolare. Si trattava di un ritrovo speciale per bibliotecari, archivisti e appassionati bibliofili e per lui fu una vera ispirazione, ci sguazzava alla grande tanto che, pur continuando a fare lo speziale, divenne Regio delegato scolastico per il Mugello e iniziò una collaborazione con la Biblioteca Nazionale come “impiegato straordinario” (1899). Ormai non era più un giovanotto, però era davvero un “impiegato straordinario” tanto da lasciare in quella Biblioteca molte tracce del suo lavoro. Rammento qui alcune sue preziose attività; l’inventario del Fondo Niccolò Tommaseo, fonte informativa preziosa per gli studiosi, le accurate ricerche d’archivio fino a diventare esperto delle fonti manoscritte, la riscoperta di Bartolomeo Corsini e del suo capolavoro, “Il Torracchione desolato” (1887), la pubblicazione del carteggio Cambray Digny. Grazie alla sua competenza sui documenti antichi stroncò le false voci che cercavano di spostare i natali di Giotto a Firenze convincendo persino Giosuè Carducci e facendosi promotore e protagonista del comitato per il monumento al grande artista. Col tempo, fece carriera nelle biblioteche governative e rimase nella Biblioteca nazionale fino alla morte, avvenuta a Firenze il 17 novembre 1922. Nel corso della sua carriera diventò un vero appassionato ed esperto di storia locale, autore di numerose pubblicazioni e collaboratore di riviste e giornali. Una delle attività più importanti di Baccini fu la fondazione di un bollettino che dal 1902 prese il nome di “Giotto, Bollettino storico letterario artistico del Mugello“, fonte autorevole della storia locale. Un altro aspetto rilevante è rappresentato dal cosiddetto “Carteggio Baccini”, insieme di documenti storici, lettere (più di tremila) e schede lasciati dal mugellano catalogati e depositati dal 1940 presso la Biblioteca Marucelliana. Fu pure Ispettore per i monumenti della valle e, se fosse dipeso da lui, avrebbe incentivato la salvaguardia di tanti monumenti storici che oggi giacciono spesso in uno stato di totale abbandono. Insomma, non voglio farvela lunga più di tanto, vi basti sapere che il nostro Baccini fu un personaggio poliedrico e superattivo, un grande appassionato della storia del Mugello, molto peggio di me. Il che è tutto dire.
A questo punto sento il dovere di raccontarvi pure un paio di aneddoti sul Baccini uomo visto che in proposito è stato scritto pochissimo anche perché in verità si sa pochissimo. Prima di tutto, devo dirvi che era talvolta esageratamente critico verso gli altri scrittori tanto da apparire come uno che cercava la polemica a tutti i costi; penso che forse il suo amore per la nostra terra e la grande cultura gli rendessero insopportabile gli strambotti che venivano pubblicati. Inoltre, era un bravissimo oratore che sapeva affascinare il pubblico ma che aveva una loquacità proverbiale e a volte eccessiva. Si racconta che durante le conferenze, molti avevano un vero terrore a dare la parola al Baccini temendo di fare …notte fonda!
Infine, spettegolando ancora un pochettino vi dirò che ebbe una particolare intesa con Marianna, la terza e ultima figlia del conte Luigi Guglielmo Cambray Digny con la quale fece delle ricerche approfondite. Ora, non voglio indagare troppo su quali fossero queste ricerche, sarei troppo malizioso anche se dubito che per la ragazza manifestasse soltanto un interesse letterario; difatti, il nostro uomo aveva pure un bel risvolto carnale, una certa “esuberanza” e una vera passione per l’erotismo. Nel 1913 pubblicò il “Dizionario dell’amore” e poi diresse la “Bibliotechina grassoccia”, collana di curiosità amatorie nella quale si possono leggere canzonette come la seguente:
“Ditemi vita mia, vi piaceria che vi stringessi per la mano?
Sì vita mia, purché stringessi piano.
Ditemi vita mia, se vi tocchassi il bianco petto e poi ve lo baciassi?
Sì vita mia, pur ch’anco m’abbracciassi…”
e via dicendo… Insomma, Baccini fu sicuramente un grande bibliotecario ma la testa per sua fortuna non la mantenne sempre e soltanto in mezzo ai libri…
NOTA DELL’AUTORE – Notizie attinte e rielaborate dal mio libro “Furono protagonisti” (2019) e da altre fonti
Fabrizio Scheggi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 marzo 2026


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