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Home»Eventi e stagioni»RECENSIONE – Un patto col proprio carnefice, “nel castello di Barbablù”
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RECENSIONE – Un patto col proprio carnefice, “nel castello di Barbablù”

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VICCHIO – “Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l’erba che verdeggia” , ripete una voce dalla torre più alta del Castello a Bianca, che aspetta invano il fratello che venga a salvarla dall’ira funesta di Barbablù.

Ed è proprio “Nel Castello di Barbablù” che ha inizio la drammatica e sorprendente avventura di Bianca nella pièce dei Kuziba, con la regia di Raffaella Giancipoli. L’associazione teatrale di Ruvo di Puglia ha portato in scena la fiaba di Perrault al Teatro Giotto di Vicchio, in occasione della rassegna “Piccoli Incanti. Spettacoli per grandi cuori”.

Scritta dal francese Charles Perrault con il titolo di “Barbablù” è una delle fiabe che viene meno raccontata ai bimbi poiché è molto inquietante e fa paura. Se poi viene rappresentata a teatro, lo spavento si tocca con mano, non si possono prendere le distanze. Ma, in questo caso, la regista ha fatto un ottimo lavoro: apportando delle modifiche al testo originale, ha creato una versione con gli ingredienti giusti per temperarne l’horror. La particolarità del testo dei “Kuziba” sta nel fatto che tutto il suo viaggio avventuroso non si rivela altro che un sogno della protagonista. Bianca è una ragazzina curiosa e disubbidiente e nel sogno mira ad avere in sposo un ricco signore proprietario di un castello, che ha un segno inconfondibile: una lunga e folta barba blu.

Fidandosi da subito di quel castellano dall’apparenza normale (se non fosse per il colore della barba), e non curandosi dei consigli della madre, con una alternanza di danze e inseguimenti, i due personaggi della fiaba si innamorano ed insieme riescono a sognare.

Ma come le gioie violente hanno violenta fine, la storia di Bianca sembra simile a quella di molte donne che scelgono come compagno di vita una persona distruttiva, non dando peso agli avvertimenti altrui. Anzi, convinte che poi “la sua barba non è poi così blu”, finiscono col sottoscrivere un patto con il loro carnefice.

La scenografia (di Bruno Soriato) è stata caratterizzata dalla presenza di una straordinaria invenzione “leonardesca” (un ponte girevole con tavoli, porte, portoni e lunghi corridoi) e da una serie di effetti speciali. Mentre i tre attori sul palco (Livio Bernardi, Rossana Farinati e Annabella Tedone) hanno dato vita ad altrettante sorprendenti performance, vestendo i panni di più personaggi e lasciando tutti gli spettatori – grandi e piccini – a bocca aperta. Soprattutto hanno saputo costruire con i bambini presenti in sala un feeling naturale nell’insegnare loro come sconfiggere i mostri, trasformando situazioni pericolose dove ormai tutto sembra perduto, in un gioco facendo così sparire inquietudini e angosce perché “se i sogni diventano pericolosi, bisogna intervenire”.

Carla Gabellini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 19 Febbraio 2020

recensione Teatro Giotto di Vicchio vicchio
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