Close Menu
  • Home
  • News
  • Le Arti
  • Storia e storie
  • Personaggi
  • Palazzi e chiese
  • Opere
  • Scienza e tecnica
  • Teatro in Mugello
  • Libri
    • Gli Autori
    • Lo Scaffale mugellano
  • I collaboratori
Facebook Instagram
Ultime notizie
  • La guerra di Petrarca contro gli Ubaldini in Mugello: quando la penna diventa una spada
  • PERSONAGGI STORICI – Marco da Gagliano, un compositore moderno
  • Le Vie degli Dei tra Firenze e Bologna. Una riflessione tra la realtà e l’immaginazione – Parte 1
  • L’antica storia del Molino dei Lotti, a Firenzuola
  • “San Francesco, l’anima e il corpo”, il ciclo d’incontri organizzato dalla Congregazione del Terz’Ordine Francescano di San Carlo
  • San Francesco e le stimmate: a Sant’Agata un itinerario figurato dal libro alla tela
  • Al Garibaldi di Scarperia un corso su proiezioni, note critiche, notizie e riflessioni sul cinema
  • Aspettando Ingorgo Letterario: a Borgo San Lorenzo una cena per il compianto Sir Edward Evans
Facebook X (Twitter) Pinterest Instagram YouTube
  • Italiano
    • English (Inglese)
Il Filo – Il portale della Cultura del Mugello
  • Home
  • News
  • Le Arti
  • Storia e storie
  • Personaggi
  • Palazzi e chiese
  • Opere
  • Scienza e tecnica
  • Teatro in Mugello
  • Libri
    • Gli Autori
    • Lo Scaffale mugellano
  • I collaboratori
Il Filo – Il portale della Cultura del Mugello
  • Italiano
    • English (Inglese)
Home»Eventi e stagioni»RECENSIONE – Un patto col proprio carnefice, “nel castello di Barbablù”
3 Mins Read Eventi e stagioni

RECENSIONE – Un patto col proprio carnefice, “nel castello di Barbablù”

Nessun commento3 Mins Read
Share Facebook Twitter Pinterest Copy Link LinkedIn Tumblr Email VKontakte Telegram
Condividi
Facebook Twitter Pinterest Email Copy Link

VICCHIO – “Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l’erba che verdeggia” , ripete una voce dalla torre più alta del Castello a Bianca, che aspetta invano il fratello che venga a salvarla dall’ira funesta di Barbablù.

Ed è proprio “Nel Castello di Barbablù” che ha inizio la drammatica e sorprendente avventura di Bianca nella pièce dei Kuziba, con la regia di Raffaella Giancipoli. L’associazione teatrale di Ruvo di Puglia ha portato in scena la fiaba di Perrault al Teatro Giotto di Vicchio, in occasione della rassegna “Piccoli Incanti. Spettacoli per grandi cuori”.

Scritta dal francese Charles Perrault con il titolo di “Barbablù” è una delle fiabe che viene meno raccontata ai bimbi poiché è molto inquietante e fa paura. Se poi viene rappresentata a teatro, lo spavento si tocca con mano, non si possono prendere le distanze. Ma, in questo caso, la regista ha fatto un ottimo lavoro: apportando delle modifiche al testo originale, ha creato una versione con gli ingredienti giusti per temperarne l’horror. La particolarità del testo dei “Kuziba” sta nel fatto che tutto il suo viaggio avventuroso non si rivela altro che un sogno della protagonista. Bianca è una ragazzina curiosa e disubbidiente e nel sogno mira ad avere in sposo un ricco signore proprietario di un castello, che ha un segno inconfondibile: una lunga e folta barba blu.

Fidandosi da subito di quel castellano dall’apparenza normale (se non fosse per il colore della barba), e non curandosi dei consigli della madre, con una alternanza di danze e inseguimenti, i due personaggi della fiaba si innamorano ed insieme riescono a sognare.

Ma come le gioie violente hanno violenta fine, la storia di Bianca sembra simile a quella di molte donne che scelgono come compagno di vita una persona distruttiva, non dando peso agli avvertimenti altrui. Anzi, convinte che poi “la sua barba non è poi così blu”, finiscono col sottoscrivere un patto con il loro carnefice.

La scenografia (di Bruno Soriato) è stata caratterizzata dalla presenza di una straordinaria invenzione “leonardesca” (un ponte girevole con tavoli, porte, portoni e lunghi corridoi) e da una serie di effetti speciali. Mentre i tre attori sul palco (Livio Bernardi, Rossana Farinati e Annabella Tedone) hanno dato vita ad altrettante sorprendenti performance, vestendo i panni di più personaggi e lasciando tutti gli spettatori – grandi e piccini – a bocca aperta. Soprattutto hanno saputo costruire con i bambini presenti in sala un feeling naturale nell’insegnare loro come sconfiggere i mostri, trasformando situazioni pericolose dove ormai tutto sembra perduto, in un gioco facendo così sparire inquietudini e angosce perché “se i sogni diventano pericolosi, bisogna intervenire”.

Carla Gabellini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 19 Febbraio 2020

recensione Teatro Giotto di Vicchio vicchio
Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email Telegram Copy Link
Previous ArticleL’Arte dell’Accoglienza: in Mugello le opere di Jonida Xherri
Next Article I giorni belli di Carducci nel Mugello

Related Posts

Copertina

“San Francesco, l’anima e il corpo”, il ciclo d’incontri organizzato dalla Congregazione del Terz’Ordine Francescano di San Carlo

Ottobre 11, 2026
Copertina

San Francesco e le stimmate: a Sant’Agata un itinerario figurato dal libro alla tela

Ottobre 10, 2026
Copertina

Al Garibaldi di Scarperia un corso su proiezioni, note critiche, notizie e riflessioni sul cinema

Ottobre 10, 2026
Copertina

Aspettando Ingorgo Letterario: a Borgo San Lorenzo una cena per il compianto Sir Edward Evans

Ottobre 10, 2026
Copertina

Al Museo Brizzolari prosegue il ciclo d’eventi legato a “Sfumature del Rosa – Oltre il Silenzio”

Ottobre 9, 2026
Copertina

A Barberino la mostra “L’Oriente guarda al Rinascimento”

Ottobre 8, 2026
Add A Comment
Leave A Reply Cancel Reply

Facebook X (Twitter) Pinterest Instagram YouTube
© 2013 – 2026 Il Filo CF/P.IVA 05160370481 – Informazioni sul copyright
Web project by Polimedia – Siti che funzionano
  • Privacy Policy
  • Chi siamo
  • Redazione

Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

Blocco annunci abilitato!
Blocco annunci abilitato!
Il nostro sito web è reso possibile dalla visualizzazione di annunci pubblicitari online ai nostri visitatori. Sostienici disabilitando il tuo blocco degli annunci.