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4 Mins Read Copertina

Rivoluzione!

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Giovanni da Fiesole, detto “Beato Angelico” (1450 – 1452 c.a.) – Pala di Bosco ai Frati
“Madonna con Bambino” con i santi Antonio da Padova, Ludovico di Tolosa, Francesco (a sinistra),
Cosma, Damiano e Pietro Martire (a destra)
tempera su tavola (1450 – 1452 c.a.) – 174 x 173 – Firenze, Museo di San Marco

MUGELLO – Questa si che è una rivoluzione: restituire le opere raccolte nei musei alle chiese originarie. Il sasso lanciato nello stagno da Eike Schmidt, il direttore, spalanca un mondo proprio perché inverte una tendenza secolare. Le opere d’arte di matrice religiosa vennero commissionate da famiglie nobili e da pievani per chiese e conventi disseminati tra città e campagna. Anche nei borghi più sperduti, fino all’Ottocento, ti imbattevi in tavole di bellezza sorprendente, in magnifiche sculture concepite per vivere all’interno di strutture ecclesiastiche. Spesso, quelle opere, richiamavano il luogo che le ospitava: il nome del santo dipinto si legava alla chiesa, e così il busto del protettore o l’affresco. Un legame sinergico, interrotto con la nascita dei musei. Attenzione:  benvengano i musei. Tutelano un patrimonio artistico ineguagliato che diversamente sarebbe scomparso o comunque si sarebbe deteriorato. Schmidt, infatti, non immagina di svuotare i musei fiorentini. Propone di ricollocare nei luoghi di origine alcune opere, a cominciare dalla Madonna Rucellai di Duccio di Boninsegna, oggi agli Uffizi, creata per Santa Maria Novella.

Bene, veniamo a noi, al Mugello. Quassù sono rimaste solo deboli tracce di un passato davvero stupefacente. L’elenco delle opere che hanno preso la via dei musei fiorentini, per non dire dei musei di mezzo mondo, è sconfinato. Le più significative? Eccole.

La Pietà di Luco di Mugello, opera di Andrea del Sarto

Il ‘Compianto sul Cristo morto’ di Andrea del Sarto, ieri nel convento di Luco, oggi alla Galleria Palatina. Se ne era invaghito il Granduca e se lo regalò. ‘Madonna con Bambino e Santi’ del Beato Angelico, ieri nel convento del Bosco ai Frati, oggi in San Marco. Una pala del Botticelli, ieri nella cappellina medicea al Trebbio, oggi a Firenze. La spettacolare ‘Pala dello Spedalingo’ di Rosso Fiorentino, ieri nella chiesa di Santo Stefano a Grezzano, oggi agli Uffizi, una delle opere più sconvolgenti del primo manierismo se ascolti il Vasari.

Nicolas Froment (1461)- Il trittico – “Resurrezione di Lazzaro” (al centro), “Gesù in casa di Marta” (a sinistra) e “Lavanda dei piedi” (a destra) olio su tavola – 175 x 134 (centro), 176 x 66 (ognuno dei due sportelli) Firenze, Galleria degli Uffizi

E poi Madonne in terracotta del Buglioni e dei Della Robbia oggi al Bargello, il ‘Trittico’ del Froment ieri al Bosco ai Frati e oggi agli Uffizi, nonché una pala del Baldovinetti, nonché un affresco dell’Allori strappato da Santa Maria a Olmi, nonché una Madonna di Andrea del Castagno, nonché nonché nonché! E taccio sulla ‘Madonna della mela’ attribuita a Donatello, ieri in una casa privata a Scarperia, oggi al museo Bardini. Chissà come ci arrivò, mah…

Madonna della Mela è un’opera in terracotta attribuita a Donatello o a Luca della Robbia e conservata nel Museo Bardini a Firenze. Misura 90×64 cm ed è databile al primo quarto del Quattrocento.

Sta di fatto che nella terra per eccellenza dei Medici di quella storia è rimasto ben poco. Capisco, è inimmaginabile riportare tutto a casa. Manutenzione, sorveglianza, sicurezza, tuttavia qualcosa si può fare, signor Schmidt. Ne basterebbe una, di opere, una tra le tante, quella che ha il legame più stretto con questa terra. Azzardo: la ‘Madonna con Bambino e Santi’ dell’Angelico. Il pittore è mugellano, di Vicchio per la precisione. La pala si trovava nel convento del Bosco, il più caro a Cosimo il Vecchio, il patriarca della casata proveniente dal Mugello. Nel convento svetta un crocifisso attribuito a Donatello, che nei pressi ebbe in dote un podere regalato proprio dai Medici per trarlo dalla povertà. La sua casa è quella, senza ombra di dubbio.

La Madonna di faccia al figlio morto sulla croce.

Riccardo Nencini
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – maggio 2020

Bosco ai Frati riccardo nencini
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View 3 Comments

3 commenti

  1. PAOLA POLI on Giugno 2, 2020 9:39 pm

    Sarebbe bello se queste opere venissero esposte anche solo temporaneamente nei loro siti originali in una sorta di mostra ‘itinerario’ nel Mugello.

    Reply
  2. Giuseppe Moschi on Giugno 4, 2020 9:22 am

    Condivido pienamente l’iniziativa di Stefano Passiatore e la proposta di Riccardo Nencini.

    NELLA MIA OSSERVAZIONE AL PIANO STRUTTURALE , SOSTANZIALMENTE APPROVATA pag. 4 ho scritto quanto segue :
    “……….La Metropolitana dovrebbe svolgere il servizio fino a Dicomano anche se con cadenza da calibrare in relazione alla domanda effettiva.
    Tutte le Stazioni della Metropolitana del Mugello, San Piero a Sieve, Borgo San Lorenzo, Vicchio e Dicomano dovranno essere trasformate per la funzione di Cerniera intermodale ( Auto, Bus, Camper, Bike-sharing, etc… ) e di Nuova Piazza del Comune servito.
    Dovranno inoltre essere stipulate convenzioni con i Musei Fiorentini per invitarli ad esporre nelle Gallerie delle Nuove Stazioni della Metropolitana del Mugello, parte delle numerose opere d’arte tenute nei depositi che attualmente non possono essere esposte per mancanza di spazi……..”

    Reply
  3. Pingback: » La visita del Direttore degli Uffizi in Mugello: obiettivo, una collaborazione per iniziative comuni

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