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Home»Copertina»Una vita per il teatro: in ricordo di Fausto Zanieri, a trent’anni dalla scomparsa
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Una vita per il teatro: in ricordo di Fausto Zanieri, a trent’anni dalla scomparsa

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Fausto Zanieri con sua moglie Vanda Ciolli

BORGO SAN LORENZO – Ricorrono oggi, venerdì 6 ottobre, i trent’anni dalla scomparsa di Fausto Zanieri. All’anagrafe Giuseppe Zanieri, nato il 27 ottobre 1924 da Alfredo Zanieri, sarto di Borgo San Lorenzo, e Marietta Canari, dimostrò fin da giovane una forte vicinanza al mondo artistico, che lo portò da giovanissimo a frequentare la scuola d’Arte drammatica di Firenze. Lasciati gli studi artistici per motivi familiari, si trasferì a Roma per frequentare l’ISEF, per poi tornare in Mugello ed insegnare per qualche anno ginnastica a quelle che adesso sono le scuole medie. Dopo vari concorsi, trovò lavoro presso l’ufficio di collocamento di Borgo San Lorenzo, diventandone negli anni il Direttore. Sposato con Vanda Ciolli, ebbe due figli, Paolo e Maria Paola Zanieri.

“Ma per fortuna una notte di luna..” Marzo 1988. In alto da sx: Maria Paola Zanieri (figlia di Fausto), Lucia Pecorini, Angela Santoni, Paola Leoni e suo marito Luca Di Pisa, Vanna Cavaciocchi; In basso da sx: Roberto Fiorelli, Fausto Zanieri, Francesca Borselli e Marco Paoli

Nel corso della sua vita l’attaccamento al mondo artistico non scomparì mai: dalla danza alla scultura di piccoli oggetti in legno, dalla realizzazione di veri e propri pupazzi fatti a mano alla pittura, Fausto amava spaziare in tutti gli ambiti dell’arte. Ma il grande amore, quello nato ai tempi della scuola d’arte e ha portato avanti fino ai suoi ultimi giorni, era il teatro.

Il logo della “Filodrammatica Fausto Zanieri”

La prima esperienza con una compagnia fu nel 1950 con quella chiamata “Velox”, nata da Fausto e dall’amica e compagna della scuola d’Arte Luciana Bini: intorno ai due si riunì un gruppo di persone che gli permise di portare in scena testi di Pirandello, Cecov e Wilde, arrivando a partecipare perfino a concorsi regionali e nazionali, togliendosi anche delle soddisfazioni salendo sul gradino più alto del podio. Con il tempo il gruppo cambiò nome e volti, passando dalla “Filodrammatica di Borgo San Lorenzo” alla “Compagnia Fausto Zanieri”, fino a prendere il nome di “Compagnia Anneiano”, antico nome del comune mugellano.

Il logo della “Compagnia Anneiano” disegnato da Fausto Zanieri

Fausto, sia come attore che come regista (e come disegnatore di locandine, che realizzava personalmente a mano per ogni spettacolo), portò nei teatri della zona, con un cast di attori amatoriali, commedie in vernacolo fiorentino ed in italiano: storiche le messe in scena di “Ma per fortuna una notte di luna”, “L’acqua cheta”, “Castigamatti”, “A.A.A. Sicario Cercasi” e “Abbasso i mariti”, che ebbero numerose repliche ed un discreto successo di pubblico.

La “Compagnia Anneiano” in scena per “Queste mogli”, 1989

Ma l’amore per il teatro era talmente grande che volle togliersi la soddisfazione di scrivere, dirigere e recitare un’opera tutta sua: si tratta di “Queste mogli”, un’opera che vede “un uomo a confronto con se stesso che riesce a vincere un complesso nei confronti della moglie, ed allo stesso tempo una donna che scontrandosi con gli altri, riesce a dare ordine al suo modo di agire nei confronti del marito”. Scomparso il 6 ottobre del 1993, la compagnia continuò per qualche anno a portare in scena commedie come “Il Gatto in Cantina”, ma senza la spinta del vulcanico direttore, cessò la sua attività poco dopo.

Fausto Zanieri (al centro) con gli attori dopo la messa in scena della commedia “A.A.A. Sicario Cercasi”

Per concludere, condividiamo un estratto di un’intervista fatta pochi mesi prima dalla sua scomparsa proprio a Il Filo del Mugello, dove alla domanda “Che cos’è il teatro per Fausto Zanieri”, lui rispose così: “Mi interessa il teatro per ciò che è, senza sconfinamenti nella politica o in ambiti sociali che non gli sono propri. Per questo il livello resta amatoriale, anche se così non si possono fare programmi a lunga scadenza e si resta fuori dal giro dei sovvenzionanti pubblici. Il teatro vero però esige spontaneità: ho avuto tanti gruppi, soprattutto di giovani, magari aiutando qualche insegnante a metter su qualche spettacolo con i bambini, anche se spesso i presidi non colgono il valore formativo del fare teatro. Adattandosi ai testi, poi, si impara ad inserirsi nella vita, che di adattamenti e di ‘bon ton’ ha una necessità spesso misconosciuta degli stessi genitori”.

A.P.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 ottobre 2023

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