
BORGO SAN LORENZO – Nei tanti ricordi della nostra vita, penso che quelli del S. Natale siano i più dolci e suggestivi: chi non ricorda l’attesa di questa festa, la festa della nascita del Salvatore, fin da quando eravamo piccolissimi e le nonne, ci ripetavano quelle nenie e quelle preghiere “casalinghe” che subito imparavamo a memoria:
Oggi è nato un bel bambino
bianco, biondo e ricciolino.
Nato è in terra il Re del cielo,
sol per nostro amore e zelo,
fame, sete, caldo e gelo
già patisce il piccinino…
E poi prima di coricarsi la mamma ci faceva recitare nei giorni in cui si celebrava la novena di Natale:
Vieni vieni Gesù Bambino
a riposare sul mio lettino
vieni vieni che ti aspetto
vieni vieni non tardare
senza Te non posso stare.
Già, la novena di Natale che a Borgo San Lorenzo veniva celebrata il pomeriggio nella Pieve, all’Oratorio del SS Crocifisso e, infine, dalle “Monachine” dove al di qua della grata si sentivano le voci angeliche delle monache che cantavano le lodi al Signore che stava per nascere e l’acclamazione: “Regem venturum Dominum – venite adoremus” che i fedeli ripetevano a ‘una voce’, poi la Benedizione Eucaristica e, infine quella splendida melodia scritta e musicata da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori:
Tu scendi dalle stelle, o re del cielo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo.
O Bambino mio divino,
io ti vedo qui a tremar;
o Dio beato !
Ahi quanto ti costò l’avermi amato!
Ahi quanto ti costò l’avermi amato!
A scuola, dalla maestra Ida Pini, veniva la signorina Anna Cipriani ad insegnarci le laudi natalizie : “Adeste fideles”, “Astro del ciel” e, appunto, “Tu scendi dalle stelle” e durante il giorno con i miei compagni di scuola ci trovavamo dai Salesiani, che alle 17 ci portavano alla novena all’Oratorio del SS.Crocifisso poi, a scuola, era sempre la maestra che ci faceva fare la “letterina” (c’erano in vendita delle “letterine” veri capolavori) servendosi di un foglio di quaderno che decoravamo con i “pastelli Giotto”…e in cui scrivevamo al babbo (guai a chiamarlo papà) tutti i nostri buoni proponimenti che avremmo portato a termine sempre con l’aiuto “di Gesù Bambino”.
Poi, all’ora di pranzo, mettevamo sotto il piatto del babbo la letterina e lui la leggeva e i suoi occhi si riempivano di lacrime ma erano lacrime di gioia… e in quel momento sparivano, grazie a Gesù Bambino, tutte le pene e gli affanni che i nostri padri, in periodi non facili, portavano sulle loro spalle.
Nei giorni che precedevano il Natale, le strade, tutte illuminate, piene di negozi – allora non c’erano gli anonimi “grandi magazzini” – pullulavano di gente e, a sera, quando tornavamo dalla Novena, in genere con le nonne o le zie, insistevamo per una sosta dal Bazar, dalla Belisaria, da Tito o dalla Carciofina dove “mangiavamo con gli occhi” i bei cieli stellati di carta colorata, i pastori provenienti da “Bagni di Lucca” e, alla fine, insistevamo tanto che qualcosa portavamo a casa : o una pecorina del Paraguay, o capretta da mettere sulle montagne di cartapesta.
Tutti facevano il presepe: non c’era bottega che non avesse – seppur piccolo – un presepe…e poi nelle scuole …nell’ospedale, negli ambulatori; il Comune, invece, addobbava il grande albero (un cedro del libano) davanti alla Corallina con sotto la scritta “Buone feste”…un grandissimo cedro del Libano che purtroppo, giorni fa, è stato abbattuto perché pericolante…ma davanti al cedro del Libano, nella stessa piazzetta al Bar della Corallina, Mario faceva il suo bel presepe ben visibile non solo per gli avventori ma anche per la gente di passaggio e per i viaggiatori che in quella piazzetta attendevano il passaggio delle corriere.
Ricordo che (avevo sei anni) insistei per andare alla Messa di Mezzanotte e, alla fine, la mamma acconsentì: ecco che quella serata la descrive, per me, il poeta Pietro Mastri:
C’era un silenzio
come d’attesa
lungo la strada
che andava alla chiesa;
…………………………………
E mi teneva
(oh mio sogno lontano!)
mia madre per mano.
E nella tepida
chiesa, che incanto!
Fra lumi e un denso
profumo d’incenso
e suono d’organo
e voci di canto,
ecco il Presepe
con Te, Bambino.
Ricordi sparsi ma che evidentemente fanno parte della nostra tradizione…e infatti il presepe addirittura risale alla notte di Natale del 1223 a Greccio (Chieti) quando San Francesco, dopo un viaggio in Terra Santa, chiese al nobile Giovanni di trovare una grotta e una mangiatoia (in latino “praesepium”) usando animali e persone vere per dare origine alla tradizione del presepe vivente. E ancor oggi in quei luoghi del Greccio si tiene quella rievocazione. E non solo nei luoghi del Greccio.
Della continuità della tradizione dei festeggiamenti natalizi ce ne parla un borghigiano, Mons. Carlo Celso Calzolai : “Dal diario dell’autore di questo libro (Borgo San Lorenzo nel Mugello ed.LEF 1974) steso molti anni orsono, quando, ancora giovinetto, viveva a Borgo San Lorenzo. Gli appunti non hanno alcuna pretesa letteraria”
Novene di Natale – “Ci sono a tutte le ore. In tutte le chiese del paese. Dalle Monache, il cappuccino intona e rispondono dall’alto delle grate le Suore. La voce sembra venire dal Paradiso. Suonano l’organo.
In cappella giunge il profumo dei biscotti che le Monache fanno a pagamento. Le Monache fanno anche i Gesù Bambino di cera: li mettono nelle campane di vetro, in mezzo ai fiori e alle pecorine.
Natale – La vigilia di Natale tutti mangiano di magro, Si sente dire: “Chi non rispetta la vigilia di Natale, corpo di lupo e anima di cane”. Si preparano i cappellotti.
In ogni madia c’è un ciambellone ed in ogni vetrina un panforte, Senza di questi non sarebbe Natale. Dalle nove suonano continuamente per le Messe di notte. Tutte le chiese restano chiuse, soltanto la pieve è aperta e illuminata.
Gesù Bambino è già sull’altare, coperto da un fazzoletto bianco.
Al Gloria il Nicci lo toglierà e Gesù verrà a sorriderci a tutti.
I confratelli delle compagnie cantano il Mattutino,
Beppe Vigiani governatore dei Rossi legge le profezie. Il Rinaldelli, capo degli Azzurri, intona il Te Deum. Spetta al priore di Olmi cantare la Messa. Alla fine, il Pievano porta un Gesù in culla nel presepio. Prima lo dà a baciare. Molte donne piangono. Tutti cantano: “Tu scendi dalle stelle…”
Le stelle stanotte sono più lucenti, ma il cielo minaccia la neve, E’ tanto bello il Natale bianco!
E oggi? La devozione langue, le feste religiose dividono, specialmente il Natale e, soprattutto, la Pasqua. I segni religiosi esteriori disturbano, a cominciare dal Crocifisso nelle scuole (nonostante quella stupenda difesa che del Cristo fece la scrittrice ebrea e comunista Natalia Ginzburg)… il presepio poi “non è inclusivo”, divide …oggi non ci sono più soltanto i cristiani ma anche molti musulmani: eppure proprio l’altra sera un gruppo di genitori musulmani, intervistati davanti a una scuola toscana, sul fatto che una maestra aveva vietato di disegnare Gesù Bambino “per non offendere i musulmani” si dichiararono contrari: noi siamo favorevoli al Presepio, pur essendo di religione diversa consideriamo Gesù un grande profeta e Maria una Vergine virtuosa.

Nel mio paese anche le luminarie non hanno più immagini che possano ricordare il Natale cattolico, perfino le stelle (che potrebbero far pensare alla fatidica cometa) sono state abolite e …pubblicamente non si trova un presepio: fa eccezione in piazza Martiri della Libertà un bel presepio che, ogni anno, da molti anni ormai, il dottor Manfredo Manfriani con tutta la sua famiglia, allestisce con amore e la gente lo guarda e commenta con favore questa bella iniziativa. Io me lo godo la sera, tutto illuminato, dalla finestra di casa mia al quinto piano…

Incredibile : non ho visto presepi nei paesi del Mugello ma l’altra sera – come fare a non ricordarlo? – proprio nella piazza di San Godenzo campeggia un bel presepio stilizzato. Come fare a non dire bravo al Sindaco?
Ma sarebbe sciocco disperare: ogni anno nostro Signore nasce nel cuore della gente, specialmente nel cuore dei puri, dei bambini, in quello delle mamme e dei padri…ancora la Sacra Famiglia (Maria, Giuseppe e il Divin Bambino) campeggia a capo del letto degli sposi. Perché questo Bambino è venuto a portarci la vita. E a portarcela in abbondanza, facendosi: “povero perché noi diventassimo ricchi (di amor di Dio e di virtù). Volle farsi bimbo, perché tu possa pienamente diventare uomo; fu avvolto in fasce – scrive P. Pierluca – perché tu venissi sciolto dai legami della morte; nacque in una mangiatoia per porre te nelle dimore celesti; discese in terra per elevare te agli astri; non trovò posto nell’albergo perché tu potessi avere il tuo nella patria celeste”
E allora diventino presepi anche i nostri cuori.
Pucci Cipriani
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 Dicembre 2025


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