MUGELLO – In questo ultimo giorno del 2025, Bruno Confortini è andato a ricercare le notizie apparse su Il Messaggero del Mugello cent’anni fa.
“Buone Feste!” titolava il fondo del Messaggero del Mugello nel suo ultimo numero del 1925.
Dopo aver lodato l’operato del nuovo governo fascista nei vari campi della cosa pubblica, con il cuore finalmente “più calmo e più soddisfatto”, l’anonimo articolista chiude interessandosi allo stato di salute della Regina Margherita di Savoia che sembra in ripresa dalla sua malattia. La grandezza che ormai arride all’Italia si riverbera anche sulla salute della Regina Madre? Così pare a chi scrive: “Non è senza significato il segno della Provvidenza che ridà la salute e restituisce le forze a S. M. Regina Margherita – la prima sovrana nostra – essendo giusto che ella veda alta all’orizzonte la fortuna d’Italia, giacché la sognò nei giorni tristi, negli stessi giorni dell’atroce catastrofe del luglio 1900! (assassinio di Re Umberto, N.d.A.). ora vengono finalmente per l’Italia come per la Regina Martire i giorni migliori.”
Ma “i giorni migliori” furono così migliori… che il 4 gennaio del nuovo anno la Regina morì.
E sul Messaggero fu una profusione di articoli, di telegrammi di lutto, di condoglianze, di funzioni religiose in suffragio. Le “lacrime cadono davvero su questa carta” si legge in un articolo in prima pagina nel primo numero del 1926, dove si ricorda “la Grande Signora” che “forse s’è presa il riposo eterno perché il regno è finito e comincia l’impero e per questo le schiere giovani e forti sono chiamate alla dura fatica rinovellantesi come il giunco di Dante verso la perfezione. E nell’ultimo addio al sole la Regina bella vede già con gli occhi aperti sull’eternità il Principe Umberto guidare la nuova Primavera d’Italia verso le Grandi vie del Mondo.
Oltre la gonfia retorica, anche un po’ di prosaica cronaca spicciola sul settimanale mugellano tra la fine del 1925 e l’inizio del 1926.
Al Giotto di Borgo San Lorenzo va in scena “Il barbiere di Siviglia” di Rossini: il baritono Frosini sostiene bene la parte del protagonista, con voce “potente e gradevole”, la Rosina ha avuto voce “simpatica” e ben modulata, “spigliato” il cav. Foggi nella parte di Don Basilio, così così l’orchestra.
Tragica invece la fine di una innocentina a Scarperia affidata a una famiglia colonica: la piccola, giocando col berrettino caduto in una grossa bigoncia, vi affogò per riprenderlo.
E mentre a Ronta, Razzuolo e Panicaglia manca l’acqua e si invocano i lavori per l’acquedotto, sarà presto luce elettrica alla Madonna dei Tre Fiumi, con beneficio degli abitanti, dei numerosi villeggianti e della “vasta Pensione delle sorelle Vinci”; ma nota amaramente il corrispondente del Messaggero, “soltanto l’abbandonata e deserta sub-frazione che intercede tra Panicaglia e il Poggio (Salto compreso) rimane nelle tenebre e nell’oscurantismo… senza neanche un solo lampione a petrolio, in questo secolo di vibrante civiltà e di piena luce.”
Medico condotto che va, medico condotto che viene: Ronta perde il dott. Sanguinetti, Borgo lo acquista; “dispiacenti” gli uni, “lieti” gli altri. Il 1926 poteva iniziare.
Bruno Confortini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 31 dicembre 2025


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