MUGELLO – L’eccezionale mostra sull’opera di Beato Angelico in corso a Firenze (Palazzo Strozzi e Museo di San Marco), anche nella nostra zona ha risvegliato l’interesse popolare per questo grandissimo artista.
A dimostrarlo, le interessantissime e qualificate conferenze organizzate in vari paesi della provincia, compresi Vicchio e Borgo San Lorenzo, nonché le visite alla mostra fiorentina organizzate da associazioni culturali locali.

Intitolato all’Angelico, il museo comprensoriale di Arte Sacra di Vicchio al suo ingresso ha la statua in bronzo che lo raffigura, opera dello scultore Sergio Benvenuti, copia di un’analoga statua eseguita dello stesso per la Chiesa fiorentina di San Marco. Un’altra scultura, stavolta in legno, dedicata al domenicano, si trova a Vicchio, all’inizio della strada sterrata che porta alla casa del Beato, in località Moriano. Opera suggestiva dagli echi bruegheliani risalente al 2008 e facente parte dei “Percorsi d’Arte” del Comune di Vicchio (sindaco Bolognesi, assessore alla cultura Martin), dell’eccellente Luca Mommarelli, scultore del legno. Ritrae il grande artista passeggiare nei luoghi della sua infanzia col fratello Benedetto, anche lui domenicano e buon miniaturista. Il corpo de “I Frati” – questo il titolo dell’opera alta oltre 2 metri – è realizzato con doghe di botte di castagno intagliate, mentre le teste sono due enormi sferoblasti (protuberanze che si trovano alla base dei castagni più antichi e che altro non sono che rami non sviluppati).
Notevoli tributi al grande artista, ma recenti. Perché a Vicchio, suo paese di origine, si è dovuto aspettare così tanto? Giotto, altro fenomeno d’artista, ebbe già nel 1901 il suo bel monumento, che ancor oggi troneggia nella Piazza del paese…
In verità in quei primi anni del 1900, dopo che il monumento a Giotto era cosa fatta (grazie soprattutto al carisma di Carducci), si pensò a fare cosa uguale. E si partì alla grande, in pompa magna. E che nomi si fecero promotori e garanti dell’impresa! Nientepopodimenoché due Papi (Leone XIII e poi Pio X) e Cardinali e Vescovi di tutta la Toscana; autorità civili e nobiltà mugellana, patrizi e gran signori. Tutti a lodare l’arte divina del Beato Angelico, a chiedere soldi con circolari spedite a mezza Europa, a formare Comitati con la miglior gente dei paesi mugellani, per raccogliere i fondi sufficienti per un monumento che lo celebrasse, sicuri del risultato.

Il Messaggero del Mugello reca traccia del nobile tentativo. Il 15 gennaio 1905 (“Per un monumento da erigersi al Beato Giovanni Angelico in Vicchio”) si costituiscono due Comitati (d’Onore e Esecutivo), sicuri delle “generose offerte” che non potevano non arrivare. Nei mesi successivi si dà conto di alcune elargizioni di famiglie nobili, tra cui il marchese Gerino Gerini, che dona 200 lire, pari – per capirne l’entità – a una ventina di bottiglie di un cognac pubblicizzato sulle pagine del medesimo settimanale (Messaggero del 12 novembre 1905)… Poco più. Così che dopo mesi dal lancio dell’impresa, si era più o meno al punto di partenza.
In un articolo del corrispondente da Vicchio de “Il Vero Operaio. Periodico cattolico settimanale” (Borgo San Lorenzo, 7 dicembre 1906), si legge: “A causa della morte di alcuni insigni personaggi, facenti parte del Comitato esecutivo per la erezione di un monumento al Beato Angelico qua vicino a quello di Giotto, l’attività dei membri formanti il Comitato stesso era andata un poco rallentandosi; ma oggi siamo in grado di poter assicurare che quanto prima saranno ripresi gli accordi necessari perché questo monumento sia un fatto compiuto.”
Non andò così, e il monumento al Beato Angelico “quà vicino a quello di Giotto” a Vicchio non fu mai eretto, non c’è. Visti i nobilissimi propositi e gli altrettanto nobili e munifici proponenti, dobbiamo meravigliarci del clamoroso insuccesso? Forse no, se consideriamo l’istinto rapace dei notabili mugellani dell’epoca, più abituati a prendere che a dare (mezzadria docet…).
Bruno Confortini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 Dicembre 2025


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