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Home»Copertina»Vicchio “terra nuova” fiorentina? Macché, c’era già un castello
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Vicchio “terra nuova” fiorentina? Macché, c’era già un castello

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VICCHIO – La mia eccessiva e fin troppo campanilistica battaglia per dimostrare che in Mugello tanti secoli fa e s’era “avanti” su molti aspetti continua. A Firenze, non paghi di averci sgraffignato Ambrogiotto da Vespignano rinomandolo Giotto da Firenze, Guido di Pietro da Rupecanina (il Beato Angelico) rinomandolo Fra Giovanni da Fiesole e via di questo passo, affermano sicuri: “Firenze fondò in Mugello le Terre Nuove” come a dire, arrivammo a portare un po’ di civiltà in quelle lande desolate. E dire che in tanti ci hanno pure creduto. Scherzi a parte, per essere storicamente corretti va precisato che invece qui erano già stati scritti diversi capitoli secolari, anche senza Firenze che crebbe grazie al contributo umano e materiale del CONTADO, non solo mugellano. In un precedente articolo per Il Filo ho raccontato come la nascita di Scarperia, documenti alla mano, debba essere anticipata di almeno un secolo; il luogo aveva già da tempo quel nome che i fiorentini vollero mutare, senza riuscirci, in Castel San Barnaba. Lì prima che Firenze facesse la fortificazione (molto a rilento) c’era un villaggio, si faceva il mercatale, si riscuoteva il pedaggio. Ebbene, cari amici, non tutti sanno che anche a Vicchio successe più o meno la stessa cosa anzi, lì addirittura c’era già perfino un castello, figurate un po’ voi! Ma andiamo per ordine.

Se Scarperia, Borgo e Firenzuola furono ideate in funzione anti-ubaldina, la fortificazione di Vicchio fu ideata in funzione anti-Guidi per contrastare la potenza della rocca d’Ampinana. Vicino al castello esisteva da tempo un passaggio sulla Sieve, il Ponte di Montesassi, l’odierno Ponte a Vicchio. L’opera a fine Duecento fu fatta in muratura dal Comune ma, mentre si faceva l’inaugurazione in pompa magna, l’arco di mezzo cedette precipitando di schianto nell’acqua! Subito iniziò una violenta lite tra i costruttori che s’incolpavano a vicenda e, per stabilire chi aveva ragione, decisero di darsele di santa ragione con dei robusti e nodosi bastoni! I mugellani presenti sogghignarono soddisfatti pensando in cuor loro che era meglio quando il ponte era di legno!

Osservò un critico francese nel 1907 che il ponte sulla Sieve ebbe maggior importanza del castello:  “Il luogo scelto (per il castello) era posto a due leghe da Ampinana e più vicino al fondo della valle, presso una piccola rocca antica dei Guidi, detta Rostolena, ed era particolarmente propizio per difendere il passaggio della Sieve. Prima che Vicchio avesse una cerchia di mura, una “terra murata”, come dicevano i Fiorentini, vi era stato costruito un ponte, … (omissis)…quando per la caduta di Ampinana divenne più evidente l’utilità del ponte, ci volle una fortezza per difenderlo; e prima del castello guerresco di Vicchio esisteva il ponte di Vicchio che era un ponte di guerra.”. Ora aggiungerò qualcosa, perché non solo esisteva da tempo un ponte di legno rifatto continuamente per via delle piene, ma c’era già il primo nucleo urbano dell’antica Vico (Vicchio) sul poggetto sovrastante, un gruppo di case tutte appiccicate che sorgeva in bella vista fin dal XII secolo, se non prima. Maria Elena Cortese nel suo “Signori, castelli, città l’aristocrazia del territorio fiorentino tra X e XII secolo” cita un documento del luglio 1044 dell’archivio Diplomatico– Luco in merito a una cessione in Vicchio da parte di un certo Giovanni di Tazzo. Fate un po’ voi, si tratta di una data antichissima. E, se questo documento può essere discusso, molto più affidabile è invece per me un altro dell’1/1/1218 conservato nel Diplomatico Badia di Firenze che parla del servizio di portinaio prestato da un colono per conto della Badia. L’ordine era: “aliquando murare murum castri de Vicchio.. facere guardia de nocte custodendo castrum cum erat opportunum”.

E, se c’era un portinaio, c’era anche un portone e, dico io, se c’era un portone c’erano anche mura di recinzione della corte, che diamine! Dunque, ora sappiamo che ben un secolo prima delle Terre Nuove esisteva a Vicchio un castrum con un portinarius addetto, il quale al calar della sera chiudeva i battenti e magari si cucinava un bel paio d’uova al tegamino mentre faceva la guardia. Perciò, quando Firenze decise di fortificare Vicchio non lo fece in una landa desolata, ma trovò qui un bel castello appartenente alla Badia fiorentina, e pure l’attento e devoto portinaio. Ma allora, nel 1324 Firenze cosa fece? Potenziò la fortificazione creando le imponenti porte d’accesso custodite, ovviamente, da altri portinarius “professionisti” che mandarono in pensione i portinai-contadini. E pure le uova al tegamino. 

Fabrizio Scheggi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 novembre 2022

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2 commenti

  1. Pingback: Il Filo – Il portale della Cultura del Mugello » Il castello che non c’era. Le origini di Vicchio di Mugello tra Immaginazione e Storia

  2. Giovanni Palagi on Marzo 22, 2026 12:47 am

    Sig. Scheggi, ci risono, Architetto Giovanni Palagi 80enne…per scriverle che concordo col suo pensiero: anche Dante se la prese coi “contadini” (Paradiso – Cacciaguida) e (Semifonte fatti in là che Firenze si fa città), come me che sono nato in Val d’Ema. Tuttavia messa così è un po’ troppo semplificata. E’ la vecchia faccenda del “padrone” e del “contadino” . Ho scoperto nelle mie ricerche genealogiche, che, razzola razzola, i miei remoti ascendenti potrebbero essere addirittura i Cattani di Combiate cioè i Figuineldi. Certamente lo sono stati i Del Palagio, del Gonfalone Vaio, Sestiere di San Pier Maggiore e poi Quartiere Duomo, che furono lanaioli e che ebbero case alla Porta di Balla (angolo Servi/Bufalini) ove costruirono il Palagio di famiglia nel 1310. Che erano stati prima Aghinetti “popolani” (libro di Montaperti) e ancor prima Figuineldi, che furono “Magnati”.
    Così anche noi Palagi/del Palagio/Aghinetti/FIghineldi, abbiamo “fatto” un pò di Firenze.
    Cordialmente

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