
BORGO SAN LORENZO – Sabato 7 Marzo alle 10.00 all’auditorium della scuola media “Giovanni della Casa”, a Borgo San Lorenzo, si terrà la presentazione del libro “Lorenzo Milani. Uomo e prete” di Edoardo Martinelli.
La mattinata è organizzata dell’istituzione “Centro di documentazione Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana” e dal Comune di Vicchio, e parteciperanno ai lavori il presidente dell’istitutzione Antonio Foti Valente, l’assessore alla cultura del Comune di Borgo San Lorenzo Silvia Notaro, e il sindaco di Vicchio Francesco Tagliaferri. L’incontro avrà come moderatore Andrea Costi, esperto di sostenibilità ambientale e del lavoro.
In vista di questa occasione pubblichiamo una riflessione di Marisa Mazzoni e una di Edoardo Martinelli:
Don Lorenzo Milani, mandato nel dicembre del 1954 in una piccola frazione del comune di Vicchio, come parroco di una comunità di contadini, vivrà nella canonica di Sant’Andrea a Barbiana, in vetta al monte Giovi, fino al 25 aprile del 1967, giorno della chiusura della scuola. Morirà a casa della madre due mesi dopo.
In seguito alla morte del Priore, alcuni suoi allievi (Michele, Francuccio e Edoardo) lasciarono Barbiana per venire a vivere a Calenzano, dove io abitavo. Qui ho conosciuto Edoardo. La mia casa era diventata un punto di riferimento per tanti giovani del posto, i quali mi coinvolsero a partecipare alle riunioni della Scuola Popolare, tenuta in vita dagli allievi di don Lorenzo fin dai tempi di San Donato. Alla scuola serale, da loro organizzata, ho insegnato francese. Un’esperienza culturale e affettiva che mi è rimasta sempre addosso.Oggi abbiamo un insegnante della scuola di Barbiana, avanti con i tempi e valido in campo educativo: Edoardo Martinelli, il quale ha trascorso 40 anni della sua vita a reinterpretare la didattica attiva, per poterla applicare in questa difficile “epoca della tecnica”, come lui la definisce, e io aggiungerei: “dell’intelligenza artificiale”.
I due libri ai quali Edoardo fa riferimento, nella sua testimonianza, sono: “LORENZO MILANI: Uomo e Prete” e “LORENZO MILANI – Pedagogia dell’aderenza e del riconoscimento”.
Nell’introduzione del primo testo, si legge: “La capacità di guardare lontano non è dovuta alla nostra vista, ma a quella circostanza favorevole che ci ha dato l’opportunità di sedere sulle spalle di un gigante”.
Scopo del libro è quello di liberare il Priore di Barbiana da ogni mistificazione e restituirlo ai partecipanti ricco di quell’umanità che trascende la materialità e la banalità della vita quotidiana, accecata, come lui insegnava, “dalle mode e dal consumismo del nostro tempo”.
L’iniziativa di questo incontro è dovuta all’Istituzione comunale “Centro di documentazione Don Lorenzo Milani e Scuola di Barrbiana”, il cui presidente, Antonio Foti Valente, tirerà le conclusioni, mentre l’assessore alla cultura del comune di Borgo, Silvia Notaro, e il sindaco di Vicchio, Francesco Tagliaferri, apriranno i lavori con un saluto e una riflessione. L’incontro avrà come moderatore Andrea Costi, esperto di sostenibilità ambientale e del lavoro.
Marisa MazzoniHo incontrato Lorenzo Milani nell’estate del 1964, quando la scuola di Barbiana era completamente immersa nel dibattito che precederà la riforma della Scuola Media. Sono gli anni del rapporto stretto con il Movimento di Cooperazione Educativa. Gli aspetti innovativi della riforma furono riflettuti, oltre che con noi ragazzi e gli abitanti della nostra comunità, con figure significative quali Aldo Capitini, il dirigente scolastico di zona Virgilio Zangrilli, l’amico giornalista Giorgio Pecorini, il prof. Agostino Ammannati e il maestro Mario Lodi. È, inoltre, il mio, il periodo (64-67) più ricco della didattica milaniana, quello che si lega alle grandi scritture collettive: ai giudici e alla professoressa. Tengo a precisare che quella di Barbiana era una scuola pubblica, non statale, e autogestita. Era frequentata da ragazzi impossibilitati ad andare alla scuola di paese o persi nel disagio scolastico, dovuto all’analfabetismo dilagante nelle famiglie di estrazione operaia e contadina. Di questo periodo parlerò in modo approfondito nel dialogo con l’amico Simone Provenzano, mettendo a fuoco i nuclei fondanti la didattica attiva del Priore di Barbiana. Una metodologia che, partendo dal contesto di realtà dell’allievo, lo conduceva al raggiungimento degli obiettivi curricolari, con una pianificazione e verifica non elaborate a monte, ma costruite in itinere, attraverso un apprendimento di tipo cooperativo. Le tecniche acquisite dal nostro Maestro, e messe in atto a partire dalla scuola popolare di San Donato, erano talmente “attive” da trasformare l’allievo in un vero protagonista del proprio apprendimento. Sempre a Calenzano aveva sperimentato la scrittura collettiva con i bambini delle scuole elementari, realizzando il famoso “Vangelino Storico”.
Partendo dagli elementi occasionali, scaturiti nella comunità o estrapolati dalla lettura quotidiana dei giornali, che facevamo tutti i pomeriggi, Lorenzo conduceva il suo gruppo classe a riflettere ed approfondire, per mezzo di una ricerca-azione, le tematiche affrontate, utilizzando come supporto l’Enciclopedia Treccani, gli atlanti geografici e storici e, ritenendo fondamentale individuare l’etimo di oggi parola sconosciuta, anche i vocabolari. Questi strumenti, disposti a ferro di cavallo, circondavano i tavoli dove si leggeva e si scriveva insieme.
Con l’arrivo di Lorenzo, la parrocchia di Sant’Andrea a Barbiana si trasformò radicalmente. La sua scuola costruì la strada, l’acquedotto, i laboratori di falegnameria, di officina e di fotografia. C’erano anche gli strumenti audiovisivi: registratori, cinepresa e cineproiettore. Era un vero e proprio centro editoriale, dove il momento della fruizione dello strumento didattico coincideva, spesso, con il tempo e il luogo dove lo si produceva, creando una completa integrazione tra scuola, vita e lavoro.
Per il nostro Priore, il riavvicinamento dell’uomo al sacro avveniva nella piena autonomia del soggetto e non attraverso il suo indottrinamento. Ecco perché, in lui, non c’è mai stato conflitto tra fede e ragione, tra il suo essere prete e maestro laico.
Barbiana, per quanto sembri possibile annoverarla tra le punizioni da lui subite, fu in realtà una scelta, una cesura consapevole col passato borghese e materialista, compromesso, per interessi economici, con la dittatura fascista. Un cammino che dalla conversione lo condurrà diritto alla fede e poi alla santità.
Termino scrivendo la frase che conclude il primo capitolo del mio libro “LORENZO MILANI: uomo e prete: “I ricordi, che in modo caotico affiorano alla mia memoria, si legano non solo ai fatti concreti, realmente accaduti, ma soprattutto a quelle istanze interiori, che, nell’intero arco della vita, mi hanno alimentato nel fare anima”.
Lo stato di grazia, dentro il quale il Priore accompagnava noi allievi, era il luogo dove il Bene e il Male non venivano separati rigidamente in una logica di giudizio, ma si incontravano, esprimendo punti di vista diversi, suscettibili di cambiare nel tempo. L’amore, che da questa dialettica scaturiva, non creava solo regole, ma trasformava, in un comune accordo, il nosttro agire e il nostro essere cristiani.
Edoardo Martinelli

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 Febbraio 2026


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