SCARPERIA (Propositura dei Santi Jacopo e Filippo) – All’interno della cappella di sinistra della tribuna, si trova un interessante tabernacolo in marmo, la cui esecuzione è assegnata a Domenico Rosselli, scultore di origine pistoiese, attivo anche a Firenze e nel palazzo ducale di Urbino. Si tratta di un arredo liturgico destinato a conservare l’Eucaristia e appartenente ad una tipologia molto diffusa in ambiente fiorentino nel XV secolo e frequentata da tutti i maggiori scultori del tempo, da Donatello a Desiderio da Settignano a Mino da Fiesole. Questo tabernacolo, riferibile alla metà del Quattrocento, appare opera molto raffinata nella esecuzione e…
Autore: RedFilo Cultura
AUDIOGUIDA (attendere il caricamento) SCARPERIA (Propositura dei Santi Jacopo e Filippo) – Procedendo lungo la parete sinistra, si incontra un secondo altare in pietra, dalle linee architettoniche simili al precedente, sul quale campeggiano due stemmi riferibili alla famiglia Landi, alla quale apparteneva il frate agostiniano che, secondo l’iscrizione apposta in basso, aveva donato l’altare stesso nel 1727. Il dipinto che vi si osserva, evidentemente non pertinente all’altare e la cui originaria collocazione è al momento ignota, raffigura l’Annunciazione ed è raffinata opera di Giovanni Balducci detto il Cosci, attivo tra la seconda metà del Cinquecento ed i primi decenni del…
SCARPERIA (Propositura dei Santi Jacopo e Filippo) – Il primo altare della parete sinistra, monumentale esempio di manufatto lapideo composto da due grandi colonne con capitelli compositi che sostengono un’architrave modanata con la scritta “Oportebat pati Christum” (“Era necessario che Cristo soffrisse”). Sulle basi delle colonne si trovano due stemmi forse riferibili alla famiglia Lorenzi. Al centro del pannello inferiore è murato uno stemma marmoreo della famiglia Medici, con triregno e chiavi di San Pietro. Il rilievo, con tutta probabilità non pertinente all’altare, allude al pur breve periodo (23 giugno -novembre 1490) in cui fu rettore della chiesa dei Santi…
SCARPERIA (Propositura dei Santi Jacopo e Filippo) – Collocata in un vano della parete sinistra della chiesa è una frammento di balaustra, realizzata coi pezzi provenienti da quella che delimitava il presbiterio, almeno fino agli anni sessanta del Novecento, quando, evidentemente, fu rimossa. Si tratta comunque, di un elegante esempio di arredo liturgico di gusto pienamente settecentesco.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 Marzo 2025
BORGO SAN LORENZO – Questa tela (pieve di San Lorenzo), con l’arcangelo Michele rivestico con un’armatura classicheggiante nell’atto di schiacciare Satana sotto i suoi piedi, è opera del pittore locale Pietro Paolo Colli, attivo tra il Sette e l’Ottocento. Lo stile è chiaramente riconducibile agli inizi dell’Ottocento per l’intonazione ancora classicheggiante unita ad un certo pathos che sembra già risentire degli umori del secolo del romanticismo.
BORGO SAN LORENZO – Collocata significativamente sullo stesso pilastro della Madonna giottesca (articolo qui) nella pieve di San Lorenzo (articolo qui), questa piccola tavola centinata, pannello centrale di un polittico smembrato e del quale sono stati identificati gli sportelli laterali, conservati in musei stranieri, (in verità, solo uno è conservato, mentre gli altri tre andarono distrutti nel 1913) raffigura la Madonna col Bambino, nello stesso atteggiamento che si intravede nella tavola di Giotto; ma con quale diverso esito: la figura della Vergine, dal volto dolcissimo e dal sorriso quasi compiaciuto, molto diverso dalla severità malinconica, presaga del destino del Figlio…
BORGO SAN LORENZO – Questa opera (pieve di San Lorenzo), di notevole qualità espressiva, è l’unica opera nota (è firmata e datata) del pittore Cesare Veli, che la eseguì nel 1591 su commissione della famiglia Cocchi. Il dipinto risente con chiarezza della lezione tardomanierista, per le forme taglienti ed i colori splendenti e freddi, per i riferimenti alla pittura del nord Europa, ma deriva dall’importante modello che fra’ Bartolomeo aveva eseguito agli inizi del Cinquecento (ora conservato alla Galleria Palatina a Firenze) e presenta una sensibile semplicità compositiva che deriva dal maestro del Veli, Santi di Tito.
BORGO SAN LORENZO – Il fonte battesimale lapideo (pieve di San Lorenzo), di forma poligonale, sembra risalire alla campagna di lavori eseguiti nel Cinquecento dal pievano Damiano Manti da Imola.
BORGO SAN LORENZO – L’affresco è collocato nella parte superiore di uno dei pilastri della navata destra (pieve di San Lorenzo). Forse la sua posizione ha ostacolato uno studio accurato dell’opera che appare decisamente di buona qualità. La composizione piramidale risente fortemente degli illustri modelli fiorentini del primo Cinquecento, come quelli di Andrea del Sarto, tuttavia la spigliatezza della pennellata, unita ad un disegno estremamente accurato e sicuro, hanno indotto ad orientare la ricerca del suo autore in Francesco Granacci o Giuliano Bugiardini.

