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Home»Interviste»A PORTE CHIUSE – Giovanni Guidelli “La funzione del teatro? Produrre incertezze”
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A PORTE CHIUSE – Giovanni Guidelli “La funzione del teatro? Produrre incertezze”

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BORGO SAN LORENZO – L’attore toscano Giovanni Guidelli, che ha lavorato in teatro, televisione e cinema con opere come “La notte di San Lorenzo” e “Fiorile” dei Taviani o “Domani accadrà” di Daniele Lucchetti, racconta l’impatto della pandemia nel mondo della cultura che, mai come in questo periodo, ha subito un’enorme battuta di arresto. Quello che però possono fare gli artisti è interrogarsi su come andare avanti, cercare nuovi mezzi e nuovi temi. Forse non tutto quello che provoca questa situazione è negativo, potrebbe essere il là per un rinnovamento culturale.

Ultimamente lei ha recitato molto in teatro e uno dei suoi lavori è “Frankenstein”, ispirato al romanzo di Mary Shelley, in cui si riflette sul duplice potere della scienza che, se da un lato può produrre qualcosa di positivo, come i vaccini, dall’altro può generare armi di distruzione come la bomba atomica. Come si può rendere questa idea in teatro? L’opera di Mary Shelley è in sé una grande denuncia alla sua era: l’autrice non perdona il fatto che la scienza non si ponga questioni etiche. La critica non è rivolta alla creatura mostruosa, ma al dottor Frankenstein, che vuole sostituirsi al Creatore. Ci sono stati molti casi nella Storia in cui l’ambito scientifico è entrato in conflitto con quello etico, ad esempio penso all’esperimento della pecora Dolly. Oggi questo tema è molto sentito a causa della pandemia, che ci porta a scelte difficili. Un esempio è quello della chiusura dei teatri, che può portare ad una morte culturale. Ci dovremmo chiedere quanto tempo potremo resistere senza questi luoghi, che hanno in sé anche una funzione sociale ed educativa.

“Frankenstein” è un’opera che ci dà anche un’idea del mostruoso che per Victor Hugo era l’espressione completa della duplice natura dell’uomo: da un lato luce e dall’altro ombra. Recentemente in teatro si punta molto l’accento sulla fragilità e sulla pochezza umana; quali altri aspetti potrebbero essere presi in esame per rendere una lettura completa dell’umanità? Il mostro è una figura molto importante, perché ci fa capire quanto le ombre siano necessarie. Anche dal punto di vista grafico, per dare la terza dimensione serve l’ombra e così anche in un attore deve emergere, affinché abbia lo spessore. È fondamentale che venga fuori il punto debole dell’eroe. Per quanto riguarda la funzione del teatro, deve essere quella di guardarsi attorno: si deve parlare di questioni del nostro tempo. Uno dei nostri ultimi lavori è “L’impollinatore”, un thriller. Inizia con una discussione fra due persone, che sembra senza rilievo, ma poi l’oggetto diventano gli sconvolgimenti climatici. Questa pièce è una sfida, perché vuole mettere in crisi le convinzioni degli spettatori. Alla fine, questo deve essere il compito del teatro oggi: produrre degli interrogativi nel pubblico.

Un altro suo progetto è l’installazione “The Phantoms”, in cui si usa molto la tecnologia. Come può essere questa utile all’ambito teatrale, soprattutto in questo momento? Questo è un progetto che abbiamo fatto noi appartenenti all’Associazione Culturale Avatar. Dopo molti mesi di chiusura, ci sentivamo come fantasmi e quindi abbiamo pensato di realizzare qualcosa che avesse per protagonisti questi esseri. Queste figure mostruose apparivano, grazie ad una retroproiezione, all’interno di una cornice barocca appesa alla parete esterna del teatro dei Varii di Colle Val d’Elsa. Si trattava di personaggi settecenteschi legati al suddetto teatro colligiano, che parlavano della vita degli attori di quel tempo. È stato bello, soprattutto per i bambini, che si fermavano attoniti a guardarlo. Una cosa positiva di questo momento è il fatto che siamo portati a impegnarci, a cercare sempre nuove idee. Abbiamo infatti anche girato un cortometraggio, sulla figura di Farinata. Se il teatro ripartisse, vorremmo portare in scena un progetto chiamato “Le Veglie di Neri” di Renato Ficini, si tratta di quattro novelle particolari sul nostro territorio.

Lei è un attore delle nostre zone. Se pensa al Mugello, per quale opera questo territorio potrebbe essere una fonte di ispirazione? Noi abbiamo una grande fortuna a stare in Toscana, poiché questa terra ha molte tradizioni, che dobbiamo continuare a portare avanti. Da Dante in poi abbiamo un patrimonio culturale enorme e il nostro territorio ha ispirato continuamente gli artisti. Sarei onorato di portare a Vicchio o a Borgo San Lorenzo proprio “Le Veglie”, proprio perché è uno spettacolo vicino a questi luoghi.

Caterina Tortoli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 febbraio 2021

 

giovanni guidelli Interviste Mugello
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