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Giuseppe Maria Brocchi

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Giuseppe maria Brocchi

Nato a Firenze il 29 ottobre 1687 da Giona e da Diacinta Boddi, Giuseppe Maria Brocchi compì gli studi di umanità, filosofia e teologia nelle pubbliche scuole dei gesuiti a Firenze. Quindi, spinto da vocazione religiosa, entrò in seminario, ove studiò teologia morale sotto la guida di Federico Giannetti e fu ordinato sacerdote nel 1711. Continuò poi gli studi teologici con un altro valente maestro, Tommaso Rossi, laureandosi il 14 giugno 1713 e rivolgendo il suo interesse alle controversie di teologia morale. Nel 1716 ottenne la prioria di S. Maria ad Olmi, presso Borgo San Lorenzo, ove organizzò una pubblica accademia di teologia morale e scolastica; assidue cure dedicò anche alla chiesa, che abbellì di un nuovo altare dedicato a s. Giuseppe, le cui pitture furono eseguite da Niccolò Lapi. Nel 1723 l’arcivescovo di Firenze G. M. Martelli lo elesse rettore del seminario fiorentino, avendo apprezzato la dottrina dimostrata da lui in alcune opere teologiche pubblicate in quegli anni. Lasciata pertanto la prioria, il B. si trasferì a Firenze, ottenendo un canonicato nella metropolitana. Nel 1726 ricevette in eredità da Anna Maria Violante, vedova di Aldobrandino Cavalcanti, la rocca di Lutiano, che alcuni anni dopo (1730) trasformò in villa su suo disegno. Si dilettò, infatti, anche di architettura, coltivando, naturalmente senza profondità, interessi per la storia ecclesiastica, la geografia, la geometria, la musica e la poesia. Nel 1736 fu accolto con il nome di Allevato nella Società colombaria, quindi entrò a far parte dell’Accademia degli Apatisti e di quella Etrusca di Cortona; nel 1737 fu eletto decano del Collegio dei teologi dell’università fiorentina; ottenne in seguito l’onorificenza di protonotario apostolico e la carica di esaminatore sinodale di Firenze e Fiesole.

Nel reggere il seminario, al quale nel 1726 dettò le Costituzioni, fu merito particolare del B. l’aver promosso una maggiore serietà degli studi con l’istituzione di una cattedra di lingua toscana (1736) affidata a Domenico M. Manni, con l’introduzione, a sue spese, di un professore di grammatica e, in generale, con la scelta oculata degli insegnanti; nel 1739 fondò nel seminario l’Accademia degli Industriosi. Fra gli alunni del B. furono, con altri, P. F. Foggini, Bartolomeo Bianucci, Domenico Cantagalli, Lorenzo Mehus, Giuseppe Tanzini. Nel 1743 il B. si dimise dalla carica, non approvando le nuove direttive impartite dall’arcivescovo G. Incontri circa gli studi teologici: il B., infatti, era seguace del gesuita Busembaum e contrario al probabiliorismo. Ritiratosi nel 1744 nella casa paterna, il B. si trasferì poi dal 1748 alla pieve di S. Severo a Legri, dedicandosi ai suoi studi eruditi. Ivi morì l’8 giugno 1751 e fu sepolto nella chiesa di S. Maria ad Olmi. Lasciò i suoi manoscritti e gran parte della sua biblioteca al seminario fiorentino.

Gli orientamenti del B. a proposito della controversia morale sono facilmente deducibili dalla prima opera da lui pubblicata, che raccoglieva, con sostanziali modifiche ed aggiunte, gli scritti inediti del Giannetti (Theologiae moralis generalia principia quibus adnectuntur opuscola de fide, spe,et charitate, iuramento,blasphemia, voto et fama ex doctrina celebris iam doctoris F. Giannetti, ad publicam utilitatem eruta, ordinata, et aucta ab I. M. B., Lucae 1714). Individuati nell’eccessivo lassismo e nel rigorismo i pericoli principali per formare una retta coscienza, il B. si dichiara esplicitamente favorevole al benignismo e al probabilismo, seguendo l’autorità dei teologi gesuiti L. Molina, F. Suarez, T. Sanchez, P. Layman, S. de Moya, V. Figliucci e del domenicano D. Soto, ma soprattutto di S. Dechamps e O. Fabri. Diffidente nei riguardi delle coscienze scrupolose che erano prodotte, secondo lui, da un’eccessiva macerazione fisica, da superbia, da suggestioni diaboliche, da zelo immoderato, il B. nell’interpretazione dei “casi” presi in esame lascia un largo margine al possesso, alla libertà, alla benignità, sconfinando non di rado nel lassismo, come quando restringe la proibizione stabilita dal sinodo fiorentino del 1710 – ai confessori di assolvere le complici “in re venerea” alle situazioni in cui ciò sia occasione di nuovo peccato. Lo stesso atteggiamento, che dava ampio spazio a cavillazioni di natura giuridica più che a considerazioni puramente religiose, era mantenuo dal B., pur con una maggiore cautela, nel piccolo manuale De occasione proxima peccati et recidivis una cum remediis pro illorum cura a confessario adhibendis, Lucae 1718 (altre edizioni: ibid. 1736, Romae e Mediolani 1750). Rimase, invece, incompleta e inedita, forse per l’ondata di opposizione che da più parti si levò nel secondo quarto del sec. XVIII contro il casismo gesuitico, una Biblioteca morale, dal B. promessa fin dal 1714, che doveva raccogliere le sentenze di oltre duemila moralisti.

Notevole fu il contributo che il B. diede agli studi eruditi, in particolare all’agiografia, ricavando dall’insegnamento dei bollandisti un rigoroso scrupolo filologico che trasmise a molti dei suoi discepoli e che lo fece apprezzare dal Lami. Dopo alcune isolate prove (Ristretto della vita della gloriosa vergine santa Verdiana da Castel Fiorentino, Firenze 1735; Vita del beato Orlando de‘ Medici, ibid. 1737; Vita della ven. suor Anna Caterina Guasconi, ibid. 1738; Vita di s. Gherardo da Villamagna, ibid. 1738; Vita della ven. madre Maria Vittoria Domitilla Tarini, Firenze 1742) pubblicò il primo volume delle Vite de‘ santi e beati fiorentini, Firenze 1742, che impugnava tra l’altro la genealogia, comunemente accettata, di s. Antonino, suscitando la risposta polemica del domenicano Stefano M. Loddi. Degli altri tre volumi previsti, ne uscì postuma soltanto la seconda parte “in cui si tratta di que’ santi e beati che hanno ab inimemorabili il pubblico culto nelle loro reliquie ed immagini, quantunque d’essi non si faccia memoria nel martirologio romano, e non se ne celebri la festa con messa ed uffizio”, Firenze 1752. Di un certo interesse è anche la Descrizione della provincia del Mugello con la carta geografica del medesimo aggiuntavi un‘antica cronica della nobil famiglia da Lutiano creduta di consorteria delli Ubaldini già signori dell‘istesso Mugello, Firenze 1748 (ristampa anast., Bologna 1967), specialmente per le note che il B. appone al compendio di Stefano Rosselli di una cronaca scritta negli anni dal 1366 al 1408 da ser Lorenzo di Tano da Lutiano. Di dubbia attribuzione al B. sono le brevi Annotazioni al libro dato fuori dal sign. Iacopo Gattolini nel 1744 contro la vera storia di s. Romolo vescovo e protettore di Fiesole pubblicata già dal signor dott. Pier Francesco Foggini, s.n.t., comunque postume, che, appoggiando le tesi del Foggini condivise anche dal Lami e dal Bianucci, mettevano in dubbio che s. Romolo fosse stato discepolo di s. Pietro e martire, collocandolo invece nel IV o V secolo. Tra le altre fatiche del B. è da ricordare l’edizione del settimo volume delle Rime piacevoli (Lucca 1745) di G. B. Fagiuoli, a cui fu legato da schietta amicizia e che imitò garbatamente durante gli ozi trascorsi nella villa di Lutiano.

Testo tratto dal Dizionario Biografico Treccani


Baggiani, Lorella. Giuseppe Maria Brocchi (1687-1751) : sacerdote ed erudito del Settecento fiorentino e la Villa di Lutiano Vecchio in Mugello

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