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Home»Scienza e tecnica»“Mugello study”, i mugellani mangiano meglio e vivono di più. Lo dichiara uno studio
4 Mins Read Scienza e tecnica

“Mugello study”, i mugellani mangiano meglio e vivono di più. Lo dichiara uno studio

1 commento4 Mins Read
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MUGELLO – La dottoressa Simona Caiani, biologa nutrizionista di Vicchio, ha condotto, insieme ad altri nove professionisti, uno studio sul legame tra la dieta mediterranea ed il rischio di depressione in tarda età pubblicato anche sulla prestigiosa rivista “The Journal of Nutrition Health and Aging“.

Nasce, infatti, nel 2010 il “Mugello study”, voluto e coordinato dal professor Claudio Macchi, promosso e finanziato dal centro di riabilitazione di Firenze IRCCS della fondazione Don Gnocchi Onlus, in collaborazione con l’Università degli studi di Firenze e la Società della Salute del Mugello. Il 24 aprile del 2010 è stato presentato il progetto al teatro Giotto di Vicchio e già a maggio era partita la fase di arruolamento di persone ultranovantenni in quasi tutti i Comuni del Mugello.

“La scelta del Mugello non è casuale – spiega la dottoressa Caiani – infatti, in tutt’Italia la Toscana è la regione più longeva ed il Mugello è il territorio con il maggior numero di ultanovantenni e centenari, nel 2011 se ne contavano 730. Questo è molto importante perché significa che c’è un fattore, o più di uno, che ‘allunga’ la vita”.

Per questo sono stati selezionati molti pazienti in quel range di età. I medici ricercatori della fondazione, a quel punto, hanno raggiunto i pazienti li hanno sottoposti ad alcuni test e questionari e ad una visita geriatrica ad ampio raggio per la valutazione di numerosi fattori come il deterioramento cognitivo, disabilità, la depressione, la qualità del sonno e della vita, la forza, l’attività fisica la dieta e molti altri aspetti.

“Lo studio a cui ho partecipato – continua la dottoressa Caiani – ha preso in considerazione le abitudini alimentari e l’aderenza alla dieta mediterranea in relazione ai rischi di depressione. Abbiamo quindi analizzato 388 persone, 271 femmine e 117 maschi, con un’età media di circa 93 anni. Un’altra cosa importante è che non esiste, per nostra conoscenza, un altro studio che abbia preso in considerazione un campione così vasto di soggetti in età così avanzata”.

Da questo studio sono emerse differenze significative nell’abitudine sul consumo di cereali, frutta ed olio extravergine d’oliva, ovvero gli alimenti che caratterizzano maggiormente la dieta mediterranea. È risultato che chi segue quest’alimentazione è meno depresso.

“Infatti – continua la nutrizionista – la forte associazione tra l’assunzione di olio d’oliva ed il basso rischio di depressione, testata nel nostro studio, si spiega con la presenza di un alto contenuto di acidi grassi mono-insaturi presenti nell’olio. In particolare l’acido oleico, dal quale viene sintetizzato un composto organico chiamato ‘Oleamide’ che induce il sonno negli animali e viene studiato per i disturbi dell’umore e, di conseguenza, della depressione”.

Sembra, inoltre, che questa sostanza giochi un ruolo anche nel mantenimento delle proprietà fisico-chimiche di membrana grazie alla sua abilità di incrementare il legame della serotonina con i suoi ricettori, regolando il tono dell’umore, del sonno, della temperatura corporea, della sessualità, dell’empatia,  delle funzioni cognitive e della creatività.

“È importante ricordare però – specifica la Caiani – che l’EFSA, autorità europea per la sicurezza alimentare, sottolinea che l’effetto benefico dell’olio d’oliva si ottiene con l’assunzione giornaliera di 20 grammi di olio. Infatti, ne bastano due cucchiai per godere del suo effetto protettivo, più o meno la quantità concessa anche durante una dieta dimagrante”. Infine, il nostro campione ha indicato che i novantenni depressi consumavano meno frutta di chi aveva un umore più stabile. L’ipotesi più accettata è che l’effetto potenziale degli antiossidanti della frutta coinvolga la soppressione dell’infiammazione delle cellule neuronali e la promozione della cognizione, mentre le fibre dietetiche influenzano direttamente il microbiota intestinale che sembra possa modulare l’insorgenza di disturbi affettivi, stress e depressione”.

Irene De Vito
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 aprile 2018

dieta mediterranea Mugello Nutrizionista Simona Caiani Società della Salute Mugello studio Università degli studi di Firenze
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1 commento

  1. Sara on Aprile 19, 2018 4:02 pm

    Avrei cambiato il tempo verbale nel titolo: I mugellani ultranovantenni hanno mangiato meglio e vissuto di più.
    Rispetto a noi. Noi alle prese con cibo contaminato (tipo pesce al metilmercurio o pane al diserbante) e aria appestata da fumi e sostanze cancerogene di ogni genere. E chi ci arriva più a 90 anni! Forse,in verità, manco a 70! Ce lo dicono malattie e tumori. E ce lo dicono altri studi di Asl e Società della salute:

    http://www.ilfilo.net/la-sds-pubblica-il-profilo-di-salute-2017-il-numero-di-ricoveri-e-mortalita-in-mugello-sono-i-piu-alti-rispetto-tutta-la-regione-toscana/

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