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Home»Copertina»PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Che cos’è veramente l’organismo fungo? – Sesta parte
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PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Che cos’è veramente l’organismo fungo? – Sesta parte

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MUGELLO – In questa ultima parte sull’argomento “Che cosa è un fungo” accenniamo a due tra le principali Divisioni in cui viene ripartito il Regno Fungi (Basidiomycota e Ascomycota). Sarà data anche un’occhiata ad alcuni curiosi organismi simili ai funghi.

(6) Nelle puntate precedenti sono apparsi più volte i termini “Basidiomiceti” e “Ascomiceti”; nomi impiegati in senso più o meno intuitivo anche se vago. Qui occorrerà chiarire un poco la situazione… quanto meno per trovare le giuste connessioni tra tali termini e le varie specie (macroscopiche) che raccogliamo o di cui godiamo la visione nelle nostre “uscite a funghi”.

Così come per gli altri Regni, anche il Regno Fungi (le cui caratteristiche sono state accennate in una precedente puntata) nel corso degli ultimi decenni è stato più volte rivisto e revisionato, sia definendo e introducendovi nuove Divisioni sia, grazie a più approfonditi studi, spostandone altre. Attualmente, salvo più che probabili e future revisioni, le Divisioni in cui viene ripartito il Regno Fungi variano da 6 a 8, a seconda delle Scuole Micologiche di riferimento.

Tra le teorie più tradizionali, anche se probabilmente un po’ obsolete, il Regno Fungi comprende, in ordine alfabetico, le seguenti Divisioni: Ascomycota, Basidiomycota, Cryptomycota, Chytridiomycota, Glomeromycota, Zygomycota. Nomi che sicuramente lasceranno indifferenti molti degli appassionati fungaioli. Ma non ci sono problemi anche perché, casualmente avvantaggiati dall’ordine alfabetico, sono soltanto le prime due Divisioni che qui ci interessano (Ascomycota e Basidiomycota): infatti i cosiddetti macrofunghi, oggetto consueto delle nostre uscite nel bosco, vi rientrano totalmente.

Ciò che contraddistingue dal punto di vista squisitamente tassonomico Ascomycota da Basidiomycota non riguarda caratteristiche macroscopiche bensì microscopiche, tutto dipendendo dalle spore. Sintetizzando al massimo si potrebbe dire che negli Ascomycota le spore, durante il loro sviluppo e la loro maturazione, sono protette all’interno di particolari strutture e quindi non sono esposte all’aria. Mentre nei Basidiomycota le spore si sviluppano e maturano sempre rimanendo esposte all’esterno di particolari strutture. Ovviamente qui si parla di “oggetti microscopici” e quindi la “inoppugnabile” verifica di tale peculiarità non può che passare attraverso l’osservazione al microscopio.

Tuttavia, ma lo vedremo più avanti, le caratteristiche morfologiche di moltissime specie appartenenti a queste due grandi Divisioni sono spesso così evidenti da permetterne immediatamente la collocazione anche al primo sguardo.

Torniamo ora “al microscopio”…

(7) Basidiomycota. Divisione comprendente tutte le specie fungine in cui le spore vengono create all’esterno di una particolare struttura fertile dette basidio (parola derivante dal greco básis = base e dal suo diminutivo basèidion = piccola base).

Il basidio ha generalmente una forma a clava (ma non sempre) e al suo apice emergono piccole appendici (dette sterigmi) su cui avranno origine le spore (propriamente dette basidiospore). In genere gli sterigmi sono 4 (si parla in tal caso di basidi tetrasporici), ma esistono numerosi casi con solo 2 sterigmi (basidi bisporici); più rari altri casi con basidi monosporici e, considerati come eccezione, basidi trisporici oppure con più di 4 spore.

Il basidio può presentarsi monocellulare non settato (olobasidio) o pluricellulare e settato (fragmobasidio).

Lo sporoforo generato dai basidiomiceti è detto brevemente (e correttamente, in quanto non può dare adito a dubbi o a errate interpretazioni etimologiche) basidioma.

Qui di seguito un paio di foto, con relativo ingrandimento, in cui si possono osservare alcuni basidi che emergono dalla faccia delle lamelle.

Basidi _ Mycena sp.

Per apprezzare al meglio le varie tipologie e caratteristiche dei basidi occorre osservarli con il microscopio.

Ma non ho, di mio, alcuna foto rappresentativa delle caratteristiche microscopiche perché non ho mai fatto microscopia. Quindi, per chi vuole chiarirsi le idee con informazioni più dettagliate e approfondite o con illustrazioni esemplificative può cliccare sui vari nomi messi qui di seguito e riferiti ad opportuni vocaboli dell’Enciclopedia Illustrata dell’A.M.I.N.T.: basidio; basidioma; basidiospore; basidiolo; Basidiomycota; sterigma; Olobasidiomiceti; Fragmobasidiomiceti; fragmobasidio; holobasidio.

(8) Ascomycota. Termine derivante dalle parole greche: askós = otre, e mýkes = fungo; quindi, alla lettera: “fungo-otre”. Quindi è il cosiddetto asco (una sorta di “otre”) che contraddistingue questa Divisione. È la cellula fertile che contiene al suo interno le spore: di solito 4 oppure 8 spore – ma vi sono molte altre varianti – dette propriamente ascospore, per distinguerle dalle basidiospore tipiche dei Basidiomiceti. Le contiene e le protegge al suo interno per poi farle fuoriuscire tramite vari meccanismi.

Gli aschi nei casi più comuni sono paragonabili a una sorta di tubetto o baccello all’interno del quale maturano le spore. A maturazione avvenuta, le spore vengono espulse tramite un sistema dinamico-idraulico attraverso la sommità dell’asco che può presentarsi munita o meno di un piccolo coperchio (opercolo). In altri casi, come nelle specie ipogee quali, ad esempio, i Tuber (tartufi) gli aschi sono a forma di sacchetto e non vi è espulsione attiva delle spore: la loro diffusione avverrà a maturità per degrado o rottura del contenitore.

Lo sporoforo generato dagli ascomiceti è detto brevemente (e correttamente, in quanto non può dare adito a dubbi o a errate interpretazioni etimologiche) ascoma.

Per chi vuol capire meglio e vedere in concreto di cosa si sta parlando può cliccare sui vari nomi messi qui di seguito: asco; ascoma; ascospore; Ascomycota; opercolato.

Veniamo ora ai cosiddetti macrofunghi, cioè a quelli che incontriamo nelle nostre girate “a funghi”. Anche a prescindere dall’osservazione microscopica non è difficile (tranne casi particolari) stabilire se siamo di fronte a un Basidiomicete o a un Ascomicete.

(7.1) La Divisione Basidiomycota rappresenta un insieme di specie molto vasto ed eterogeneo. Secondo le più recenti stime vi fanno parte oltre 30.000 specie tra quelle conosciute, sia mono che pluricellulari. Senza entrare troppo nei dettagli, si può affermare che tra le numerosissime specie caratterizzate da basidi unicellulari e a forma di piccola clava (i cosiddetti Olobasidiomiceti) vi troviamo anche la maggior parte delle specie di interesse alimentare e tossicologico.

Ad esempio, vi troviamo le tantissime specie dalla classica morfologia “a gambo centrale sormontato da un cappello circolare” e cioè quasi tutte le specie rappresentative della maggior parte dei funghi che è facile incontrare nelle nostre uscite; vi rientrano, cioè, quasi tutte le specie con imenoforo a lamelle, a tubuli e pori, o con aculei. Impossibile anche pensare di fare un succinto elenco di tali famiglie o darne qualche esempio fotografico. Ne vediamo qui di seguito soltanto alcuni esempi (chi vuole approfondire l’argomento e visualizzare altre immagini può, al solito, cliccare sui nomi che seguiranno, scritti in rosso).

Con imenoforo a tubuli e pori: Boletaceae (Boletus, Xerocomus, Suillus, Leccinum, ecc.)

Con imenoforo a lamelle: Russulaceae (Russula, Lactarius, Lactifluus, ecc.)

Strophariaceae (Stropharia, Galerina, Hypholoma, Psilocybe, ecc.)

Agaricaceae (Agaricus, Clitocybe, Coprinus, Lepiota, Macrolepiota, ecc.);

E ancora: famiglie Cortinariaceae (Cortinarius, Hebeloma, ecc.); Amanitaceae (Amanita, Limacella, ecc.); Entolomataceae (Entoloma, Clitopilus, ecc.); Inocybaceae (Inocybe, Tubaria, ecc.); Mycenaceae (Mycena, Panellus, ecc.); Hygrophoraceae (Hygrophorus, Hygrocybe, ecc.); Tricholomataceae (Tricholoma, Armillaria, Lepista, ecc.);

Ma vi sono anche molte altre famiglie in cui la struttura “gambo e cappello” non è così evidente e simmetrica. Ad esempio le specie con imenoforo a pieghe o pliche, come i tipici “galletti”, le “trombette dei morti” o le “finferle”, della famiglia Cantharellaceae (Cantharellus, Craterellus, ecc.); oppure gli “orecchioni o geloni” e simili, famiglia Pleurotaceae (Pleurotus, Panus, ecc.); o con imenoforo munito di aculei, famiglia Hydnaceae (Hydnum); e ancora con imenoforo a tubuli e pori (sia rotondeggianti che labirintiformi) di una vastissima congrega di funghi soprattutto lignicoli come nelle famiglie Polyporaceae (Polyporus, Fomes, Trametes, ecc.); Fomitopsidaceae (Fomitopsis, Daedalea, Piptoporus, Laetiporus, ecc.); Ganodermataceae (Ganoderma); ecc.

Senza dimenticare i cosiddetti Gasteromiceti, un grande gruppo informale di specie fungine cha va dalle tradizionali “vesce” ai funghi a forma di stella marina, a quelli di forma fallica, ecc. Come le famiglie Lycoperdaceae (Lycoperdon, Calvatia, Bovista, ecc.); Geastreaceae (Geastrum, Myriostoma, ecc.); Astraeaceae (Astraeus); Phallaceae (Phallus, Mutinus, Clathrus, ecc.); ecc.


Tra le specie ipogee o semiipogee troviamo, ad esempio, la famiglia Sclerodermataceae (Scleroderma, Pisolithus, ecc.);

Così come rientrano tra i Basidiomiceti alcune specie dalle forme curiose e inaspettate; ad esempio: famiglia Nidulariaceae (Cyathus, Crucibulum) con specie dalla forma a canestrello; famiglia Gomphaceae (Gomphus, Ramaria, Clavariadelphus) con specie a forma di corallo come le tipiche “manine” o “ditole” o a forma di clava come le cosiddette “mazze d’Ercole”.

Con i basidi pluricellulari e settati (i cosiddetti Fragmobasidiomiceti) vi troviamo, per esempio, la famiglia Auriculariaceae (Auricularia, ecc.) o la famiglia Tremellaceae (Tremella, Pseudohydnum, ecc.).

(8.1) La Divisione Ascomycota rappresenta un vastissimo gruppo di funghi sia monocellulari che pluricellulari. Secondo recenti stime sembra che il numero di specie di Ascomiceti sia oltre il doppio rispetto a quello dei Basidiomiceti. Tra gli Ascomiceti troviamo un gran numero di specie importanti dal punto di vista sanitario-alimentare (basti pensare a tutti i cosiddetti “lieviti” o a quelli del genere Penicillium) ma anche pericolosamente patologici per piante o animali (uomo compreso). Vi abbiamo già accennato in alcuni dei precedenti articoli.

Nonostante il grandissimo numero di specie, tra gli Ascomiceti macroscopici se ne trovano assai pochi che vengono regolarmente ricercati e raccolti per il loro valore alimentare. Tra questi vi sono sicuramente le varie specie di spugnole o morchelle (sempre soggette a cottura prolungata prima di essere consumate) e, tra i funghi più pregiati in assoluto, i cosiddetti tartufi; ma il computo dei “buoni o ottimi commestibili” va poco oltre essendo la maggior parte degli Ascomiceti per lo più o tossici o senza alcun valore alimentare.

Viceversa gli Ascomiceti possono incuriosire i fungaioli sia per la loro bellezza che per le loro particolari morfologie o colorazioni. Le forme che aiutano a riconoscere “a prima vista” un Ascomicete sono quelle tipiche a “piccola scodella” (i cosiddetti discomiceti) più o meno regolare e con gambo totalmente assente o appena appena abbozzato.

Però anche le specie con un gambo evidente e ben strutturato sono di solito facilmente separabili dai Basidiomiceti per il cappello (che in questi Ascomiceti è detto mitra) che si può mostrare a “forma di sella singola o multipla”, più o meno ricco di circonvoluzioni simili a quelle di un cervello (mitra cerebriforme) o composto da una serie di fossette e incavi (alveoli) disposti accanto gli uni agli altri. Caratteristici e curiosi sono anche gli Ascomiceti che si sviluppano come “fruttificazione complessiva di periteci”.

Tra le innumerevoli famiglie di questa Divisione sono quindi da segnalare le seguenti, tutte epigee.

Morchellaceae (Morchella, Verpa, ecc.)

Sarcoscyphaceae (Sarcoscypha); Discinaceae (Gyromitra, Discina, ecc.)

Helvellaceae (Helvella)

Pyronemataceae (Pyronema, Aleuria, Scutellinia, Otidea, ecc.); ecc.

Mentre tipicamente ipogei, e la cui raccolta viene effettuata con l’aiuto di cani (o altri animali) addestrati a rilevarne l’odore, sono i famosi tartufi che appartengono alla famiglia delle Tuberaceae (Tuber, Choiromyces, ecc.).

(9) Terminiamo lo sguardo sul mondo dei funghi con alcuni raggruppamenti che, però, funghi non sono. O, meglio, erano considerati tali fino a una sessantina di anni fa ma poi sono stati “scorporati” e inseriti in vari e diversi raggruppamenti. Nella “scolastica” visione semplificata, risalente alle teorie del Whittaker (vedere in un precedente articolo), sono inseriti nell’ampio ed eterogeneo Regno Protista.

Si tratta dei cosiddetti “funghi mucillaginosi” o “Myxomyceti” (dal greco mýksa = muco); non rari da incontrare nelle nostre uscite nel bosco o nei prati e sempre assai interessanti da osservare.

Sono organismi eucarioti ed eterotrofi, di aspetto generalmente assai curioso; possono essere inseriti a metà strada tra gli animali (molti potrebbero ricordare le amebe per la modalità con cui si nutrono e, talvolta, “si muovono”) e i funghi (in quanto si riproducono tramite spore). Solitamente si incontrano o nella lettiera umida o su legno in disfacimento.

Sono organismi unicellulari anche se per la maggior parte del ciclo vitale le singole cellule si aggregano tra di loro andando a costituire una unica massa citoplasmatica, detta plasmodio, di consistenza fluida e più o meno appiccicosa (mucillaginosa). Il plasmodio si può quindi interpretare come unione di numerosissime cellule che, perdendo la parete divisoria esterna, si vanno a fondere in una “unica grande cellula” contenente un enorme numero di nuclei.

Trovando questi organismi durante la loro “fase di plasmodio” e intaccando appena la loro superficie, essi “si rompono” facilmente, lasciando fuoriuscire il fluido che contengono. A maturità, però, la fluidità scompare e il plasmodio si trasforma nel cosiddetto sporangio: praticamente diventa un piccolo involucro contenente una massa pulverulenta costituita dalle spore mature (e altri elementi sterili).

Vediamone alcuni più in dettaglio.

Tra i più comuni Myxomyceti che si possono incontrare nei boschi c’è la Fuligo septica; ubiquitaria e facilmente identificabile per la sua consistenza molliccia e quasi inconsistente (basta sfiorarla perché si disfaccia sotto le dita, con una sensazione simile a quella che si prova toccando la schiuma di un bagno-schiuma), e per il colore giallo o giallo-rossiccio. Cresce nelle stagioni più umide su materiale organico come legno più o meno guasto, foglie, pigne, muschi, erba, ecc. Continuando a crescere più o meno irregolarmente sul substrato su cui ha attecchito, dà in effetti la sensazione del movimento come competerebbe ad una ameba. Movimento di cui ci si può rendere conto controllando, a distanza di un giorno o due, di quanto si è spostata. Nel frattempo, durante questo suo “spostarsi” si nutre fagocitando (come potrebbe fare una ameba) parte del substrato, assorbendone poi i nutrienti.

Appartenente allo stesso genere ma bianca di colore è la Fuligo candida. Più frequente nei boschi di conifere dove ingloba per fagocitosi qualsiasi materiale organico presente, dall’erba, ai coni, alle ramaglie. Anch’essa cresce in particolare quando vi è molta umidità presente in habitat.

Di facile riconoscimento è il Lycogala epidendrum: morfologia rotondeggiante (come delle “palline”), colore da rosa a rosa-confetto da giovane (poi, a maturità, rosa-arancio e infine grigiastro), dimensioni con diametro da 5 a 15 millimetri, habitat su legno guasto di latifoglie e di conifere. Il suo plasmodio è di consistenza liquida-lattiginosa e di colore arancio inizialmente poi sempre più pulverulento e di colore brunastro dovuto alla maturazione delle spore. La superficie esterna che racchiude il plasmodio è costituita da una sorta di pellicola sottile più o meno granulosa. Bucando o intaccando le “palline” ancora immature (cioè nella “fase di plasmodio”) ne esce subito il plasmodio.

Curiosi sono i piccoli corpiccioli globosi di Trichia decipiens; si possono rintracciare spesso sul legno morto di conifere o di latifoglie durante le stagioni più umide. Muniti di un piccolo gambo che diventa più visibile nella “fase di sporangio”, allorché i piccoli bulbi si ingrinziscono e il plasmodio inizia a essiccarsi trasformandosi in polvere sporale.

Un altro bel Myxomycetes non raro da incontrare è la Tubulifera arachnoidea. Ha colore che va dal bianco-latte al bruno chiaro, fino al color salmone o porpora per diventare bruno-ruggine a maturazione delle spore. Il plasmodio è costituito da una “fruttificazione complessiva” di elementi cilindrici-ellissoidali di piccole dimensioni (alti fino a circa mezzo centimetro e di sezione dal diametro di circa mezzo millimetro) appressati l’un l’altro.

Complessivamente questo Myxomycetes può raggiungere e superare anche i 15 cm di diametro, coprendo discrete porzioni di legno guasto e marcescente, oppure foglie e lettiera.

Nel prossimo articolo parleremo, in generale, di alcuni odori caratteristici che possiamo riscontrare nei funghi.

Bibliografia dei testi consultati

(1) A.M.I.N.T., a cura di_ Tutto Funghi – Cercarli, riconoscerli, raccoglierli_ Giunti Editore, Firenze, 2015
(2) AUTORI VARI_ Parliamo di funghi (vol. 1) ecologia, morfologia, sistematica_ Giunta della Provincia Autonoma di Trento_ 2007
(3) PAPETTI, Carlo, CONSIGLIO, Giovanni, SIMONINI, Giampaolo_ Atlante fotografico dei Funghi d’Italia (Volume 1) _ Associazione Micologica Bresadola, Trento, 2008


Per recuperare le puntate precedenti

“Pillole di funghi”: la nuova rubrica curata da Alessandro Francolini

PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Il Genere Amanita

PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Qualche Amanita mugellana – prima parte 

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PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Che cos’è veramente l’organismo fungo? – Quarta parte

PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Che cos’è veramente l’organismo fungo? – Quinta parte

Alessandro Francolini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 15 febbraio 2026

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